La danza. Rendere il conflitto dinamico e creativo nella coppia.

A e B si rivolgono a me per un problema nella loro relazione. Non vanno più d’accordo, litigano su tutto, semplicemente non si sopportano più. Sono, almeno superficialmente, in continuo contrasto. Se li rappresentassimo con due frecce, sarebbero questo:

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Una situazione del genere è statica, stabile. Il conflitto, paradossalmente, genera stasi, immobilità. A volte il conflitto è modo di mantenere questa stasi: litigare è l’unica cosa che mantiene unita una coppia (ma la stessa cosa può valere, a volte, nel rapporto coi genitori o nelle amicizie). Ovviamente tutto il resto va a rotoli, non c’é più dialogo, i rapporti sessuali diminuiscono o spariscono, tutto sembra portare a questa posizione:

← →

Ma né A né B sembrano volerlo, o riconoscerlo come passo necessario.

Un’esperienza psicocorporea che propongo spesso in analisi bioenergetica con le coppie (ma anche nelle classi di esercizi) è questa: due persone stanno in piedi, leggermente appoggiate l’una alla schiena dell’altra. Entrambe sono (o dovrebbero essere) stabili sui propri piedi e sulle proprie gambe, in grounding, ma in contatto con la schiena dell’altra. Se l’altra si sposta, ci può essere un leggero sbandamento, ma non si perde l’equilibrio. Quando due persone sono in questa posizione, si può dedurre come si mettono nella relazione: c’è chi si appoggia all’altro, chi si mette subito pronto a reggere il peso altrui, chi sente tutto il peso sulle proprie spalle anche se l’altra persona è ben radicata sui propri piedi e lascia solo un contatto leggero, chi non si fida e non si appoggia realmente.

Quando poi suggerisco di muoversi, entrano in gioco altre dimensioni: chi prende l’iniziativa? Chi subisce o attende che si l’altro a fare “il primo passo”? C’é un muoversi goffo o un’esplorazione fluida dello spazio? C’é gioco o timore? Rigidità o grazia?

E poi, ancora, cosa succede, cosa si sente quando arriva il momento di staccarsi, di interrompere il contatto? Si traballa? Si sente freddo? Sollievo?

Tutto questo in un’esperienza che può durare anche solo pochi minuti.

A e B, schiena a schiena, sono rigidi, giocano poco. Anche con la musica, il movimento è limitato, poco fluido e spontaneo. C’è chi guida e chi si lascia trasportare passivamente.

Dai colloqui, è emerso chiaramente che il loro conflitto non riguarda temi profondi, ma più che altro aspetti di superficie del carattere, ruvidità che generano attriti. Nel profondo, vogliono restare assieme. Suggerisco allora di provare a discutere, a parlare, non seduti o in piedi uno di fronte all’altra, ma camminando, in modo da non guardarsi in faccia ma guardando entrambi nella stessa direzione. Le due frecce sono ora così:

Questo cambio di prospettiva, cambia inevitabilmente il modo di discutere: non siamo d’accordo su un aspetto o una modalità di affrontare qualcosa, ma entrambi vogliamo la stessa cosa. Questo vale anche per le coppie che hanno deciso di separarsi ma hanno qualcosa per cui valga la pena continuare a “guardare nella stessa direzione”, per esempio se ci sono figli.

A e B ritornano, una volta confrontati con la reale possibilità di una separazione, e decidono, insieme, di volerci riprovare, di continuare la relazione, di camminare assieme.

Come fare dunque per risolvere le situazioni di conflitto e scontro?

Quando si è così → ← , se si fa un passo avanti o un passo indietro (ammesso che uno dei due voglia fare un passo indietro) non si esce dal conflitto. Ma è possibile rendere il conflitto qualcosa di dinamico, creativo. Basta fare un passo di lato. Le due frecce sono ora così:

E questa dimensione può generare movimento, danza.

Quando ho rivisto A e B li ho fatti riappoggiare schiena contro schiena. Pur senza musica, danzavano.

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