Chi è il tuo lui? Chi è la tua lei? Chi sei tu? - Divenire Magazine

Chi è il tuo lui? Chi è la tua lei? Chi sei tu?

Immagina di entrare in una stanza e vedere i seguenti personaggi:

Ritto vicino ad una parete scorgete Tarzan, alto e muscoloso con lo sguardo un pò selvaggio, ma molto sicuro di sé; da un altra parte Robin-Hood, come dice il mito, nobile decaduto divenuto poi eroe dei poveri; passando oltre c’è Socrate filosofo molto colto e appassionato del mondo, ed infine Gandhi, uomo spirituale che trasmette un profondo senso di pace.

Nella stanza ci sono altrettante donne. Troviamo Eva, istintuale e procace; Elena, regina di Sparta, nel mito greco, la donna più bella e sensuale del mondo. La terza donna è Beatrice, l’amata tanto decantata da Dante, una donna con un forte senso spirituale, ed infine l’ultima è Sophia, lei sembra avere una gran conoscenza di sé e degli altri, di tutto ciò che la circonda.

Ebbene da chi ti sentiresti attratto?

Seguendo l’insegnamento junghiano ciascuno di noi possiede sia una parte maschile che femminile: ogni donna ha quindi una controparte psichica maschile nel proprio inconscio (l’Animus) ed ogni uomo ha una controparte psichica femminile con cui dovrà confrontarsi (l’Anima).

Archetipicamente il femminile (l’Anima) fa riferimento alle capacità intuitive, creative, alla sensibilità, l’accoglimento, la protezione e l’unione. Mentre il maschile (l’Animus) si riferisce alla progettualità, la razionalità, l’analisi, l’autonomia, la riflessione e la dinamicità necessaria per raggiungere lo scopo.

L’obiettivo è trovare un equilibrio tra queste due energie psichiche, non c’è un meglio o peggio ma una necessaria compresenza integrata.

Un’immagine che aiuta a compredere l’importanza dell’integrazione degli archetipi del femminile e del maschile è quella della cellula uovo e dello spermatozoo. La prima è enorme rispetto all’altro, tutta sostanza e nutrimento, ma tanto grande quanto immobile. Lo spermatozoo di contro non ha sostanza nutritiva, ma è tutto movimento a grandi velocità. L’uno non è sufficiente senza l’altro per avviare un progetto di vita, è solo insieme, ciascuno mettendo le proprie qualità, che possono avviare un progetto-figlio da realizzare.

Quindi è la nostra coppia interna maschile-femminile che dobbiamo innanzitutto nutrire e far crescere, perché il loro livello di evoluzione influenzerà la nostra individualità e le nostre scelte relazionali.

Sia per gli uomini che per le donne l’evoluzione individuale procede quindi lungo un doppio binario: quello del maschile e del femminile, un percorso molto difficile e complesso.

Gli uomini dovranno innanzitutto confrontarsi con i modelli del maschile con cui sono entrati in contatto, cioè i modelli di uomo circolanti a livello famigliare e sociale, ma dovranno anche rapportarsi con la propria parte femminile che inizialmente sarà più inconscia: l’Anima, anch’essa frutto dell’esperienza con le donne significative della propria vita.

Per Jung ogni archetipo ha una polarità positiva ed una negativa. Quindi se le esperienze con il femminile sono state positive, troveremo uomini capaci di sensibilità ed empatia e tutte le altre caratterisctiche positive del femminile prima elencate, altrimenti troveremo l’anima nella sua versione negativa e quindi uomini insicuri, petulanti, passivi e lamentosi.

Specularmente accade alle donne che dovranno rapportarsi con l’appartenenza al mondo del femminile confrontandosi con i modelli famigliari e sociali, ma anche con il proprio lato maschile inconscio. In questo caso un animus positivo rende la donna progettuale e autonoma molto curiosa e dinamica, se negativo trasformerà la donna in una generalessa molto fredda e iperazionale, andando ad offuscare le qualità buone del femminile.

Jung ha descritto quattro tappe, quattro livelli di sviluppo della consapevolezza, del proprio femminile e del proprio maschile. Un po’ semplificando, questi livelli evolutivi sono rappresentati dai personaggi descritti nella galleria iniziale.

Le tappe dell’Animus nella donna sono:

1) Tarzan, l’atleta o James Bond, sono immagini di uomini che incarnano la forza fisica, il cui compito è di proteggere e soddisfare i bisogni primari;

2) Robin Hood, il poeta maledettto o l’eroe romantico rappresentano l’uomo seduttivo, il salvatore, l’uomo d’azione capace di pianificare le proprie mosse.

