Una lacrima sul viso: il potere evocativo di sintomi temporanei.

Quando il dolore non trova sfogo nelle lacrime, gli altri organi piangono.
Henry Maudsley

“Come è andato l’incontro di arteterapia Anna?”

“Non saprei … Sì, è stato carino, ho fatto un paio di lavori, ho passato un bel pomeriggio in compagnia, ma a parte questo, appunto non saprei..”

Anna mi trasmette di non essere riuscita a vivere un evidente beneficio, come se il lavoro fatto non l’avesse toccata particolarmente.

“Ti va di parlarmi un pò dei tuoi lavori?”

” Certo. Allora uno era iniziato come una macchia di colore scuro, non sapevo bene cosa stavo facendo, ma pian piano ha iniziato a prendere forma ed è diventata una barba lunga con i baffi.

… ora che mi torna in mente, sai che mentre lo stavo facendo mi è venuto come uno sfogo sul viso!” continua Anna “Si è improvvisamente arrossato e ha iniziato a bruciarmi forte, tanto che sono dovuta correre subito in bagno a rinfrescarmi. Per fortuna è durato poco!”

Quella che mi descrive Anna sembra essere una repentina somatizzazione. Spesso quando la psiche viene stimolata attraverso l’immaginario, in questo caso la barba dipinta, possono essere smossi elementi profondi del nostro inconscio che non riusciamo a portare immediatamente a consapevolezza. Questi elementi possono disturbarci talmente tanto emotivamente che il corpo può venire in nostro soccorso, sfogando questo disagio attraverso la somatizzazione. Diventa quindi importante comprendere la modalità con cui il corpo somatizza, perché può farci scoprire molto dell’elemento inconscio che ci sta agitando.

“Caspita Anna, è stata una reazione davvero molto forte. Puoi indicarmi esattamente dove hai avuto questo sfogo?”

Anna indica con le dita una traccia che parte dall’interno dell’occhio e che via via scende lungo il viso fino a giungere al mento.

“Sembra lo scendere di una lacrima, una lacrima molto dolorosa. La pelle si è irritata tanto come se fosse stata bruciata” le dico.

Lei mi guarda come se un lampo l’avesse colpita improvvisamente. Anna inizia a prendere consapevolezza del significato più profondo che la reazione fisica avuta sottende.

“Ti va se approfondiamo il senso di quanto ti è successo?”

Partendo da una visualizzazione del dipinto da lei fatto approfondiamo le sensazioni ed emozioni che le suscita quell’immagine. “Vedo un mostro, sento paura e inquietudine”. Anna è scossa, vede riemergere una figura molto negativa di un passato lontano, come una brace sotto le ceneri: Un trauma mai narrato.

Il trauma è detto come “l’indicibile non rappresentabile” (Frigoli D.), cioè qualcosa di cui non solo non riusciamo a parlare, ma che spesso non riusciamo neanche a rappresentarci, a focalizzare e riconoscere chiaramente nella nostra psiche. Come se le parti dell’esperienza traumatica che abbiamo vissuto fossero state scomposte e separate tra loro.

Non potendo essere comunicato, rimane dentro di noi e spesso si deposita nel corpo. La somatizzazione, in questo caso è stata una risposta immediata del corpo che ha riconosciuto uno stimolo presente nell’inconscio e legato al trauma subito.

Anna esce dal nostro incontro un pò scossa, ma anche sollevata. Non aver trascurato quel piccolo, ma importante segnale del corpo, la lacrima di fuoco sul suo viso, ci ha dato l’opportunità di iniziare ad affrontare un pezzo importante della sua storia che ora può finalmente essere elaborato per lasciarla libera.

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