Quando il corpo parla. Agiti autolesivi in preadolescenza.

Per la bambina inizia un periodo più conflittuale
negli ultimi anni della latenza,
quando è imminente l’erompere delle pulsioni,
e il Super-io risulta inadeguato
ad arginare l’ondata impetuosa della pre pubertà.

 

Blos (1962, pp.83-85)

La preadolescenza è quella fase di vita che si estende tra i 10 e 14 anni. In questi anni i nostri ragazzi sono alle prese con specifici compiti evolutivi che li ingaggiano fortemente e li mettono a contatto sempre più con la conoscenza ed esperienza del loro mondo interno, oltre che di fronte a nuove relazioni con il mondo esterno.

La pubertà è sicuramente un elemento centrale e cardine della preadolescenza, infatti i ragazzi devono confrontarsi con una serie di cambiamenti corporei fisiologici che accompagnano il passaggio dall’età infantile alla maturazione adulta. I rapidi cambiamenti fisici che si susseguono sono legati a corrispettivi significati sociali e psicologici che esercitano un effetto profondo sul preadolescente, influendo sullo sviluppo dell’identità e mettendo alla prova le capacità di adattamento. Tali cambiamenti possono essere vissuti in modo molto diverso non solo tra maschi e femmine, ma da individuo ad individuo.

Il corpo racconta una parte di noi, del nostro essere, della nostra storia. Sono stati, infatti, proprio alcuni sintomi corporei che mi hanno permesso di incontrare e conoscere più a fondo alcune ragazze preadolescenti.

Quando ho visto per la prima volta Vania, avevo già incontrato i suoi genitori che erano venuti presso lo studio con una precisa richiesta di aiuto rispetto ai tagli che la figlia si procurava sia a casa sia a scuola. Sarà subito Vania a raccontarmi del dolore psichico provato e della soluzione che aveva individuato per poterlo placare. Poi incontro Lorena, inviata da una collega che si era occupata di comprendere le difficoltà di apprendimento segnalate da insegnanti e genitori, ma che a livello clinico non erano state riscontrate. Dopo qualche parola scambiata Lorena mi racconterà del suo fascino per il mondo lugubre, vampiri e sangue. Poi ancora Margherita, giunta insieme alla mamma per alcune cicatrici di tagli risalenti a qualche settimana precedente, entrambe incredule di quanto stava accadendo.

Gli incontri che si sono susseguiti poco dopo con le ragazze sono stati incontri densi di emozioni e di ricerca di significato per quei gesti così dolorosi e, all’apparenza, così “senza senso”. Tutte le ragazze che ho incontrato infatti, razionalmente, sapevano benissimo che questi gesti non erano la migliore soluzione al loro dolore, ma affettivamente non ritrovavano la stessa risposta: i tagli che si erano inferte lasciavano spazio a un momento di pace, di tregua, come se il dolore fisico potesse lenire e diminuire il dolore psichico. Altre volte dichiaravano di aver compiuto questi gesti per attirare l’attenzione, per chiedere aiuto, per richiamare qualcuno a sé.

I nostri incontri sono cominciati proprio da qui, dal sintomo corporeo. Il corpo ferito è stato la strada che ci ha permesso di riconoscere e costruire il senso di quel gesto e risignificare all’interno della propria storia ciò che stava accadendo. Insieme, ognuna di loro attraverso immagini metaforiche, canzoni, serie televisive, disegni ha potuto comprendere più a fondo cosa stava a significare un gesto così forte e autolesivo. Perchè farsi del male? Ci siamo domandate. Perché ferire una parte di sé? Cosa significano questi tagli? Cosa vogliono essere e comunicare?

Vania, Lorena e Margherita hanno ripreso passo a passo il loro percorso evolutivo, hanno ricominciato a intrecciare i fili della loro storia, costruendo il loro futuro, significando parte del loro passato e riuscendo a dare voce a quel dolore che nel corpo si era incistato.

Il corpo dell’adolescente, infatti, diviene un luogo nel quale esprimere “pensieri non pensati”, un luogo nel quale viene espressa la sofferenza dei profondi conflitti evolutivi, un luogo dove poter depositare esperienze e vissuti che non si riescono ancora a mettere in parole. In alcuni casi si tratta di vere e proprie grida di dolore, grida che vogliono richiamare l’attenzione, un’attenzione non egocentrica, ma rivolta alle parti più sofferenti di sé o alle parti meno viste, un’attenzione alla propria unicità. In altri casi si tratta di voler comunicare che qualcosa si è interrotto, che il nuovo corpo è portatore di nuovi valori e/o risveglia dolori passati. Altre volte è necessario fare molta attenzione alla linea sottile tra gli agiti autolesivi e le fantasie suicidarie. I sintomi autolesivi sono sintomi che scaturiscono negli adulti un forte allarme; è necessario infatti prendersene cura, chiedere aiuto, cercando di capire a fondo quale comunicazione, quale significato ha tale agito all’interno della specifica e unica storia di vita di ogni persona.
In questi anni di delicati cambiamenti le ragazze e i ragazzi richiedono una particolare attenzione. Chiedono infatti ai genitori, agli educatori, alle persone adulte, soprattutto, uno sguardo fiducioso e interessato che gli consenta di avvicinarsi e allontanarsi favorendo questo movimento oscillatorio, che continuerà in adolescenza, ma che consentirà loro di comprendere come meglio affrontare e destreggiarsi nel mondo che stanno esplorando. Il corpo, il suo agghindamento, la sua valorizzazione o la sua trascuratezza, i piercing, i tatuaggi diventano strumenti privilegiati di cui l’adolescente si serve al fine di comunicare e far conoscere agli altri e, forse, prima di tutto a se stessi, ciò che sta vivendo e chi sta diventando.

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