La bambina ritrovata. Elogio del frammento. - Divenire Magazine

La bambina ritrovata. Elogio del frammento.

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Ora la mente non è più
vagabonda e sospesa la memoria
fa ancora godere
i pensieri di amore passati

 

Maurizio Cucchi

Per far emergere i ricordi e cominciare a raccontare di sé è utile usare la scrittura per frammenti, partendo da una semplice elencazione guidata. La propongo anche a Marina, confidando che possa riuscire là dove altri dispositivi finora hanno fallito. Marina manifesta un desiderio di scrivere di sé, è sempre puntuale e collaborativa ma la sua scrittura è ancora bloccata. Scrive qualcosa in seduta ma continua a segnalarmi la sua incapacità di scrivere tra un incontro e l’altro.

Le chiedo di disegnare una forma circolare e dividerla poi in cinque spicchi che rappresentano gli elementi ricorrenti in ogni narrazione: il tempo, lo spazio, le emozioni, le percezioni sensoriali, gli eventi significativi. Ogni categoria, sarà poi declinata in sottocategorie per facilitare l’attivazione della memoria, ad esempio: i luoghi del cuore, i fatti che non posso dimenticare, le paure e i desideri, le memorie sensoriali…

Marina comincia a tracciare il cerchio sul foglio bianco e dopo averlo fissato per qualche istante con aria imbarazzata, comincia a scrivere: ben presto il suo disegno si riempie di segni.

– È un esercizio molto efficace. È stato molto intenso ed è riuscito a sbloccare qualcosa dentro di me.

– Che cosa si sta muovendo nella tua scrittura?

– I ricordi stanno tornando. Prima ne è arrivato uno, poi, come se avessi tirato un filo, attaccato a quello ne sono arrivati molti altri.

– Ora ti chiedo di fare uno sforzo ulteriore, prova a scriverne. Rileggi velocemente quello che hai scritto e scegli di getto, fidandoti, un primo frammento, prova a costruire un piccolo testo partendo da quella traccia.

Tutta la prima parte del lavoro autobiografico è evocazione, dissodamento e poi scavo del terreno della memoria. Contenendo le informazioni da curriculum vitae: sono nato a, il, faccio il, ma anche quelle troppo mentali come ad esempio: ero una bambina triste, tornano frammenti di vita dimenticati e generalmente riempiono di stupore e di meraviglia. Se non ci si deve preoccupare della coerenza e della cronaca, dalla memoria affiorano immagini vivide, precise e rivelatrici, creano lo scenario in cui narrare poi la propria storia.

Osservo Marina mentre scrive, è rilassata, fluida, ha un leggero sorriso. Trascorso il tempo della scrittura, alza lo sguardo e dice

– Prima è arrivato un odore, poi la sensazione dell’acqua gelata… Ho cominciato a rivedermi bambina. Erano anni che non mi succedeva

– Che cosa hai visto?

– Mi sono vista che passeggiavo lungo la riva del fiume, ho sentito i profumi dell’erba e dei tigli fioriti, ho riprovato la bella sensazione di immergere il piede nell’acqua gelata, c’era mio padre con me. Ho sentito la sua mano sulle spalle. Le sensazioni erano vivide, come se le stessi ancora provando…

– E ora come ti senti?

– Ricca, piena di gratitudine, quasi felice… Finalmente il mio forziere si è aperto e non ci sono solo brutti ricordi, anzi…. Ho voglia di raccontarli.

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