Se ami tuo figlio rispetta il suo corpo: la sacralità del corpo dei bambini tra impotenza e potere personale. - Divenire Magazine

Se ami tuo figlio rispetta il suo corpo: la sacralità del corpo dei bambini tra impotenza e potere personale.

‘Posso abbracciarti?’, mi capita di chiedere ai miei bambini. ‘Perché glielo chiedi? Abbraccia e basta no?’, le risposte di qualche amica mamma. ‘Dammi un bacio. Se non mi dai un bacio non ti do la caramella’, dice qualche nonno, oppure: ‘Dai vieni a fare le coccole alla mamma e al papà altrimenti ci offendiamo eh?’, sono solo alcuni dei commenti che mi capita di sentire intorno a me. La tendenza a pensare che il bambino sia un oggetto di cui possiamo fare ciò che vogliamo e che in quanto tale debba essere al servizio del soddisfacimento dei nostri bisogni è piuttosto diffusa ed è qualcosa che osservo con sconcerto. La sensibilità dei bambini e il rispetto della sacralità del loro corpo non viene a volte tenuta sufficientemente in considerazione.

Certo, diverso è se il bambino, anche attraverso i segnali del corpo, il pianto o uno sguardo richiama il nostro abbraccio come quando ad esempio è stanco, si fa male o percepiamo con chiarezza il suo bisogno di coccole e presenza. Ma al di là di questi momenti può esserci a volte, negli adulti che si occupano di lui, una sorta di compulsione a soddisfare il proprio bisogno di contatto dimenticando che nella relazione si è in due!!!

Abbracciare in automatico, spostare il bambino di peso senza dirgli cosa stiamo facendo, invaderlo con un eccesso di contatto non desiderato o addirittura minacciarlo se non fa quello che noi vogliamo è un abuso di potere che calpesta la sua sensibilità e la percezione del suo potere personale.
Siamo certi di essere in una relazione rispettosa quando ci comportiamo in questo modo?

In un gruppo di terapia una partecipante dice: ‘ Quando Sara ha iniziato a piangere io ho sentito che dovevo abbracciarla, era un impulso irresistibile’.
‘Nel momento in cui ti precipiti senza sentire quali segnali arrivano dall’altra persona o senza domandare se lei è disponibile a ricevere il tuo abbraccio, senti di esserci davvero per l’altro o con l’altro?’, le chiedo.

‘Certo! più in relazione di così.’

‘Mmm, pare però che il bisogno di abbracciare sia tuo e finché non chiedi all’altro se lo desidera o meno non saprai se è reciproco…. e quindi è come se tu ti relazionassi solo con te e con il tuo impulso ad abbracciare senza tenere conto dell’altro! È un monologo e non un dialogo!’, la mia provocatoria restituzione. Questo stare in relazione in modo ‘automatico’ senza sentire davvero anche l’altro è ciò che facciamo non di rado anche con i bambini.

Tornando a loro quindi… se rispetti tuo figlio rispetta il suo corpo!

L’importanza della tenerezza nel contatto epidermico è essenziale ed è la radice dalla quale si struttura il legame di attaccamento madre bambino. Si tratta di un continuo dialogo fatto di messaggi corporei che, se dosati in modo equilibrato e sintonico con i bisogni del bambino, trasmettono un senso di serenità, amorevolezza, accettazione profonda e fiducia sia in se stessi che negli altri. A volte però succede che, accanto a madri, padri o più in generale figure di accudimento reticenti al contatto ( ad esempio per mancanza di tempo, paura dell’intimità, scarso contatto con se stesse/i) ce ne sono altre che strabordano in un eccesso di coccole, effusioni, contatti eccitatori e stimolanti che possono disturbare il bambino dandogli una quantità di stimolazioni che superano la sua capacità di tollerarle. Man mano poi il bambino piccolo cresce e interiorizza le sensazioni positive e appaganti acquisite dal contatto originario con la madre, ha sempre meno necessità di coccole e contatto fisico frequente. Può accadere però che la madre continui ad imporre una vicinanza fisica che è maggiore di quella necessaria e che faccia fatica a lasciarlo libero di sperimentare una graduale  distanza e autonomia, trattenendolo in una fusionalita’ poco salutare per lui. A questo punto, questa vicinanza intima non richiesta, potrebbe diventare per il piccolo un’abitudine priva di piacere e desiderio ma alla quale non riesce a sottrarsi e che ricerca a discapito di una sperimentazione più libera di se’. A volte è importante domandarci se sono realmente i nostri figli ad aver bisogno di noi o se, senza accorgercene, li ‘utilizziamo’ per soddisfare dei personali bisogni a discapito di una crescita serena e rispettosa delle loro necessità.

I nostri figli non sono di nostra proprietà e da come noi li trattiamo impareranno molte cose su se stessi e su come si sta in relazione con gli altri. Dunque infilare il cibo forzatamente in bocca, stringerli in soffocanti e non desiderati abbracci, chiedere contatto con il ricatto, non dargli mai la possibilità di scegliere nulla, obbligarli a sorridere quando sono tristi, punirli con violenza quando esprimono vitalità e gioia sono ingredienti devastanti che conducono alla formazione di un profondo senso di impotenza nel mondo interno del bambino e del futuro adulto che sarà. Pessimismo, rassegnazione, sensazione di non essere attori della propria vita ma di poterla solo subire saranno alcune delle conseguenze.

Quando i bambini sperimentano in modo costante la sensazione di subire delle situazioni da persone che hanno più potere di loro senza avere mai voce in capitolo, quando si sentono schiavi del desiderio di qualcun altro, quando sentono soffocata e spezzata la loro volontà in modo brutale (e credo sia evidente che non mi riferisco all’aspetto educativo necessario a mettere confini e dare regole assolutamente necessario) sviluppano un profondo senso di impotenza.

Saranno adulti quasi robotici, che non si sentiranno in grado di muoversi liberamente nel mondo, di esprimersi con pienezza, di andare verso i loro desideri perché spesso non li conoscono più, di trovare soluzioni, di sentirsi protagonisti nel determinare la proprio vita, legittimati a scegliere e non a subire, a dire la propria, a modificare le situazioni in cui non stanno bene, a mettere confini a dei soprusi, a lasciar andare persone tossiche per loro, a proteggersi dalle aggressioni avvolti in un pantano di rassegnazione e impotenza che recita: ‘Fate di me ciò che volete’.

Allora credete sia utile donare rispetto ai vostri figli?

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