Esiste una relazione tra mente e corpo?

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Poco più di 30 anni fa nasceva un tentativo di integrazione tra varie discipline scientifiche, nota col nome di PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia) . Dopo decenni di studi sulla relazione tra mente e corpo da parte di scienze comportamentali, neuroscienze, endocrinologia ed immunologia, era giunto il momento di creare una integrazione. Lo scopo era appunto quello di integrare decenni di studi avvenuti in modo separato ed autonomo tra le varie branche della scienza; in particolare le discipline analizzate ed integrate erano quelle del sistema immunitario, del sistema endocrino, del sistema nervoso.

Il primo studioso che si accorse come le risposte allo stress fossero indipendenti dalla natura dello stimolo, fu Hans Selye nel 1936. Alcune ricerche successive dimostrarono che lo stress può essere attivato da aspetti fisici, psichici ed anche infettivi. Questo dimostrò che in modo indipendente dal tipo di agente stressante c’è una attivazione di tipo neuroendocrino e neurovegetativo che libera degli ormoni come risposta dell’organismo. Circa a metà degli anni settanta il fisiologo Hugo Besedovsky dimostrò che come risposta allo stress viene liberato l’ormone cortisolo (il cosiddetto “ormone dello stress”) che diminuisce la risposta immunitaria dell’organismo. Grazie a questi studi si creò un collegamento tra cervello, immunità e stress da un punto di vista biologico.
Negli anni novanta si intensificarono gli studi sulla neurobiologia delle emozioni; in particolare si approfondirono gli studi su una mancata regolazione del sistema delle emozioni, dei traumi o dello stress in generale, e come questo possa alterare l’assetto del sistema immunitario ed anche il suo funzionamento. Nel breve periodo infatti, il cortisolo, insieme ad altri fattori, come alcune catecolamine, possono avere un effetto di tipo tonico sul sistema immunitario, nel medio-lungo periodo queste sostanze possono portare la risposta di tipo immunitario ad una condizione poco equilibrata.

Altre ricerche dell’inizio del ventunesimo secolo, per esempio quelle del dottor Maes, psichiatra, e del dottor Dantzer, neurobiologo, mostrano come una disregolazione immunitaria può essere responsabile di quella sfera di disturbi definiti “somatizzazioni” o disturbi “psicosomatici”, che vedono approfondimenti sia da parte della medicina, come per esempio alcune malattie autoimmuni, sia da parte della psichiatria e della psicologia, come per esempio l’ansia.

Grazie alla PNEI è quindi possibile fare riferimento ad una paradigma di ricerca che vede l’essere umano nella sua totalità, come una interconnessione di mente e corpo, in cui psiche e biologia si condizionano a vicenda.

Operando una generalizzazione, si possono individuare sintomi psicosomatici nei casi in cui non vi sia una evidenza medica che possa supportare determinati sintomi. Alcuni esempi posso essere:

– ipocondria: sintomi somatici possono essere vissuti ed interpretati dal soggetto come segni di una malattia anche grave, senza che vi sia una conferma da esami di tipo medico.

– disturbo di somatizzazione: può accompagnarsi a sintomi quali per esempio problematiche gastro-intestinali, sessuali, senza una conferma da esami di tipo medico.

– disturbo algico: può presentarsi come un dolore cronico o recidivo, in uno od in alcuni distretti corporei, senza una conferma da esami medici.

Quanto espresso da questi disturbi, può essere inquadrato in una ottica “psicosomatica”, come espressione di un significato che deve essere valutato caso per caso, attraverso una indagine integrata di tipo psicologico e medico.

Da un punto di vista psicologico risulta importante sottolineare l’importanza di una narrativa personale delle proprie esperienze di vita prima di fare interpretazioni o di iniziare un percorso di tipo psicologico o psicoterapeutico.

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