Sciogliere il ghiaccio dell’anima in una giornata di pioggia.

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Non ci lasciamo mai andare a piangere con tutta la disperazione che vorremmo. Forse abbiamo paura di annegare nelle lacrime e che non ci sia nessuno a tirarci in salvo.
E.Jong

Lunedì, 15.30. Piove.

Marta ha gli occhi tristi, la voce è fievole, quasi impercettibile. Oggi ha un abito a fiori, lungo.

Sta in silenzio. È di nazionalità cinese. È un’artista. Ma non si è mai sentita davvero tale. Terrorizzata dal giudizio del padre, uomo autoritario e denigrante verso tutte le sue passioni e i suoi sogni.

“Non è un lavoro fare la cantante. Non sei nemmeno capace, mettiti a fare qualcosa che magari guadagni da vivere”. Le parole quotidiane di incoraggiamento alla figlia. Per anni hanno tessuto la trama della sua insicurezza, della sua assenza di valore, della sua impossibilità di esprimersi.

Dopo tentativi di suonare il piano, cantare, dipingere, studiare, viaggiare, ha chiuso tutto da mesi. Tutto congelato. Si sente ferma immobile. E profondamente infelice.

“Non so perché ma da quando vengo qui io continuo a piangere. Mi sembra non finiscano mai le lacrime. Esordisce. “Mi sembra di avere un fiume infinito di acqua che sgorga”.

“Ho osservato il tuo disegno. La rappresentazione di come ti sei sentita l’ultima volta qui”. Accenno. “Posso dirti che sembra una tenaglia di ferro nello stomaco? E sotto è pieno di gocce”.

“ Sì mi sono sentita sempre bloccata, mi sembra di tenere dentro il mondo”, mi sussurra.

“Cosa temi? Cosa blocca la tenaglia?”.

“Nessuno ha mai capito che io esistevo, quello di cui avevo bisogno”. Mi dice impercettibilmente piangendo.

Le offro dei fazzoletti. Mi alzo e li estraggo dalla borsa. Li ho sempre lì per lei.

“Lui ha sempre deciso per tutti, per me, per mia madre”. Il suo tono di voce si alza pian piano, ad un tratto mi accorgo che sta urlando. “ Mi faceva arrabbiare moltissimo vederlo così e lei non poteva ribellarsi”. Sfoga. Marta parla della madre, parla di sé. “ Non mi ha mai incoraggiato, mi ha sempre demolito in tutto, ma chi è poi?”.

“ Il mondo che tieni dentro è la rabbia enorme che provi e non può uscire?”

“Non lo so”. Abbassa gli occhi.

“ E’ la prima volta che sento la tua voce davvero. Limpida, calda, diretta a qualcuno”.

Percepisco che il suo mondo interno spinge per uscire, vedo i suoi occhi enormi neri, che hanno voglia di lottare, sento la paura del confronto, dell’urlare chi è, cosa desidera, la fatica di potersi legittimare la sua presenza nel mondo. E allora il mondo lo tiene dentro.

“ Voglio riprendere a cantare. Lo voglio davvero”. Mi guarda. “Ma non so se ce la faccio…”

Mi commuovo. Ho una lacrima che vuole uscire anche io. La lascio andare.

Ho desiderato per lei spesso in questi mesi uno slancio vitale, un contatto con la sua parte creativa, salvifica. E sto sentendo che arriva.

Passa qualche minuto.

“ Ma poi chissenefrega! Io non lo faccio per gli altri, lo faccio per me, solo per me”.

“Ogni espressione artistica è prima di tutto per l’artista”. La rincoraggio.

Poco prima di alzarmi la saluto e mi sento così vicino a lei. “ Marta, quando il ghiaccio si scalda inizia a sciogliersi. E l’acqua fluisce. Piangi fino a che non hai finito di sentire quel mondo incastrato dentro”.

E falla uscire la voce. È vita.

“Alla prossima settimana”, esce perdendosi sulla trafficata via della città con i miei fazzoletti.