Lo zoppo impara a camminare. L’abitudine alla paura.

Da ragazzo andavo spesso a camminare in montagna con mio padre. Una volta, probabilmente, avevamo esagerato con lo sforzo e i muscoli di una gamba mi hanno fatto male per alcuni giorni, costringendomi a zoppicare leggermente.

Fin qui, nulla di straordinario. La cosa singolare, che ancora ricordo vivamente, fu che, passato il dolore, lo zoppicare era continuato per alcuni giorni: il mio corpo si era abituato al dolore, e continuava a mantenere una modalità disfunzionale di camminare (lo zoppicare) che aveva assunto per difendersi da quel dolore.

La stessa cosa ci può capitare con la paura (ma anche con altre emozioni): ci abituiamo ad avere paura di qualcosa e, talvolta, sparita la paura persiste comunque l’evitamento. Nella mia storia, per fare un esempio, questo è successo col parlare in pubblico. Nonostante la terapia, il lavoro su me stesso e le esperienze, ci ho impiegato un po’ a rendermi conto che quella paura non c’era più, non era più attuale.

Cosa ha fatto sciogliere quel nodo? Sempre il lavoro su di me, sulle mie tensioni e sulla consapevolezza di ciò che sentivo e non di ciò che pensavo di sentire. Sembra banale ma non lo è.

Dinamiche simili possono succederci in infinite variazioni. “Zoppicare” per ognuno di noi può essere varie cose: la paura, una relazione, un sentimento o un ideale. La soluzione, spesso, è la stessa: portare l’attenzione dentro e in basso, dall’esterno e dalla testa al cuore e alla pancia. E possiamo accorgerci che quel vecchio dolore non c’è più, o almeno non è così forte.

E che possiamo lasciar andare quello zoppicare a cui un po’, forse, eravamo affezionati e (re)imparare a camminare.