3) Socrate, il letterato, l’intelligente e abile oratore, l’uomo con il dono della parola, capace di un proprio pensiero autonomo e di una propria individualità critica;

4) Gandhi, il Dalai Lama, Martin Luter King: la guida spirituale, capace di collegare la coscienza con l’inconscio.

In parallelo le tappe di sviluppo dell’Anima nell’uomo:

1) Eva: la donna primitiva e istintuale che risponde ai bisogni prettamente biologici;

2) Elena di troia: la donna seduttiva dell’innamoramento romantico ed erotico;

3) Beatrice: la donna che introduce l’elemento spirituale e personale dell’amore e della vita, andando oltre la mera fisicità;

4) Sophia: la saggezza divina, la conoscenza del tutto, del mondo conscio e dell’inconscio.

Possiamo dire che a seconda del livello a cui siamo arrivati cercheremo il partner corrispondente. Quando ad esempio una donna cercherà un partner, ne sceglierà uno che rispecchi le caratteristiche del proprio Animus o meglio, proietterà sul partner le caratteristiche del suo Animus. Nella proiezione, ciò che risiede nel nostro inconscio (in questo caso l’Animus) diventa visibile in quanto lo vediamo apparire sull’altro.

Ad esempio, una donna che nel percorso della propria femminilità è arrivata alla “tappa” di “Elena” avrà inconsciamente un maschile che corrisponderà all’“Animus Robin Hood”.

A questo livello le capacità d’azione positive dell’Animus andranno a sostenere i bisogni di carriera o di indipendenza della donna, ma al contempo sceglierà un uomo che sarà visto e consderato solo in un’accezione generica: l’eroe, il “marito e padre”, l’uomo di casa la cui unica funzione è di provvedere e sostenere la famiglia, il “Signor risolvo tutto io”, senza che sia scorta la sua intera personalità composta di emozioni, motivazioni, fragilità o talenti, schiacciato in questa immagine stereotipata e monofunzionale di sé.

Talvolta le proiezioni sono talmente potenti da non farci vedere davvero l’altra persona, ma solo ciò che le abbiamo proiettato addosso. Quindi la nostra coppia interna la vivremo personificata nelle nostre relazioni esterne.

Viceversa in un uomo, l’Anima può rappresentare il suo ideale inconscio di donna, frutto delle esperienze che ha avuto con le donne primarie della sua vita. L’Anima andrà quindi a dirigere l’innamoramento dell’uomo verso una donna che incarni il suo femminile inconscio.

Il problema della proiezione è che se eccessiva ci porta a non entrare realmente in rapporto con l’altro: non vediamo l’altro ma le nostre parti inconsce proiettate, con il risultato che se il partner si discosta troppo dall’immagine illusoria con cui lo abbiamo investito, ne paga le conseguenze la relazione che può entrare in crisi. Un motivo di rottura delle relazioni spesso è l’evoluzione di uno dei due partner, che non rispecchia più le parti inconsce di cui era portatore.

Durante la terapia cadono molti veli illusori e iniziamo a vedere l’altro per come è davvero e quindi a vedere noi stessi per quello che davvero siamo.

È quanto è accaduto a Laura quando durante una seduta mi dice

“Sai, ho sempre visto Sandro come un super uomo. Il top manager capace, forte, tutto d’un pezzo e io vicino a lui mi sentivo sempre un pò incapace.. invece a guardare bene, quella che mi sembrava forza era solo una corazza molto dura che nascondeva le sue emozioni. Ero arrabbiata con lui! All’inizio, mi aspettavo che fosse il mio salvatore… e invece non lo era! Anzi, questo gioco di ruoli, alla fine mi confinava sempre nella parte di quella quella incapace..”

“Ora come vedi te stessa?”

“Non sento più il bisogno che sia Sandro a salvarmi, sento di avere in me la forza, ma sento anche il desiderio di condividere con lui quello che davvero provo, i miei pensieri ed i miei sentimenti e che lui condivida con me i suoi…non cerco più un cavaliere che mi salvi, ma un uomo con cui confrontarmi…”

La relazione è quindi una grande opportunità per conoscere se stessi entrando in contatto con il nostro inconscio e per evolverci, sempre se siamo disposti a metterci in gioco, altrimenti può diventare una gabbia di frustrazione, dove ci sentiamo soli con noi stessi.

E tu, nella galleria di personaggi iniziali, quale avevi scelto?

Lui è me più di me stessa. Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono le stesse.

 

Emily Jane Bronte

Lascia un commento