Il Tempo e la terapia.

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Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.

 

Eugenio Montale

La “velocità” è una caratteristica fondamentale della nostra epoca.

In psicoterapia il tempo assume un valore fondamentale, sia per l’aspetto più pratico e concreto che riguarda la gestione degli incontri con un professionista, sia per la pazienza che si sviluppa rispetto alla risoluzione delle problematiche spesso nascoste nel nostro passato.

Generalizzando, si può descrivere il tempo come una suddivisione di passato, presente e futuro, e in questa tripartizione si possono ricondurre alcune forme di malessere che possono essere qui sintetizzate.Fossilizzarsi a vivere nel Passato può portare ad avere vissuti melanconici, dove i tratti depressivi impediscono di vivere con creatività ed immaginazione la nostra vita. Il tempo cronologico diviene l’unica unità di misura, che priva la nostra unicità di trovare espressione. Anche l’universo patologico rappresentato dal trauma può creare una frattura con la sensazione di continuità del tempo vissuto, generando una ripetitività ed una ricorsività di vissuti temporali passati che si continuano a vivere nel presente, provocando una sensazione di “stagnazione”.

Il Presente è un attimo che trascorrere al solo pensarci. Il tentativo di rallentarne il trascorrere è stato trattato in libri e film, molti dei quali di fantascienza. Ricordo in particolare “Ritorno al Futuro”, film cuore vitale della cultura pop degli anni ‘80, dove il Presente sfumava in un continuo alternarsi di viaggi fantascientifici tra futuro e passato, su una “macchina del tempo”. Il protagonista era sempre in preda ad uno stato “maniacale” che gli faceva vivere ogni aspetto del tempo come un “eterno presente”, senza più un passato od un futuro. La mania rappresenta uno stato in cui si tende a dare inizio a molteplici progetti contemporaneamente, senza portarne a termine alcuno, o comunque portandone a termine pochissimi rispetto alla quantità di iniziative intraprese. Il protagonista del film, si trovava come sradicato rispetto alle proprie origini, ed impaurito per il rischio di non poter avere più un futuro ricco dei progetti che aveva pensato nel suo “tempo”, storico, cronologico e qualitativo.

Vivere continuamente protesi nel Futuro, invece, può accelerare freneticamente il nostro rapporto con il desiderio, la speranza e la progettualità, recidendo il rapporto con gli aspetti qualitativi del tempo; l’ansia di portare a termine i nostri impegni, vissuti sempre di più come compiti da assolvere, può provocare un sentimento di intolleranza rispetto all’imprevedibilità della quotidianità, ed ogni imprevisto è vissuto come un impedimento e non più come una possibilità.

Una società frenetica che punta in particolar modo all’ottenimento del profitto, può portare implicitamente a squalificare i momenti di pausa e di riflessione, vissuti a volte come improduttivi e il nostro “correre” assume un valore anestetico rispetto alla necessità di “riempire” il quotidiano.

A ben pensarci la qualità più importante del tempo è la pazienza, che culla quasi con una “forza passiva” l’impalcatura della frenesia. La psicoterapia dona la possibilità di entrare in contatto con il proprio tempo così come viene vissuto e percepito, e non solamente misurato, come avviene nella quotidianità. Essa diviene un contenitore dove dar luce alle proprie esperienze trascorse e alle proprie speranze per il futuro, “sospendendo” per qualche momento il presente.

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