Il ritmo della vita che alza il volume: la tachicardia.

Ogni battito del cuore un suono,

una possibilità,

una valigia che parte per chissà dove.

(Fabrizio Caramagna)

Quando vedo Samanta per la prima volta nel mio studio è spaventata.

Alta e magra. Abiti neri che risaltano la pelle bianca.

Quando i pazienti arrivano all’ambulatorio di psicosomatica, sanno già che una della prime cose di cui dovranno parlare è il loro disturbo. È l’urgenza la cui sintomatologia ormai è diventata insopportabile. Chiedono di guarire da quel dolore, da quella patologia. Ancora non sanno che il dolore da cui chiedono di guarire è nel cuore. È da lì che inizieremo la ricerca.

E successivamente la manifestazione, per cui arrivano su quel divano, è nel corpo che si sta facendo messaggero della nascosta ferita.

“Soffro da quando ero piccola di importanti aritmie cardiache che quasi sempre si manifestano con la tachicardia”, mi racconta velocemente Samanta prima ancora di dirmi chi fosse.

Dopo essermi rassicurata che avesse consultato un cardiologo e che stesse affrontando il suo disagio sul doppio fronte, medico e psicologico, entro nel vivo del suo sentire.

“Cosa intendi per tachicardia, cosa percepisci esattamente?” domando sondando l’immaginario sul sintomo di Samanta.

“Sento il cuore in gola, batte all’impazzata senza motivo, mi soffoca, fa rumore. A volte persino non riesco a dormire dall’intensità con cui batte”, svela senza pensarci troppo.

L’aritmia è un’alterazione della frequenza e del ritmo delle pulsazioni cardiache causate da un’anomalia nella propagazione degli impulsi elettrici. Le manifestazioni aritmiche sono diverse e dipendono dalla causa scatenante, così come i sintomi, che variano in base alla patologia responsabile. Le aritmie possono essere innocue, altre influiscono sulla circolazione del sangue e vanno curate, altre ancora mettono il soggetto in pericolo di vita. Si distinguono in extrasistole, tachicardia, fibrillazione atriale e bradicardia.

Il cuore è un organo del corpo umano di importanza vitale. Esso rifornisce di sangue e di ossigeno tutti i distretti corporei tramite il raffinato apparato cardiovascolare e determina lo scandire della nostra esistenza attraverso il suo ritmo.

Il battito cardiaco è la manifestazione più evidente della forza vitale nell’organismo umano. Il ritmo cardiaco è presente nella vita intrauterina prima della nascita. Se non vi fosse il ritmo non vi sarebbe la vita: tutto ciò che è vivo e vitale si esprime con funzioni ritmiche come ad esempio il ritmo diurno e notturno che alterna il passaggio della notte al giorno e viceversa; il ritmo mensile della luna; il ritmo delle stagioni.

Che il battito del cuore rappresenta il ritmo della vita lo si nota soprattutto nel momento in cui si rompe la sua consueta armonia, per esempio quando si mette a “correre” all’impazzata o a “perdere colpi” a causa di emozioni improvvise. Tuttavia se il ritmo subisce alterazioni eccessive, allontanandosi quindi da quell’armonia dettata da una legge sottostante archetipica, a lungo andare il cuore può imbattersi in malattie che vanno a minare il suo funzionamento fino ad estendersi a tutto il sistema cardiovascolare.

ll cuore è in stretto rapporto con il sangue che rappresenta la libido, l’energia, la vita dell’individuo, contenuta nell’apparato cardiovascolare. Il cuore da un punto di vista psicosomatico ha il compito di direzionare la libido e la vita, di porla in e in comunicazione con il mondo. Insomma, con modalità ritmiche il cuore organizza la vita.

“Com’è la sua vita?” domando al primo colloquio per spostare dal piano sintomatico al piano psichico il tema della vita e del sottointeso cuore che la rende possibile.

“ Un caos. Sono soffocata da mille doveri, ho dovuto acquistare una casa su ricatto da parte di mio marito, vorrei lasciare il lavoro e seguire i miei sogni. Vorrei dire che la vita con lui è un inferno e che mi ha privato della possibilità di essere me stessa. Ma ho paura. Paura di non farcela… allora vado avanti”. Abbassa la testa avendomi appena dichiarato, forse senza essersi davvero ascoltata, la gabbia da cui vorrebbe scappare, da cui il suo cuore vorrebbe scappare. Scappare dal petto, farsi sentire forte. Farla sentire viva. Quando lei si immagina già morta.

Il paziente che ha crisi di tachicardia è sottoposto dal suo inconscio ad una stimolazione del sistema simpatico, ad un eccesso di attivazione che non trova scarico, ad emozioni come collera e paura che non trovano modo di essere espresse. Samanta ha dentro di sé una forte energia, dei grossi desideri che vorrebbe esprimere ma è bloccata continuamente dalla ‘paura del fare’.

Da un punto di vista psicosomatico perciò la tachicardia è legata ad un’attivazione di elementi pulsionali sia di desiderio che di attività, ma dall’altra parte è connessa anche alla paura. La fantasia sottostante è che il cuore non ce la faccia più fino ad esplodere e la metafora con cui si esprime il paziente è “mi sento soffocare”. L’esperienza del soffocamento è legata ad un progetto che non riesce a trovare compimento e dichiara che la dimensione affettiva espressa dal cuore è compressa.

“Cosa ne pensa di provare ad ascoltare il significato di questo ritmo? Forse ora le fa paura, ma potrebbe essere la melodia che la accompagna in un nuovo percorso, in un processo di cambiamento, che mai come in questa occasione nasce proprio dall’ascolto. Dal battito vitale, dal ritmo arcaico dell’essere”. La accompagno.