Inaugurazione Centro Divenire 2007 - Divenire Magazine

Breve storia del Divenire

Prima puntata – Perché proprio qui, in via Reich 39 Torre Boldone (Bg)

“ pronto Fabrizio? hanno messo in vendita un posto davvero speciale. Non possiamo lasciare che diventi un qualsiasi ambulatorio, non dopo essere stato un luogo sacro per così tante mamme. So che ti sto chiedendo un grande atto di fiducia, ma se domani non ci presentiamo con un assegno lo perderemo per sempre!”.

Ho incontrato gli spazi che oggi ospitano il Centro Divenire giusto un mese prima della laurea, nel gennaio del 1999. Ero incinta della mia primogenita, Emma. L’ostetrica che avevo scelto lavorava qui, in via Reich, 39. Franca Zucchinali era una pioniera nel campo dell’accompagnamento alla nascita non violenta. Il suo modo di lavorare è oggi recepito nella maggior parte dei consultori ma all’epoca era qualcosa di assai innovativo e raro.

Nella stanza grande, quella con il camino e l’affresco, c’era un grande tappeto azzurro e noi gravide venivamo settimanalmente a fare un cerchio di donne che , oltre a fare esercizi per la postura ed il perineo, si prendevano primariamente cura dei propri vissuti nel tempo dell’attesa. In quel momento della mia vita Franca ed il gruppo hanno rappresentato un importante riferimento. Di Franca ho sempre stimato non solo l’ integrità, per saper portare avanti il diritto della donna a partorire in maniera libera e del bambino di nascere in maniera non violenta, ma anche la capacità di accogliere così tante donne, accompagnandole e soprattutto rassicurandole nell’affacciarsi alla maternità.

Nella grande stanza, che oggi chiamiamo “la rossa”, per via del colore delle poltrone e per la tonalità calda dei cuscini, c’era un tappeto di moquette azzurra.

A gennaio 1999, un mese prima della laurea, quello spazio diventava per me un ulteriore rifugio.

Con Franca ci incontravamo in gruppo e condividevamo l’esperienza delle nostre pance che crescevano.

I ricordi sono innumerevoli, ed il primo che si affaccia alla mia mente è quello della finestra in fondo alla stanza, sotto la quale mi andavo ad accucciare. La luce che proviene da quella finestra alla mattina, è qualcosa che vado tuttora a sbirciare, come se da lì entrassero raggi speciali a benedire lo spazio.

E’ in questa stanza che ho sentito il cuore di Emma per la prima volta ed è sempre in questa stanza che poi sono tornata dopo il parto a condividere con altre donne l’allattamento e ad apprendere l’arte del massaggio infantile. Ci disponevamo in cerchio e sdraiando i piccoli su grandi cuscini passavamo meravigliose mattinate a distribuire carezze e massaggi ai piccoli nati. Era naturale stare a condividere le esperienze del parto e delle prime difficoltà tenendo i cuccioli attaccati al seno. L’energia che si creava in quei momenti era davvero speciale.

Sono convinta che questa energia sia tuttora presente e che la grazia di quel tempo abbia reso speciale e straordinariamente accogliente il nostro centro.

Ho rincontrato questo luogo molti anni dopo quando, neo specializzata, ho voluto cercare uno spazio per condurre dei gruppi.

E’ proprio chiedendo a Franca che scoprii che lo spazio in via Reich era disponibile.

Così, pur avendo un piccolo studio in Bergamo, iniziai a tenere un gruppo di psicoterapia in via Reich, 39 nei primi mesi del 2006.

Ero felice di rincontrare quello spazio proprio nel periodo in cui mi affacciavo alla professione di psicoterapeuta. Nonostante lo condividessi con altre persone, che affittavano la stanza a ore dalla proprietaria, una signora di origini olandesi, dal nome impronunciabile, sentivo un senso di forte appartenenza.

Doveva esserci qualche misteriosa connessione con l’Olanda, visto che negli anni successivi, avrei avuto un’altra collega con un cognome olandese, ma dalla pronuncia più facile. Mi riferisco alla collega Samantha van Wel.

