D’amore e di mito

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Sono canzoni poco consistenti
insomma canzoni come me che non faccio più ragionamenti
che voglio solo sensazioni solo sentimenti
e una tazzina di caffè
Canzoni che parlano d’amore
perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare?
Brunori Sas – Canzone contro la paura

La parola Mito deriva dal greco “mythos” e significa parola, ed indica un racconto, una narrazione.

In particolare esso ci porta ad una dimensione quasi favolistica, una narrazione tratta da un tempo antico, mancante di storia e a volte un tempo persino oscuro. Risultano tali i racconti mitologici sulla nascita degli dei e sui fenomeni della natura. Essi sono caratteristici di molte civiltà fin dalle proprie origini e ne sono uno specchio circa la concezione del mondo e della vita. I primi filosofi greci, come Platone, consideravano il mito un prodotto intellettuale inferiore a quella della logica, poiché rappresentava una realtà inventata e non la realtà stessa; risultava tuttavia efficace per preparare un percorso per giungere ad alcune verità difficili da raggiungere dalla sola razionalità.

Alcune divinità che nacquero grazie ai miti diventarono stelle, altre furono trasformate in piante ed alberi, altre ancora divennero il nome di alcuni pianeti e in generale costituirono le basi per la nascita dell’immaginario ed una fonte di ispirazione inesauribile per svariate forme d’arte, dal teatro alla musica, dalla pittura alla scrittura.

A livello psicologico, la forza dei racconti mitologici, risiede nel potere dell’esempio, ed è simile a quello che fanno i detti popolari, i racconti tramandati oralmente, i proverbi. Creano cioè una associazione di idee ed immagini che non utilizzano le definizioni per dare conto di un evento, ma lasciano uno spazio di incertezza colmabile attraverso l’esperienza, l’arte, il sogno.
Un mito in particolare, quello di Eros, nato dalla mente di Platone, prova a dare una spiegazione di quello che viene spesso definito un grande mistero, quello dell’amore. Attorno a questo tema sono state scritte forse più opere che per qualsiasi altro argomento. Ciò che colpisce a distanza di millenni, è il potere di spiegazione che risiede proprio nella sua assoluta mancanza di definizione, una comprensione quasi aneddotica; un paradosso che forse ci induce a rimanere in una forma di ambiguità che non prevede una soluzione, quasi ci insegnasse a rimanere in una dimensione a cavallo tra il reale e l’immaginario, un regno di incertezza che ai giorni nostri risulta essere sempre più faticoso accettare.

Quando nacque Afrodite (dea dell’amore e della bellezza), gli dei festeggiarono e tra gli invitati c’era anche Poros (dio degli espedienti), figlio di Metis (dea della saggezza e dell’astuzia). Al termine del banchetto, giunse Penia (dea della povertà) a mendicare perché c’era stata una grande e sfarzosa festa. Poros, ubriaco di nettare, era entrato nei giardini di Zeus (sovrano degli dei) e si addormentò. Penia, a causa del sentimento di mancanza che sentiva rispetto a tutto ciò che Poros possedeva, pensando di avere un figlio da Poros, giacque con lui e concepì Eros. Fu così che Eros divenne seguace e ministro di Afrodite, perché venne concepito durante una festa in suo onore e il suo destino fu quello di essere sempre povero, in quanto figlio di Penia, e di non essere magnificamente bello come si tende a pensare, ma duro e pungente, senza casa, scalzo; lo si troverà addormentato per terra senza coprirsi, davanti alle porte delle case o in mezzo alle strade. Dal padre invece ha ereditato l’indole di insidiatore dei belli e dei buoni e oltre alla sagacia e al coraggio, è impetuoso ed audace, ottimo cacciatore ed è sempre pronto ad ordire intrighi; è ricercatore di sapienza e saggezza ed è uno straordinario incantatore. Per sua natura stessa non è né mortale né immortale, ma durante uno stesso giorno può vedersi fiorire specialmente quando riesce nei suoi espedienti, o vedersi sfiorire e morire ma ritorna sempre in vita grazie alla natura del padre. In ultimo, riesce sempre a procurarsi qualcosa essendo figlio di Espediente, ma ciò che si procura gli sfugge rapidamente, cosicché egli non è né povero né ricco.

La forza di questo racconto sta proprio nel lasciare all’immaginazione la possibilità di coniugare queste due personalità di Eros, apparentemente agli antipodi. Gli ideali romantici hanno portato ad una narrativa attorno al tema dell’amore come di un mondo ideale e per certi versi salvifico. Simbolicamente questo mito ci insegna forse che la difficoltà più grande in qualsiasi importante relazione, risiede nell’individuare una condivisione, come l’etimologia della parola “comunicazione” dimostra, mettere cioè in “comune” qualcosa così da poter osservare un incontro, nel rispetto di quella che per ognuno è la giusta distanza tra sé e l’Altro.

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