“È magia?” No, è il Campo Morfogenetico.
L’esperienza di chi si approccia per la prima volta alle costellazioni familiari fa sorgere queste domanda “Ma è Magia? Come è possibile che uno sconosciuto possa sentire o dire cose cosi precise rispetto alla mia storia familiare?”.
Sviluppato dal biologo inglese Rupert Sheldrake, il concetto di campo morfogenetico è un’idea chiave che sostiene la pratica delle costellazioni familiari.
Questo concetto propone una visione innovativa dei processi di sviluppo ed evoluzione dei sistemi viventi.
Secondo Sheldrake, esisterebbero campi invisibili che contengono l’informazione sulla forma e il comportamento dei sistemi. Questi campi sarebbero responsabili dei pattern di sviluppo, dell’organizzazione e della regolazione degli organismi viventi. Agirebbero come una sorta di memoria collettiva, trasmettendo le caratteristiche di una specie attraverso lo spazio e il tempo.
L’idea centrale è che i membri della stessa specie sono connessi da un comune campo morfogenetico. Pertanto, quando un individuo impara un nuovo comportamento o subisce una trasformazione, questa informazione viene registrata nel campo e diventa più facilmente accessibile agli altri membri della specie. Questo è quello che Sheldrake chiama la risonanza morfica.
Bert Hellinger, inventore del metodo delle Costellazioni Familiari, traspone questo concetto ai sistemi familiari.
Egli postula l’esistenza di un campo familiare transgenerazionale che contiene la memoria di tutta la storia familiare, compresi gli eventi significativi, i traumi, i segreti, le esclusioni. Questo campo influenzerebbe inconsciamente i membri della famiglia, anche se non hanno una conoscenza diretta di queste informazioni.
Durante una costellazione familiare, si considera che questo campo sia attivato e reso visibile.
I rappresentanti, anche senza conoscere la storia della famiglia, possono sentire nel loro corpo le emozioni, le sensazioni, le relazioni caratteristiche del sistema. È come se si connettessero a questa memoria collettiva e ne diventassero il veicolo.
Questa ipotesi permette di spiegare alcuni fenomeni osservati nelle costellazioni, come l’accuratezza dei sentimenti dei rappresentanti, la ripetizione transgenerazionale di alcuni schemi, o le sincronicità che a volte si verificano (come un rappresentante che assume spontaneamente la stessa posizione di un antenato di cui non sa nulla).
Il campo morfogenetico sarebbe il supporto della trasmissione delle fedeltà invisibili, delle ingiunzioni inconsce che ci legano alla nostra famiglia.
Rendendo visibili queste dinamiche nascoste, le costellazioni permetterebbero di liberarsene e di riappropriarsi del proprio destino individuale.
Certo, il concetto di campo morfogenetico rimane un’ipotesi controversa nella comunità scientifica, poiché è difficile da provare sperimentalmente. Ma offre una griglia di lettura affascinante per comprendere la complessità dei sistemi umani e illuminare la pratica delle costellazioni.
Rupert Sheldrake ama dare l’esempio dei millepiedi. Come questi piccoli animali imparano a coordinare le loro numerose zampe? Sheldrake suggerisce che si connettono istintivamente al campo morfogenetico della loro specie, che contiene l’informazione su questa coordinazione. Allo stesso modo, saremmo inconsciamente collegati al campo della nostra famiglia, il che ci permetterebbe di adattarci spontaneamente alla sua dinamica, nel bene e nel male.
Prendendo coscienza di questi legami invisibili, riconoscendoli e trasformandoli, le costellazioni ci invitano a connetterci in modo diverso alla nostra famiglia e alla nostra storia.
Aprono uno spazio in cui il campo familiare può evolvere verso più consapevolezza, libertà e amore.
“È magia?” No, è il Campo Morfogenetico.

Reading Time: 2 minutes