La bambina ben educata e le piccole cose.

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Ad ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione – e altri sceglieranno per lui.
Paulo Coelho

Com’è andata la settimana?

Non lo so, non molto bene, come se un mantello di rimuginii e irritazione mi avesse avvolto tutto il tempo.

Cosa le faceva provare rabbia?

Piccole cose. Per meglio dire, dentro di me, una parte razionale riconosce che sono solo piccole cose, ma al contempo un’altra parte non riesce mai a mollare la presa, non riesce a considerarle così piccole. Ad esempio, la mia collega di lavoro si è dimenticata di allegare ad un progetto che stiamo seguendo una parte che avevo costruito io. Mi sono sentita come non considerata, tagliata fuori…

Dimenticata?

Sì, dimenticata…

Ha provato a parlare con la sua collega?

Sì. Lei a dir la verità si è scusata tantissimo, ha detto che è stata una svista e a me al momento pareva sincera, per cui ho accettato le scuse e mi sembrava tutto a posto. Però a sera, quando sono tornata a casa, mi sono venute in mente tutta une serie di altre “piccole sviste” capitate negli ultimi mesi: mail alle quali non ero messa in copia, telefonate non ricevute…e insomma i miei rimuginii sono ripartiti. Magari sono paranoica!

Mi scusi, ma lei come aveva reagito quando erano accadute queste altre piccole sviste?

Mah, per alcune non ha detto niente. Ho cercato di farmele scivolare… non volevo dare problemi o far pensare che mi attaccassi a cose da niente, perché come le ho detto, una parte di me sa che sono piccole cose!

Le pongo una domanda, si prenda un momento per rispondere. Lei è più arrabbiata con la sua collega o con se stessa? Provi a pensare a quale immagine crede che gli altri abbiano di lei quando si fa scivolare le cose e poi a come si sente lei quando questo succede.

Silenzio.

Con me. Direi che ce l’ho più con me stessa cavolo… mi sento come una bambina molto educata che deve far sempre buon viso a cattivo gioco, che cerca di adattarsi alle situazioni e per carità, a volte serve, però sono furiosa nel pensare che gli altri possano credere di poter fare qualsiasi cosa, perché tanto io non reagirò. Anzì sono furiosa con me stessa perché sono io la prima a pensarlo di me.

Direi che ha colto un aspetto molto importante, ed ora secondo lei cosa si può fare per iniziare a cambiare le cose?

Eh già, cosa si può fare, bella domanda!

Che ne dice di iniziare a prendere una posizione?

Prendere una posizione? Mmm, suona bene direi.

Compiacere gli altri rischia di allontanarci da noi stessi. Certo aveva ragione prima quando ha detto che a volte è necessario fare qualche compromesso, ma se riusciamo a dichiarare a noi stesse e agli altri qual è la nostra posizione prima del compromesso, innanzitutto facciamo un’operazione di legittimazione di noi stessi. Ci stiamo riconoscendo, non ci stiamo “dimenticando”, abbiamo iniziato a esistere, a dichiarare la nostra identità. Prendere una posizione vuol dire imparare a conoscersi e scoprire dove siamo e dove vogliamo andare… non è cosa da poco.

Prendere una posizione… sì suona proprio bene. Iniziamo a lavorarci su!

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