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Istruzioni per disobbedire alla paura (dialogo fantastico con George Orwell, “1984”)

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— Come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?
— Facendolo soffrire.
Eppure ogni ferita è una soglia.
Chi la attraversa non torna più indietro:
vede.
— Non è sufficiente che ci obbedisca.
Se non soffre, come possiamo sapere che ci appartiene?
Nulla appartiene.
Ciò che è autentico non si possiede,
si riconosce.
E ciò che si riconosce diventa libero.
— Potere è infliggere dolore e umiliazione.
Ridurre la mente in pezzi,
ricomporla a nostra immagine.
Ma la mente evolve nel silenzio.
Il pensiero vivo non si lascia plasmare:
cresce come erba tra le crepe,
fedele al suo impulso di luce.
— Progresso sarà progredire
verso una forma di sofferenza più grande.
L’evoluzione non teme la sofferenza,
la trasforma.
È il fuoco che distingue l’essenziale,
che restituisce forma all’essere.
— Non ci sarà legame,
se non quello dell’obbedienza.
Eppure ogni creatura è legata
a un centro invisibile,
a una forza che la rialza
quando tutto cade.
— Non ci sarà riso,
se non la risata sul nemico sconfitto.
Il riso che viene
sarà conoscenza,
respiro puro dopo il giudizio,
eco di chi ha attraversato la notte.
— Non ci sarà arte, né parola, né scienza.
Ma tornerà la visione,
il gesto essenziale,
la parola che non divide ma rivela.
— Se vuoi un’immagine del futuro,
pensa a uno stivale che calpesta un volto umano in eterno.
No.
Pensa a un volto che si ricorda di sé.
A uno sguardo che non fugge più.
Pensa alla specie che smette di temere
la propria profondità.
Questo sarà il futuro:
non la fine del potere,
ma la sua trasmutazione in coscienza.
L’inizio dell’uomo interiore.
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