Essere “fuori”: chi, che cosa lo è davvero?

“Lo so che può sembrare strano – mi dice concitato Mario – ma io sono sicuro che i miei amici si mettano tutti d’accordo per provocarmi, per farmi andar fuori e poi dirmi “ecco, vedi che sei tu che sei fuori?”. Non è che mi diano addosso tutti assieme, nello stesso momento: lo fanno ognuno per conto proprio. Ma io so che hanno deciso insieme di stuzzicarmi, per farmi andare in escandescenze.”.

Mario ha un vissuto persecutorio del mondo esterno: è convinto che gli altri complottino continuamente alle sue spalle, con il solo scopo di metterlo in difficoltà e di dimostrare il suo scarso valore, le sue debolezze.

La sua capacità di analizzare l’accaduto, di attenersi all’oggettività dei fatti e trarre delle conclusioni basate sui dati di realtà, viene offuscata da quella che lui descrive come “la sensazione” che si tramino complotti alle sue spalle.

La capacità di ragionamento di Mario, a un certo punto, si scontra con la sua convinzione, basata su una percezione, che ci siano delle macchinazioni contro di lui.

Decido di esplorare meglio questa sua “sensazione”.

“Fai mente locale, Mario: quando, esattamente, cominci a percepire la sensazione che gli altri stiano tramando contro di te? E che tipo di sensazione è, puoi descrivermela?”

Mario, spiazzato dal cambio di registro, che dal “mentale” si è spostato sul “sensoriale”, riflette qualche istante prima di rispondermi.

“La sensazione è un senso di chiusura al petto, una specie di nodo alla gola, che mi fa sentire soffocato. In effetti, adesso che ci penso, mi compare sempre quando le risposte degli altri mi spiazzano, quando non riesco a comprenderle e allora mi agito, mi innervosisco”.

“Sembra proprio che questa sensazione, più che dirti della malafede altrui, dica qualcosa di te, del tuo disagio nel non avere il controllo della situazione…” commento io.

“Sì, è vero, ora che me lo fai notare mi accorgo che potrebbe essere così: è qualcosa che arriva da me più che dall’esterno. Cioè, è a causa degli altri che io mi sento così, ma la sensazione ha a che fare con come mi sento io”.

“Esatto. Ma forse per non sentirti senza il controllo della situazione, per dare senso a ciò che ti accade, in qualche periodo della tua vita hai imparato questa strategia: attribuire agli altri la causa di un malessere che nasce invece dentro di te. Hai messo fuori un disagio che per te sarebbe stato altrimenti ingestibile. E, guarda caso, l’accusa che pensi ti arrivi dagli altri è di essere fuori. Credo che sia arrivato il momento di rimettere dentro ciò che è tuo. Oggi lo puoi fare, puoi imparare a stare con quel disagio, puoi imparare ad ascoltarlo e a gestirlo”.

L’avventura con Mario è solo cominciata, ma oggi ha fatto un grande balzo in avanti rispetto alla consapevolezza del suo funzionamento.

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