C’è un parallelo sorprendente tra la sistemazione di uno spazio fisico e un percorso di counselling: un viaggio che parte dal disordine per arrivare alla chiarezza.
Ho scoperto questa metafora profonda affrontando un compito che molti temono: mettere in ordine il garage.
All’inizio, la preoccupazione per le cose da fare mi schiacciava, proprio come l’ansia per i problemi irrisolti può opprimere.
Ma ho imparato che la preoccupazione passa facendo.
Il primo passo, per quanto piccolo, è l’unico modo per superare la paralisi iniziale.
La mappa e la realtà
Nel garage, come in un percorso di crescita personale, le cose che pensi di dover fare sono spesso diverse da quelle che serve davvero fare.
Ti prepari a buttare via il superfluo, ma scopri che la vera sfida è riorganizzare ciò che ha ancora valore.
Molti oggetti – come le emozioni sopite – non sono lì per caso: rappresentano pezzi di vita che occupano spazio e chiedono di essere riconosciuti.
In questo processo, si manifesta il cambiamento: ti rendi conto che sei cambiato, che alcune cose che prima erano importanti ora non lo sono più.
Questa consapevolezza ti permette di lasciarle andare.
A volte scopri di aver nascosto così bene alcune cose da dimenticarle, e di aver pagato il prezzo di ricomprarle.
Succede anche con abitudini o paure che pensavamo superate, ma che continuano a farsi sentire nella vita di tutti i giorni.
Ho anche capito che è più facile fare a meno dei miei ricordi che di quelli degli altri.
Così come il mio criticarmi è più doloroso quando risuona con critiche ricevute nel passato.
Ma organizzare le cose non può prescindere dal fatto che sia io a farlo, perché sono io che dovrò usare quello spazio.
Resistere al caos e chiedere aiuto
Sistemare un garage è un’esperienza caotica.
Il “mentre” della sistemazione è sempre più incasinato del “prima”.
In questo caos temporaneo, serve resistere, fidarsi del processo, sapere che l’ordine arriverà.
È il momento in cui emerge la necessità di prendersi il tempo che serve, senza fretta, e ricordarsi perché si è iniziato: per mantenere viva la motivazione.
Ho capito che l’obiettivo può cambiare lungo il cammino.
Ed è proprio quando ti accorgi di non poter fare tutto da solo, che impari a chiedere aiuto.
Chiedere un supporto – che sia un amico per spostare un mobile pesante o un professionista per affrontare un blocco interiore – è un atto di umiltà e intelligenza
Obiettivi e nuovi inizi
Riordinare mi ha permesso di ritrovare cose che non vedevo da tempo.
Alcune meritano di essere riscoperte, con calma, nel tempo giusto.
Ho salvato subito ciò che aveva già un posto.
Ho capito che fare spazio serve per custodire il necessario e accogliere ciò che verrà.
Tra le cose ritrovate c’erano oggetti così diversi tra loro che non ho idea di cosa arriverà, ma so che ci sarà spazio.
Accumulare per paura di dimenticare, per mancanza di attenzione o per indecisione, è inutile:
le cose si perdono, si impolverano, tolgono respiro… e alla lunga, opprimono.
Un ritrovarsi silenzioso
In quel silenzio, nella fatica, nel prendermi cura di questo spazio, improvvisando soluzioni creative,
ho riscoperto che è bello stare con me.
