La nostra casa è il nostro corpo: due parole sull’analisi bioenergetica.

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One’s home is one’s body.
Alexander Lowen

L’analisi bioenergetica è una psicoterapia a mediazione corporea. Questo significa che, oltre alla parola, in terapia vengono proposti particolari esercizi corporei. Il processo di cambiamento, quindi, coinvolge la persona in tutta la sua unità psicofisica, e ha lo scopo di favorire e accrescere l’essere e il Sé, il nucleo più autentico dell’individuo. Nel ristabilire la naturale mobilità ed espressività dell’organismo, si recupera la propria vitalità che si esprime con una maggior capacità di respirare profondamente, di sentire pienamente, di muoversi liberamente.

L’analisi bioenergetica è stata creata da Alexander Lowen, allievo di W. Reich (che a sua volta fu allievo, per quanto dissidente, del buon Freud) di cui ampliò la pratica terapeutica.

Il principio di base è l’unità funzionale di corpo e mente, ovvero che ciò che succede a livello della psiche, si riflette anche a livello corporeo, e viceversa. Tensioni e blocchi emotivi, per esempio possono manifestarsi anche a livello muscolare: blocchiamo ciò che non vogliamo sentire contraendo dei muscoli per respirare meno. Così non sentiamo dolore ma, parallelamente, ci rendiamo meno vivi, ci mortifichiamo.

Cosa succede, dunque, in una seduta (anche se preferisco il termine “sessione”, visto che non è assolutamente detto che si stia seduti tutto il tempo!) di analisi bioenergetica?

Parte del tempo viene dedicata generalmente alla parola, al racconto di ciò che è importante nel momento presente, un fatto, un ricordo, un sogno. Questo viene poi elaborato e approfondito grazie al lavoro corporeo, che può essere sia espressivo che riflessivo. A fianco del lavoro verbale, analitico e psicologico “dall’alto”; viene posto un lavoro corporeo esperienziale “dal basso”, per cui la persona viene vista nella sua completezza e complessità.

Nel complesso è importante lavorare sulle emozioni, rendendoci capaci di sentirle, liberi di esprimerle e in grado di controllarne l’espressione; sul grounding, che è il nostro “avere i piedi per terra”, il contatto con la realtà; sul respiro, sciogliendo le tensioni che abbiamo dovuto attuare nostro malgrado, per riappropriarci della nostra vitalità.

Lavorando sul corpo può capitare che emergano ricordi ed emozioni dimenticate o abbandonate e, grazie al lavoro sul grounding si è più capaci di confrontarci con ciò che emerge, si acquisisce la capacità di stare in contatto, con noi e con la realtà.

Qualche volta ci può capitare di sentirci straniati dalla realtà, a volte perfino da noi stessi, e sentiamo una sorta di nostalgia, senza sapere bene di cosa. Nostos è il ritorno, e algia il dolore: la nostalgia è appunto il dolore per un ritorno impossibile. Iniziare un percorso di analisi bioenergetica è un po’ come iniziare un viaggio, in cui il terapeuta non è guida, ma accompagnatore, un viaggio verso la nostra casa: il nostro corpo.

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