6) Usata. Invidia materna e rapporto col maschile - Divenire Magazine

6) Usata. Invidia materna e rapporto col maschile.

Non riesco proprio a immaginare che sguardo avesse mio padre, mentre mi toccava. Non riesco proprio a immaginare lo sguardo di mia madre, mentre spiava di nascosto i nostri gesti. Invidiosa di me e gelosa di lui. Pentita, alla fine, di avermi messa al mondo per fare un dono proprio a lui. Mi ha messa al mondo apposta per lui. Un regalo, per farlo contento, mi ha confidato un giorno, ecco! Continua a Leggere 6) Usata. Invidia materna e rapporto col maschile.

Accontentarsi. Farsi contenti di quello che c’è - Divenire Magazine

5) Accontentarsi. Farsi contenti di quello che c’è.

Non sono mai andato nelle stazioni, neanche da piccolo. I treni li vedevo solo dall’alto del mio cavalcavia, mi sporgevo dal parapetto e mi passavano sotto, mi entravano dentro si potrebbe dire. Così non avevo mai notato cosa succede veramente, soprattutto d’inverno. Stanno chiusi dentro le spalle e aspettano con i baveri alzati, seri e annoiati, sembrano in difesa, come le tartarughe quando ancora immobili si domandano se cominciare ad annaspare e pinneggiare sulla sabbia, per raggiungere il mare. Continua a Leggere 5) Accontentarsi. Farsi contenti di quello che c’è.

Ho un tumore - Divenire Magazine

4) Ho un tumore. Ma non sono malata.

Ero arrivato tardi. Mi ero fermato a mangiare un gelato. Tu mi aspettavi giù in strada, già perché la visita era stata veloce. Che è tutto dire. Sei salita in macchina e hai detto così, semplicemente: “Ho un tumore”. E neanche piangevi, mentre a me è partita in testa quella canzone “i migliori anni della nostra vita”, come una minaccia, che fossero finiti. Poi sembrava di dover fare tutto di corsa, le analisi, il ricovero, imploravamo di far presto con mille telefonate. Continua a Leggere 4) Ho un tumore. Ma non sono malata.

La bellezza dentro un profondo dispiacere - Divenire Magazine

3) La bellezza dentro un profondo dispiacere.

Piange. Come fanno i bambini. Mi guarda e le sue lacrime, come sbuffi di lapilli, spuntano dai suoi occhi spalancati. Non nasconde nulla. Mi travolge sentire il suo dolore, è così trasparente, acuto e spesso. Un effluvio di dispiacere caldo e inevitabile che lascia uscire così com’è, senza pudore. “Perché Juanita se ne va, papà?” La domanda è rivolta proprio a me, mi fissa con quel suo sguardo serio, già tanto adulto da non lasciarmi scampo. Guardo verso mia moglie cercando aiuto, ma lei non stacca gli occhi dalla sua tazza di caffè. Nessun aiuto da quella parte. Sbircio allora il piccolino, anche lui ha smesso di mangiare, come sempre finge di stare da un‘altra parte, e invece non si perde un respiro, e anche lui aspetta me. Continua a Leggere 3) La bellezza dentro un profondo dispiacere.

L'essenza comunce degli esseri umani - Divenire Magazine

2) L’essenza comune degli esseri umani.

Lo vedo subito entrando nel vagone del Metrò, non si può non notare una persona così. E’, come dire, mostruoso. Insomma al primo momento. Sta seduto nell’angolo del vagone e si fa gli affari suoi. Colpisce prima di tutto la testa, è proprio grossa, da noi sarebbe un viso da manovale, con lineamenti duri, il nasone, il doppio mento, e tutto il resto. I capelli più che biondi sono gialli, a coda di cavallo e naturalmente si capisce subito che sono tinti e anche male, con le radici marroncine sulla fronte. Ma quelle che stonano veramente sono le tette. Due perette flaccide e piccole su quel corpaccione robusto e tarchiato. Sembrano appiccicate su, e forse lo sono davvero. Guardo senza guardare, ma non riesco a smettere. Continua a Leggere 2) L’essenza comune degli esseri umani.

Io mi porto con te. Sulla perdita del padre. - Divenire Magazine

1) Io mi porto con te. Sulla perdita del padre.

Mi sono risparmiato l’agonia di mio padre. Non sono arrivato in tempo, mi avevano detto che stava bene, che si sarebbe ripreso. Che non c’era pericolo insomma, almeno per ora. Poi invece quando ha cominciato a morire io non c’ero. Mi sono risparmiato la sua mano sulla mia. Quella mano così simile alla mia che una volta, mentre guidavo, l’ho vista riflessa nello specchietto retrovisore laterale dell’auto. Sì, ho visto proprio la sua mano che pendeva fuori dal finestrino aperto. Per un attimo mi è sembrato che vivesse per conto suo, staccata dal mio braccio, come se io me la portassi in giro per ricordo, la sua mano, lunga, morbida, punteggiata dei nei della vecchiaia. Continua a Leggere 1) Io mi porto con te. Sulla perdita del padre.

Stati di grazia - Divenire Magazine

Stati di grazia. Istruzioni per l’uso.

In questa nuova sezione del blog, che abbiamo chiamato Stati di grazia, pubblicheremo via via i racconti contenuti nel libro : “Canti di grazia e di conversione” di Giorgio Piccinino. Ecco l’introduzione ai racconti che verranno pubblicati: questo libro è una raccolta di squarci di vita vissuti o ascoltati direttamente dall’autore e raccontati nel modo più conciso e fedele possibile. Le descrizioni sono state ridotte al minimo come fossero dei quadri stilizzati in un’esposizione, scarni, assolutamente senza cornice né sfondi. Attimi colti al volo di cambiamenti di rotta, di svolte, di inversioni di tendenza, come delle esclamazioni improvvise che fanno deviare di colpo il corso di una vita. Continua a Leggere Stati di grazia. Istruzioni per l’uso.