L’insospettabile leggerezza dello sbattimento

Storie di fuga dal proprio mondo interno

L’idea per questo articolo è nata da una delle numerose condivisioni di idee e di pensieri del gruppo di colleghi al Divenire. Con stili diversi, per ragioni diverse ci siamo accorti di come abbiamo usato il fare, lo “sbatterci” per fuggire al contatto profondo con noi stessi e con le sfide che la vita ci ha messo davanti nell’ultimo periodo.

 

Mi sono quindi trovato a riflettere su me stesso e molte delle persone che mi circondano. Quanto spesso ci si lamenta delle troppe cose da fare? Quanto frequenti i genitori che lamentano di dover sempre correre per colpa (termine orribile) dei figli? Quanti i lavoratori stressati, le casalinghe disperate?

Lungi da me affermare che questo mondo e i suoi ritmi non siano frenetici o che gli impegni di una famiglia, soprattutto delle madri, non siano numerosi e faticosi. Eppure sorge il sospetto che tutto questo sbattersi non sia così obbligatorio e che possa avere anche una profonda e insospettabile funzione psichica di difesa.

 

Siamo arrivati a questa conclusione, durante il confronto tra colleghi, proprio perché lo “sbattimento come difesa” si è intrufolato in quel periodo dell’anno che dovrebbe essere dedicato al riposo e al recupero di energie: la vacanza estiva.

Commissioni, faccende, opere di pulizia che rasentano la maniacalità, vacanze pianificate in ogni minimo dettaglio, tour più stressanti che turistici, incarichi, impegni, feste con mille invitati da gestire e altre amenità di questo tipo.

 

Per quanto mi riguarda mi sono soffermato su alcune tipologie di viaggio. Quelli in cui si gira vorticosamente per città, fiumi, laghi, castelli con tappe ben incasellate, tempi stretti e spostamenti ben pianificati. Vacanze non propriamente rilassanti, sicuramente interessanti e garanzia di foto e racconti da mostrare per anni, ma quanto utili? Quanto garanzia di un viaggio anche interiore? Quanto sempre rispondenti alla vera esigenza di quello specifico momento della vita?

 

Ci si ritrova poi spesso a lamentarsi coi propri cari della stanchezza, della mancanza di tempo, si finisce col gridare al mondo il proprio stress ma, da un punto di vista alternativo, pensandoci bene, lo sbattimento permette di allontanarsi dai propri fantasmi interni, dalla necessità di guardarsi veramente dentro, dalla paura di affrontare le tristezze, i limiti, i dolori. Le lamentele, la schiena a pezzi, i capelli dritti in testa, i tempi tirati nascondono una innegabile proprietà alleggerente: non farci pensare e riflettere troppo.

 

Mi sono chiesto quindi se questa cosa non valga anche per l’intero anno, per i periodi lavorativi. Credo proprio di sì. Ne vale la pena? Credo proprio di no.

Tutto quello che ci spaventa, ci turba, le riflessioni su noi stessi che rimandiamo in continuazione non giovano alla nostra salute mentale e fisica, che poi è un dualismo solo di termini e non di sostanza essendo indissolubilmente legate una all’altra. Se poi utilizziamo il fare come strategia per non stare in contatto, potete immaginare la quantità di somatizzazioni, farmaci, rimedi, medici di vario genere che ci aspettano dietro l’angolo.

 

Un concetto che mi è molto caro e che mi rassicura ogni volta che la vita mi pone davanti alla necessità di guardarmi dentro è che quello che ci sembra scuro, nero, spaventoso e che ci mette in fuga e in moto è un prodotto nostro, è qualcosa di intimo che noi conserviamo nel nostro mondo interiore.

Come può qualcosa che ci abita e che noi stessi abbiamo generato essere più grande e più forte di noi? Il dolore, una volta vissuto e affrontato, meglio se con l’aiuto di qualcuno, ci apparirà poi per quello che è in realtà. Ci si rende conto di quanto quella paura fosse infondata e di quanto siamo più potenti rispetto le nostre aspettative iniziali.

Questo non significa né che sia semplice, né che sia esente da sofferenza, lacrime e sensazioni sgradevoli. Ma la paura ci fa immaginare che siano enormi, schiaccianti, più forti di noi. Non è così. Un buon percorso su di sé aiuta a migliorare e ottenere quegli strumenti che permetteranno di affrontare fantasmi passati e sfide future con ottimismo ed efficacia. Consentirà di vedere con lucidità e tempismo le nostre azioni mascherate da necessità impellenti o da finto buonsenso che invece ci allontano dal vivere il nostro vero sé, in sostanza, ci allontano dalla vita piena.