Cosa mi resta? Messaggi in bottiglia.

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Scrivere è uno dei sistemi più semplici e più profondi per fare chiarezza dentro di sé e per tramandare la memoria delle nostre esistenze.

 

Susanna Tamaro

Al termine di ogni percorso autobiografico in gruppo, dedico sempre un momento speciale all’elaborazione di ciò che è accaduto per restituire, con alcune frasi e parole, il senso e il valore del percorso compiuto insieme. La scrittura permette di tenere una traccia, anche materiale, di ciò che è avvenuto. È un tentativo di far sperimentare al gruppo uno degli effetti della scrittura, quello di lasciare un segno nei nostri ricordi, anche se ancora non si sa se sarà un’impronta duratura o si tratterà di orme lasciate lungo la battigia che la prossima onda cancellerà, lasciando però il ricordo di quella passeggiata lungo la riva.

Anche se questa potrà essere per qualcuno la chiusura del percorso di scrittura, il mio compito è quello di tentare un rilancio, di offrire nuove possibilità, di aprire varchi – come ha scritto qualcuno- per generare nuove scritture e per alimentare il desiderio di nuovi percorsi di consapevolezza personale.

La scorsa settimana mi sono ritrovata in questa situazione e ho affidato al gruppo la consegna di scrivere, in modo anonimo, qualche parola per raccontare il percorso fatto, immaginando poi di far diventare le loro parole una sorta di messaggio in bottiglia per un sé futuro o per chi prenderà il loro posto l’anno prossimo nel medesimo percorso.

Il senso di condividere questi frammenti è quello di restituire un racconto corale e di esaltare, ancora una volta, il valore del gruppo.

Questa è la trascrizione della narrazione emersa:

Affido il mio messaggio in bottiglia ad un mare blu, senza onde.

Mi resta la bellezza. Il mio messaggio ribadisce l’importanza di riflettere sulla mia vita, concedendomi il tempo per farlo. Mi resta il confronto con altre persone che hanno attraversato le loro tempeste e le loro rinascite, proprio come ho fatto io. Mi restano le somiglianze e le risonanze ma anche il pensiero che la mia storia è bella proprio perché è unica.

Mi resta nel cuore una giornata importante. Ognuno di noi vive situazioni e dolori differenti però siamo simili perché il dolore è amarezza, solitudine e paura ma l’aver condiviso ci ha reso più forti e ci fa essere più sereni. Ci siamo incontrati e ogni incontro ha sempre un perché.

Mi resta una profonda emozione: ho riscoperto la mia vita, ho incontrato le vite degli altri.

Il mio messaggio contiene la gioia di aver condiviso con altri ciò che sono, di aver compreso che non sono sola.

Mi restano la profondità e la leggerezza di questo spazio speciale che è come una bolla di sapone.

Si è aperto un varco, mi sono offerta una possibilità, sto sperimentando un inizio: una narrazione che si sta facendo.

Ho potuto scavare nella mia storia e mostrare ciò che ho trovato, senza il timore di ricevere il voto o il giudizio di nessuno. È stato un lavoro molto intimo in cui, però, il gruppo è stato come un involucro, un guscio in cui mi sono sentita protetta.

Scrivo di gratitudine e del mio desiderio di continuare.

Porterò con me questo clima speciale, ho sentito come una carezza sulle emozioni del gruppo. Affido al mio messaggio in bottiglia, la verità di ciascuno, detta o trattenuta, la bellezza dell’intimità che si fa parola.

Di tutto mi resta il sentimento di amicizia che ho sentito in questo gruppo e la curiosità di leggere i libri che sono stati consigliati, di rileggere ciò che ho scritto e di vedere cosa ne uscirà.

Vi affido l’accoglienza e l’ascolto che ho sperimentato, la fiducia e la condivisione dei pensieri e delle emozioni: abbiatene cura!

Di tutto mi resta il desiderio: voglio continuare a scrivere e vedere dove la scrittura mi porterà…

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