La vertigine non è paura di cadere - Divenire Magazine

Perché quando il terapeuta va in vacanza la terapia continua?

È estate e arriva quel momento dell’anno in cui le agognate vacanze non sono più un lontano miraggio, ma una realtà. Nell’immaginario comune la pausa estiva è l’occasione per ricaricarsi, per prendersi cura di sé e per dedicarsi a tutte quelle attività che durante le ferie ci si può concedere senza fare particolari “salti mortali”: relax, sport, viaggi e coltivare le relazioni sociali ed affettive.

Tuttavia questo stacco dalla routine a tanti mostra un’altra faccia della medaglia, non altrettanto spensierata. Ecco che il fermarsi e l’avere tempo a volte fa emergere quei pensieri e quelle emozioni che l’affaccendarsi quotidiano ci permetteva di lasciare in secondo piano.

 

Cosa succede quando in questo più ampio panorama è il terapeuta ad andare in vacanza?

All’interno di un percorso psicoterapeutico l’interruzione estiva viene vissuta non con poca ambivalenza: c’è chi vive il distacco come un momento per rilassarsi, per vivere con più leggerezza e “defaticarsi”. Infatti la terapia richiede impegno e tensione continua verso il cambiamento, «ogni tanto c’è bisogno di un “time out”»: pensano alcuni pazienti. Altri invece vivono questo momento come un vero e proprio abbandono da parte dell’analista. C’è chi poi ha la percezione, nel rinvigorimento estivo, di potercela fare da solo e di non avere più bisogno della psicoterapia.

Tante altre sono le possibili strade che tale processo può prendere durante il periodo feriale; dipende da diversi fattori tra cui l’unicità della persona e delle sue esperienze, la relazione terapeutica instauratasi, le dinamiche relazionali attive e la fase del percorso. Tutti questi aspetti che possono entrare in gioco, e il modo in cui possono essere vissuti, mostrano che se da una parte il terapeuta va in vacanza dall’altra la terapia continua il suo lavoro.

La pausa estiva costituisce per il paziente una messa alla prova importante in cui si trova inevitabilmente a vivere una separazione dallo psicoterapeuta, che durante i mesi trascorsi ha per lui rappresentato un punto di riferimento importante. Avendo la terapia uno dei suoi fondamenti principali nella relazione costituitasi è chiaro che l’interruzione estiva sarà protagonista di processi che riguardano i temi della separazione e dell’individuazione. Il lavoro psicologico andrà avanti e il paziente affronterà in autonomia le situazioni, i vissuti e i pattern relazionali elaborati in psicoterapia. Le modalità di reagire al distacco saranno diverse e fortemente legate alle relazioni di attaccamento primarie e alle precedenti esperienze di separazione facendo emergere a volte anche aspetti reconditi e inelaborati.

Queste esperienze relazionali ed affettive, emergenti durante le vacanze, non sempre saranno decifrabili e accessibili alla consapevolezza del paziente; infatti, come precedentemente sottolineato, spesso il vissuto sarà di una confusa ambivalenza, tuttavia profondamente rivelatrice ai fini della terapia.

Così come il paziente, alle prese con i tumulti emotivi legati alla separazione dall’analista, entrerà in contatto con temi come la dipendenza, la controdipendenza, l’indipendenza e le angosce abbandoniche, così anche il terapeuta attraverso il suo modo di sentire e pensare ai suoi pazienti scoprirà qualcosa di nuovo rispetto alla “modalità di stare con” che ognuno di loro mette in gioco.

Proprio per la preziosità che questo periodo, apparentemente d’interruzione, rappresenta ai fini della terapia è fondamentale riprendere quanto sperimentato e ragionarci insieme una volta rincontratisi in studio.