Sentire per ascoltare. Il potere conoscitivo della sintonizzazione.

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Parlare è il modo di esprimere se stesso agli altri.
Ascoltare è il modo di accogliere gli altri in se stesso.
Wen Tzu

Nel mio gruppo di donne ci sono persone che hanno la volontà di mettersi in gioco, nonostante la fatica e la paura.

Spesso capita che, partendo da una considerazione più o meno semplice, si apra un momento importante di condivisione.

Durante uno degli ultimi incontri Lucia racconta che quando ha l’umore a terra, anche il cibo che cucina non ha più lo stesso sapore di sempre, pare meno buono. Le altre concordano, riportando esperienze simili. Suggerisco che il nostro umore, la nostra energia e la qualità della nostra presenza hanno un impatto importante su tutto ciò che ci circonda, materia compresa! C’è chi mi guarda con uno sguardo scettico, del tipo “E ora dove vuole andare a parare?”

-Vi capita mai di entrare in una stanza, non averla ancora esplorata completamente, ma sentire che, forse là c’è una persona con un umore particolare e di sentire rabbia, ansia o gioia intensa?

Gli sguardi a questo punto sono di maggior interesse. Proseguo:

O forse vi è accaduto di avere accanto qualcuno che è teso e di avvertire la sua tensione malgrado non stia dicendo nulla verbalmente?

-Sì certo – risponde Carla e molte con lei a ribadire di aver fatto un’esperienza simile.

– Vi sembra però difficile credere che il nostro umore abbia un effetto su tutto ciò che ci circonda? In fondo tutto nell’universo è energia, anche ciò che chiamiamo materia, il nostro corpo, è una “forma formata” di energia e come tale ha un certo impatto sul resto della materia, sul resto dell’energia…Vi invito a sperimentarlo e vi propongo di fare insieme un’ esperienza su questo.

Qualcuna mi guarda con curiosità, altre si mostrano preoccupate o diffidenti.

-Vi chiedo di mettervi a coppie, una di fronte all’altra, senza però toccarvi né parlarvi. Dovrete semplicemente rivolgere la vostra attenzione l’una verso l’altra, restando con gli occhi chiusi.

A turno, ciascuna dovrà immergersi in uno stato emotivo a sua scelta e l’altra dovrà semplicemente stare in ascolto. Quando la persona in ascolto sentirà di aver recepito qualcosa dello stato emotivo dell’altra, comunicherà il proprio ascolto e si invertiranno i ruoli. Sarete vicine, ma non vi guarderete, non vi toccherete, non vi parlerete – ribadisco io, prima di dare avvio all’esperienza.

Così accade.

Si crea un silenzio vibrante ed intenso, colgo molte emozioni dipingersi sui loro volti. Alla fine del momento di ascolto, con grande rispetto raccontano ciò che hanno percepito.

A quel punto emerge, con grande stupore, quanto profondamente si siano sentite. Non si è trattato di un generico sentire, ma di un cogliere addirittura le sfumature di ciò che l’altra stava provando. Questo accade a tutte le coppie, in ogni turno di ascolto.

-Non ci credevo proprio, ma è successo!- Dice Anna meravigliata -Ho iniziato sentendo una sensazione di calore e di luce, un momento positivo, ma dopo pochissimo è virato sullo scuro e ho sentito un peso al cuore –

Rita, che era in coppia con Anna, conferma il proprio cambio di umore e racconta di aver sentito proprio una stretta al cuore.

Aurora narra di come il suo stato d’animo sia passato dallo scetticismo iniziale al quasi imbarazzo per aver colto così tanto della compagna: prima una sensazione di freddo, poi l’ansia ed infine la paura.

Al termine della restituzione in gruppo, tutte le partecipanti si sono meravigliate di quanto fossero state in grado di sintonizzarsi l’una con l’altra, di sentire così profondamente cosa si muoveva nelle emozioni di chi avevano di fronte, nonostante nessuna di loro avesse a disposizione alcun indizio percettivo disponibile.

Tutte hanno manifestato la gratitudine per aver fatto esperienza della propria profonda capacità percettiva e per aver sperimentato una forma molto intensa di connessione.

E anche io sono grata al mio gruppo, alle donne che lo compongono per essere state così profondamente loro stesse.

Molto spesso capita di sottovalutare o di non conoscere veramente le nostre capacità di ascolto. Accade soprattuto quando ci chiudiamo nei nostri pensieri, nei rimuginii e nelle paure; questo ci isola dagli altri e ci disconnette da noi stessi. Non riusciamo più a sintonizzarci con l’ascolto delle nostre sensazioni ed emozioni nè di quelle altrui.

Le sensazioni corporee e le emozioni sono invece un importantissimo segnale interno che ci racconta cosa stiamo vivendo in relazione al nostro mondo interno ed esterno. Sono come una bussola e possono aiutarci, se ascoltate, a orientare al meglio le nostre scelte relazionali.

Portare la nostra attenzione consapevole a noi stessi, attraverso un lavoro di riconoscimento e legittimazione del nostro sentire è quindi un primo passo fondamentale per entrare in connessione con sé e gli altri.

Parlare è un bisogno, ascoltare è un’arte.
Goethe

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