“Nonno mi manchi!”. Cartoni animati e videogiochi come strumento per l’elaborazione del lutto.

Gabriele ha 10 anni, giunge in consultazione per notevoli difficoltà scolastiche sia di apprendimento sia comportamentali. Viene descritto come un bambino che tende ad isolarsi e, se disturbato, diventa aggressivo. Il suo comportamento non riesce ad essere compreso dalle insegnanti, dai compagni di classe e talvolta nemmeno dai genitori.

Prima del colloquio con Gabriele immagino di incontrare un bambino oppositivo, con poca voglia di interagire. Immagino possa riproporre la dinamica relazionale di cui mi avevano parlato i genitori, ma non sarà davvero così.

Al nostro primo incontro Gabriele è timido, si nasconde dietro alla mamma, vuole entrare in stanza solo con lei. Li accolgo insieme. Dopo le nostre presentazioni gli faccio qualche domanda per aiutarlo a parlare di sé e del suo mondo. Gabriele, allora, inizia a raccontarmi con estremo interesse della sua passione per il cartone animato e il videogioco “Inazuma Eleven”. Approfondiamo questo tema, mi incuriosisco della trama di questo cartone (o meglio Anime, essendo un cartone giapponese tratto da un Manga) e dei suoi personaggi. Grazie a questo tema altamente simbolico e con un importante significato affettivo riusciremo ad addentrarci alla scoperta del mondo emotivo di Gabriele.

Gabriele mi racconta che non riesce a relazionarsi facilmente con i compagni di classe, la situazione, però, è peggiorata un anno fa quando è morto il nonno. Il nonno viene descritto come una figura positiva e di riferimento per il bambino: lo aiutava a fare i compiti, andavano all’oratorio a giocare a calcio, passeggiavano per le vie della città scoprendo chiese e angoli interessanti. Trascorrevano, così, i pomeriggi insieme.

Mi dice che non ha mai più parlato di lui perché gli bastava dire il suo nome per commuoversi. Quando veniva deriso a scuola capiva che non riusciva più a gestire la sua rabbia perchè non si sentiva compreso. Sentiva il suo mondo interno troppo fragile, invaso e non visto, le sue emozioni erano confuse e l’unico modo che aveva per difendersi era attaccare.

Qualche seduta successiva, mentre Gabriele disegna, mi racconta la storia della persona che sta disegnando: Mark Evens, il protagonista dell’Anime “Inazuma Eleven”. Mark è il portiere di una squadra di calcio e ha perso il nonno, anche lui portiere, quando era piccolo. Il nonno gli ha lasciato in eredità i suoi guantoni, grazie ai quali Mark riesce a parare molti goals e a sconfiggere gli avversari. L’espressione gioiosa del viso di Mark, ritratto nel disegno, sta ad indicare il coraggio di non voler arrendersi mai nonostante le avversità. Successivamente, disegna Cammi, anche lei personaggio del cartone con una storia personale simile a quella di Mark. Cammi ha perso entrambi i genitori, è stata adottata da un’altra famiglia e non ricorda nulla del suo passato. Grazie all’incontro con Mark riuscirà a recuperare aspetti del suo passato e ritroverà il sorriso.

Questo è quanto anche io e Gabriele riusciremo a fare grazie al nostro incontro: simbolizzare il dolore e le emozioni che non riusciva più ad esprimere grazie all’utilizzo del cartone e del videogioco. L’esperienza di Mark permetterà al bambino di narrare anche la sua esperienza e accogliere il lutto e la perdita, per poi dare un nuovo significato a quanto accaduto. Gabriele, come Mark, sentiva che il nonno gli aveva lasciato dei “super poteri” come la capacità di giocare e divertirsi a calcio, la possibilità di apprendere quanto insegnato a scuola e la relazione con la sua famiglia. Purtroppo, però, a Gabriele sembrava che tutto questo se ne fosse andato insieme al nonno e quindi si era rifugiato in un mondo fantastico in cui poter rivivere tutto questo nei cartoni e nei videogiochi.

Quando i cartoni e i videogiochi ci hanno permesso di capire quale senso avessero per Gabriele si è verificato un vero e proprio cambiamento. Questi strumenti non sono più stati solo il mondo entro cui rifugiarsi per poter rivivere esperienze passate, ma sono diventati il ponte per comprendere come, nonostante la morte e la perdita, le esperienze e gli insegnamenti del nonno non se ne fossero andati insieme a lui, ma potevano essere vissuti in una nuova modalità, proprio come avevano fatto Mark e Cammi.

Molto spesso ci capita di vedere i ragazzi immersi nei videogiochi e ci si domanda cosa stiano facendo e quanto li allontanino dalla realtà. Spesso, però, questi strumenti ci raccontano molto dei nostri ragazzi: i loro interessi, le loro relazioni, veri e propri aspetti del loro sé che vengono proiettati nel videogioco e con i quali si identificano. Quindi, per quanto sia importante provare a capire quale possa essere la migliore gestione e i tempi del loro utilizzo, è ancora più importante domandarsi e interessarsi: “Cosa hai fatto oggi online?”, “Cosa è successo?”, “Come è andata?”.

È molto significativo immaginare e comprendere il mondo online come parte della vita dei nostri ragazzi, come lo è sempre di più della nostra, e individuare all’interno di questo una possibilità per noi di relazionarci e interessarci a loro, affinchè il mondo virtuale diventi una dimensione entro la quale stare e condividere senza isolarsi.