L'essenza comunce degli esseri umani - Divenire Magazine

2) L’essenza comune degli esseri umani.

Titolo originale: Trans

Lo vedo subito entrando nel vagone del Metrò, non si può non notare una persona così. E’, come dire, mostruoso.

Insomma al primo momento.

Sta seduto nell’angolo del vagone e si fa gli affari suoi.

Colpisce prima di tutto la testa, è proprio grossa, da noi sarebbe un viso da manovale, con lineamenti duri, il nasone, il doppio mento, e tutto il resto.

I capelli più che biondi sono gialli, a coda di cavallo e naturalmente si capisce subito che sono tinti e anche male, con le radici marroncine sulla fronte.

Ma quelle che stonano veramente sono le tette.

Due perette flaccide e piccole su quel corpaccione robusto e tarchiato.

Sembrano appiccicate su, e forse lo sono davvero.

Guardo senza guardare, ma non riesco a smettere.

Ha una maglietta leggera che lascia scoperto l’ombelico e la sua bella pancetta scura, sarebbe la moda di oggi, se fosse magro.

Sotto indossa dei jeans molto attillati che finiscono dentro due stivali sopraelevati, inaspettatamente candidi.

Come farà a tenerli così bianchi, non sono neanche nuovi.

Il metrò parte finalmente e guardo un po’ meglio.

Peggio.

Ha braccia villose, i peli sono molto sottili per sua fortuna, ma anche molto lunghi e neri, in compenso non ha la barba, è glabro!

Per un attimo ci incrociamo con gli sguardi, in un modo che sembra casuale come capita in un treno. Non faccio in tempo a pensare di sorridergli.

Sembra sereno, dolce, è a suo agio, tranquillo, ma in che mondo vivrà? Un transessuale, brasiliano probabilmente, brutto, molto brutto, ma placido e sicuro.

Come farà a essere così a suo agio in quel corpo, e qui in questo paese a volte così poco ospitale, a Milano?

Alla faccia delle ansie occidentali per il parrucchiere, delle nostre manie per la chirurgia estetica, del nostro perfezionismo modaiolo, lui sembra proprio contento di sé, così.

Alla prima fermata entrano due ragazze, sono anche loro sudamericane, una è alta molto carina, curata, elegante, l’altra bassetta e tozza, più peruviana, direi.

Si dirigono verso i due posti liberi di fianco al trans, la carina si siede di fianco a lui, non l’ha visto ancora.

Quando si gira e lo nota s’irrigidisce visibilmente, distoglie subito lo sguardo, come a evitare un’epidemia agli occhi, non muove più un muscolo.

Poi mi guarda e in un lampo c’è tutto il suo disgusto, cerca la mia complicità, per l’indignazione e lo schifo.

Resto inespressivo più che posso, fermo, nessun cedimento, faccio finta di niente, che vuole da me? Nossignora, nessuna complicità per la sua ripugnanza.

Siamo a ferragosto, Milano è piena di stranieri in cerca di lavoro, e io sto partendo per l’Africa, in vacanza.

Strano scambio di spazi.

D’un tratto mi accorgo che parlano tra loro, mi sono perso chi ha cominciato, di certo il trans. Ma è così che in un attimo il mondo è cambiato.

E l’ha cambiato lui.

Chiacchierano, accidenti a questo metrò, coi finestrini aperti e tutto questo frastuono di ferraglia non riesco a sentire niente.

Loro parlano, devono farlo anche avvicinandosi molto con le bocche, sembrano molto intimi adesso, così appiccicati. E si sorridono.

La bella ogni tanto si rivolge all’amica, che poi non è neanche tanto meglio del trans, a ben vedere, e poi riattacca col brasiliano, ridono ogni tanto.

Il quadretto adesso è completo e anche il mondo sembra ricomposto, chissà dov’è finito il disgusto?

E’ bastato così poco.

A ricomporre l’umanità.

Arriva la mia fermata, uffa, mi spiace proprio.

A questo punto avrei voluto mettermi a parlare con loro, entrare in quel gineceo così composito e appartenere anch’io a quel genere umano.

E imparare come si fa a stare insieme in mondi, e in corpi perfino, così diversi.

Loro di certo lo sanno meglio di me.

Questo incontro prima di partire per l’Africa mi ci voleva proprio, vado un po’ più in pace.

E il cuore mi sembra di averlo più largo adesso.

Mi servirà.


La riflessione dell’autore: Ricomporre

Lo spazio che ci separa è così tenue, la diversità così esigua.
Amico o nemico, è un attimo.
Ci basta un niente per costruire un muro, ma anche per abbatterlo, per fortuna.
Quando c’è da ridere o da piangere, alla fine, con le emozioni più profonde ci ritroviamo sempre.
Quando restiamo soli in un luogo straniero, quando ci ammaliamo, quando abbiamo paura o non sappiamo che fare, ecco che allunghiamo la mano per incontrare qualcuno.
Sotto la più buffa differenza, sotto il vestito… tutto.
Tutto quello che ci unisce, l’essenza comune degli esseri umani.

Estratto dal libro “Canti di grazia e di conversione” di Giorgio Piccinino, ILMIOLIBRO, 2013.

Lascia un commento