L’insonnia: quando fidarsi del buio che spaventa.

Che cos’è l’insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni?

 

Marguerite Yourcenar

Maurizio, circa 50 anni inizia un lavoro psicoterapico a seguito di una separazione altamente conflittuale dalla moglie, dopo circa 25 anni di matrimonio.
Direttore di filiale di una banca, uomo molto preciso e razionale.

Un pomeriggio durante la seduta mi confessa di sentirsi molto assonnato. Temo sia una fuga ma sto con lui.
“Non riposa bene la notte, Maurizio?”, chiedo considerando il sonno una parte fondamentale delle nostre funzioni vitali e un’area rivelatoria di molti aspetti del funzionamento delle persone.

“Beh io non riposo mai bene, o meglio io non mi addormento facilmente la sera, quindi poi non dormo ore sufficienti”. Dichiara.
“Che cosa fa la sera quando va a letto?”. Indago.
“Penso. Penso al lavoro che non ho finito in banca, a tutto quanto mi ritroverò da fare all’indomani e … non so mi giro e mi rigiro. A volte mi capita anche di svegliarmi presto al mattino. Molto prima della sveglia”. Continua Maurizio, il suo tono è quello di un uomo che elenca i punti da rivedere di un bilancio.

“Nel senso che fatica a lasciarsi andare al mondo dei sogni e talvolta si sveglia improvvisamente interrompendoli questi sogni?” Riassumo spostando il tema dal sonno al mondo onirico, come spesso nei detti popolari si usa dire “ il mondo dei sogni”, per spiegare quello spazio “che non c’è” forse ubicato nella mente di ciascuno, dove tutto è possibile.

Mauro mi guarda. E si sposta altrove. Quasi ad interrompere il flusso delle emozioni.

Dal punto di vista clinico, l’insonnia è un disturbo dovuto alla diminuzione della durata e della qualità del sonno, con ripercussioni, più o meno gravi, sullo stato di benessere e di efficienza dell’individuo, che ha la sensazione di un riposo insufficiente. L’insonnia può essere di tre tipologie, insonnia iniziale con difficoltà di addormento, intermedia, con interruzione del sonno notturno e finale, con risveglio precoce.

L’insonnia iniziale è legata simbolicamente alla difficoltà di scivolare verso l’incoscienza, di perdere il contatto con la realtà ma anche con se stessi, di non esistere più. Il sonno rappresenta una piccola morte a cui cedere per poi rinascere al mattino. Per questa ragione addormentarsi può diventare difficoltoso o impossibile in tutte quelle situazioni in cui è presente una forte angoscia, oppure nei momenti in cui si stanno vivendo cambiamenti profondi, anch’essi “piccole morti”. L’addormentamento è un passaggio allo sconosciuto, all’abbandono di sé, all’incontro con la passività, con la preparazione al ricevere.
“A volte mi devo alzare, non riesco a rimanere sdraiato”, confessa nel silenzio che io lascio rimbombare ricreando la condizione da cui Maurizio sfugge ogni notte, appunto.

Mi chiedo se sfugga dal buio. O Dal silenzio fuori. O dal rumore dentro.

Di notte i sensi danno spazio al nostro mondo interiore. Potrebbe sopraggiungere il timore di entrare in un universo non conosciuto, non controllabile, e tutto ciò che è sconosciuto fa paura.
A volte la dimensione interiore è oscura. E l’oscurità a Maurizio fa ancora paura.

I bambini temono il buio, tutto quello che non è visibile con gli occhi viene trasformato in un fantasma, in un mostro che può far loro male. E allora piangono forte così un adulto arriverà a consolarli.

Da adulti le paure sono le stesse. Il mostro, il buio, il fantasma arrivano ancora e non c’è nessuno che ti prende in braccio. Se non te stesso.

Quando siamo più vulnerabili il contenuto rimosso viene a galla e ci sveglia, ci chiama.

Spesso Maurizio sfugge da questi con risvegli mattutini precoci, concentrandosi sulla giornata, si alza molto presto, si focalizzata sugli impegni di lavoro mettendo in atto un tentativo di riprendere il controllo il prima possibile.
Eppure quando apriamo gli occhi forse, se non è il suono del cellulare che dichiara le sette del mattino e ci costringe a svegliarci, c’era qualcosa che l’inconscio desiderava vedessimo.

Ma Maurizio ancora scappa, apre il sole 24 ore e costruisce meccanismi di incastro sui titoli in ribasso della giornata.

Ancora una volta il nostro corpo sa quello che vuole, ci prova in ogni modo, ma spesso ascoltarlo implica l’essere pronti a brancolare nel buio senza sapere se, di fronte al mostro, qualcuno accenderà la luce e ci prenderà per mano.

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