Il citofono zen. Grazie per non chiedermi chi sono.

Non so se io sia la sola ad essermelo chiesto. Probabile: dai pochi incontri di terapia all’attivo ho focalizzato che porto un tema di egocentrismo spiccato. Insomma mi colpisce parecchio che ogni volta che suono il citofono del Centro Divenire, mai che io senta una voce chiedermi: -Chi è?- Non è un campanello ad apertura automatica come quello di alcuni parrucchieri o medici: di là … Continua a Leggere Il citofono zen. Grazie per non chiedermi chi sono.

I veli e le fette. Come sopravvivere alla psicoterapia.

Iniziare una psicoterapia indica che si è pronti, magari inconsciamente, a lasciarci dire ciò che di noi non sappiamo vedere e che genera situazioni di disagio. Superata l’inevitabile resistenza iniziale a quanto mostrato, cosa che può richiedere da due mesi a due anni, si comincia a intravedere la persona con cui viviamo e che chiamiamo Me. Non sempre questo Me ci garba, anzi, ma avvertiamo … Continua a Leggere I veli e le fette. Come sopravvivere alla psicoterapia.

Come mettersi in un gruppo di terapia.

Ovvero le principali modalità per stare nel gruppo. Modalità ‘cecchino’ La persona si appropria dell’angolo più remoto della stanza, non si leva la giacca se in inverno, fa sporgere dal bavero solo gli occhi con cui fissa torva gli astanti. Si tiene strette le ginocchia, non emette suoni e il sottotitolo è: quanto mai mi hanno obbligato a stare in mezzo a questo branco umano … Continua a Leggere Come mettersi in un gruppo di terapia.

Mi si è riallineata l’anima.

Si dice: ‘Fare terapia ti cambia la vita, cambia il mondo’. Ok, ma uscire dalla seduta e trovare che ora il marciapiede pende, forse, leggermente a destra, che il muro dello stabile che costeggio pare inclinato verso la strada, che nell’auto è un po’ come se ci fosse una gomma a terra, beh, questo non me lo spiego. Che la terapia modifichi la materia? La … Continua a Leggere Mi si è riallineata l’anima.

Come in un campo di nudisti.

Avete presente quegli improbabili occhialetti pubblicizzati sui fumetti di parecchi anni fa che promettevano di far vedere le persone nude? Ecco, con la terapia di gruppo ti finiscono sul naso. In effetti non mi è stato facile condividere le sedute con altri miei simili: lo sentivo che presto mi avrebbero vista nuda e cruda. Temevo scoprissero la mia fragilità credo, o quegli aspetti sgradevoli che … Continua a Leggere Come in un campo di nudisti.

Superare la paura del temporale.

‘Segui le mie dita con gli occhi’. Ok. E’ come seguire una partita di ping pong. Pare che l’oscillazione oculare attivi l‘area del mio cervello che presiede all’attività inconscia onirica e che ciò consenta di ricontattare e riscrivere eventi passati rimossi. Sarà… ma a me salgono solo immagini confuse e ben lontane dal tema della seduta -il mio terrore folle dei temporali-. Scommettiamo che con … Continua a Leggere Superare la paura del temporale.

Ansie e Paure. Inaspettate sorelle custodi.

Al gruppo, quella sera, mi mancava un po’ il fiato. Tensione palpabile e stanza affollata. Era successo di nuovo: ognuna di noi 7 si era portata a presso chi la sua ansia, chi la sua paura. Così eravamo diventate 14. Le nostre scomode ospiti erano grosse il doppio di noi. E borbottavano, parlavano, urlavano. Non c’è modo di liberarcene? Ne discutiamo. Forse sono qui a … Continua a Leggere Ansie e Paure. Inaspettate sorelle custodi.

Nemmeno un dito dietro il quale nascondermi

Mannaggia a quando ho accettato di entrare in una terapia di gruppo! Sospettavo io che ci fosse un trabocchetto. Io che pensavo di potermi rilassare mentre a lavorare con la terapeuta è un altro paziente! Il mio inconscio esultava: bene, forse stasera la passiamo liscia e si torna a casa senza spargimenti di lacrime. Macché! Puntualmente, io e i miei neuroni a specchio finiamo travolti … Continua a Leggere Nemmeno un dito dietro il quale nascondermi

E se la storia più triste non fosse la mia?

Se mi sento pronta per passare dalla terapia individuale a una di gruppo? Beh, sì, posso anche provarci. Mi ritengo socievole e curiosa. Seduta tra i nuovi compagni di terapia mi chiedo per l’appunto cosa cribbio abbiano combinato per essere lì con me, che non sono molto a bolla. Sembrano simpatiche persone del tutto normali. Scopro presto di essere parecchio loquace e di annoiarle alquanto. … Continua a Leggere E se la storia più triste non fosse la mia?