Un giorno ricevetti una telefonata dalla Signora Olandese in cui mi annunciava la sua decisione a vendere lo spazio: “sono costretta a farlo a malincuore”, mi disse. E Aggiunse: “ il mio sogno era che nascesse un centro. Quando io e la mia amica l’abbiamo ristrutturato, facendo emergere quel bellissimo affresco che c’è sul soffitto della stanza grande con il camino, volevamo aprire una specie di clinica dove portare avanti i nostri valori insieme ad altri. Invece la vita ci ha messe su strade diverse, io ho tenuto i locali ma invecchiando non sono stata più in grado di portare avanti il progetto. Mi dispiace molto dottoressa, ma temo che dovrà trovare un altro posto. Domattina viene il compratore con i soldi.”

Lì per lì accolsi la comunicazione come se fosse di servizio. Ma poi mi accorsi che la mia energia era calata e l’unico desiderio che avevo era di stendermi sul divano. Nel dormiveglia ascoltavo più e più volte il discorso della proprietaria. Spossata dal troppo ruminare, cedetti al sonno.

Al risveglio, mentre osservavo il soffitto di casa, dal mio vecchio e sfondato divano, mi venne spontaneo richiamare la signora: “ Se trovassi il modo di acquistare il suo spazio , mantenendo la promessa di creare un centro, sarebbe disponibile e rivedere il prezzo e a venderlo a qualcun altro?”.

La signora sembrava non aspettare altro. La sola idea che il progetto originario non morisse la rese estremamente felice. Riattaccai il telefono e mi biasimai dicendo a me stessa che avevo perso l’ennesima occasione per starmene zitta. Ed ora? Ora che avevo fatto questa promessa, sapendo che l’acquirente non potevo essere io, a chi mi sarei rivolta?

E’ stato spontaneo chiamare Fabrizio e spiegargli la situazione.

Fabrizio Alebardi è uno dei miei migliori amici. E’ un medico, fa il pediatra in ospedale. La nostra amicizia è nata circa 25 anni fa grazie alla comune passione per la clinica. E’ nelle nostre lunghe conversazioni quando non ero nemmeno diplomata, che ho iniziato ad abbozzare l’idea di un centro di cura che mettesse al centro la persona e le sue esigenze.

Sulla fiducia delle mie parole e sull’onda del mio entusiasmo, Fabrizio prese subito contatti con la signora olandese senza nemmeno vedere di persona lo spazio.

Nel giro di pochi mesi lo studio venne acquisito dal mio amico e iniziarono piccoli lavori di ristrutturazione. Il più significativo fu mettere il parquet nella grande sala con l’affresco. Fu un dispiacere coprire quel meraviglioso cotto, ma tra le poche cose chiare che avevo in mente era che volevo uno spazio-palestra dove fosse possibile stare a piedi nudi, fare del lavoro corporeo a terra e avere un senso di libertà e calda accoglienza allo stesso tempo.

A gennaio 2007 trasferii ufficialmente il mio studio e iniziai, da sola, la mia avventura in questo nuovo spazio. Il 10 marzo venne ufficialmente inaugurato il Centro con una grande festa.

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3 commenti in “Breve storia del Divenire

  1. Mi ha commossa, emozionata e ha dato senso al mio sentire!
    Grazie per aver condiviso con noi la storia e l’anima delle stanze del centro.

  2. Mi commuovo. Un po’ perché il divenire per me è come una casa che ha accolto e accompagnato dolori e scoperte. Un po’ perché racconta di un grande sogno e di un grande talento individuale, ma che cresce e si realizza nella contaminazione di idee e di emozioni con altre persone libere e coraggiose. Ed è una storia che dà speranza e semina energia. E infine, un po’, perché torna e ritorna l’arte della maieutica, che mi ha fatto innamorate di Socrate e portato a studiare filosofia e che ho riscoperto negli anni in forme nuove con due “levatrici” d’eccezione: “la Franca” e sopratutto Gloria, a cui devo molto della donna e della mamma che sono.