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Quando la rabbia del terapeuta parla: contro-transfert e paziente borderline

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“Tutto ciò che non accetti in te stesso si rivolta contro di te come destino” Jung

Oggi in équipe abbiamo condotto un lavoro intenso attorno al contro-transfert rabbioso che molti terapeuti sperimentano con pazienti borderline. Alcuni punti chiave emersi:
1. Non negare la rabbia: la negazione la trasforma in acting-out o in interventi difensivi.
2. Capire la funzione: spesso la rabbia è risposta a projective identifications o a richieste di controllo/abbandono che il paziente «getta» nel terapeuta. (Vedere Ogden su projective identification).
3. Uso clinico: la reazione va pensata in supervisione, nominata con il paziente quando possibile e usata come materiale per esplorare dinamiche attuali e transfert. (Gabbard offre linee guida operative sulla gestione).
4. Etica e sicurezza: la rabbia non lavorata può ledere il setting e la fiducia del paziente; la responsabilità professionale ci chiede vigilanza, autocura e supervisione. (Kernberg e altri sottolineano l’importanza della tecnica e dei confini).

Conclusione: C’è una rabbia che bussa quando il dolore dell’altro è troppo vicino.
Oggi in équipe abbiamo imparato ad aprire la porta senza restare travolti: a guardarla, chiamarla per nome, e lasciarla parlare — perché ogni rabbia non elaborata s’insinua come destino.
Il lavoro non è eliminare la rabbia, ma trasformarla in ascolto che cura.

Se sei un collega e vuoi confrontarti: organizziamo un incontro clinico o una supervisione tematica nell’area preadolescenza, adolescenza, giovani adulti, adulti, coppie.

Possibile in presenza e online anche in piccoli gruppi e con ECM. Scrivi a segreteria@centrodivenire.net per fissare un breve colloquio online per saperne di più

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