Scopriamo insieme la preadolescenza e i suoi compiti evolutivi.

Scopriamo insieme questa importante e delicata fase del ciclo di vita e quali sono i principali compiti di sviluppo che la caratterizzano.

La preadolescenza è quella fase di sviluppo che riguarda i ragazzini dai 10 ai 14 anni. Si tratta di un periodo caratterizzato da tratti invarianti in tutte le culture e da tratti più specifici socialmente e culturalmente mediati.

Tale periodo del ciclo di vita è segnato da compiti evolutivi che attendono i ragazzi e che possono essere così elencati: le trasformazioni corporee determinate dall’avvento della pubertà, l’acquisizione dell’identità di genere, la separazione e individuazione che inizia a determinare nuovi confini e distanze tra maschi, femmine e soprattutto dalla famiglia. Inoltre, in questo periodo, lo sviluppo cognitivo giungerà a compimento portando significative trasformazioni nel pensiero. Si passerà da un pensiero di tipo concreto ad un pensiero logico-deduttivo che supporterà la capacità di saper leggere il proprio e l’altrui comportamento.

È importante fare attenzione a questi aspetti specifici dell’età considerando che i cambiamenti in atto sono molto rapidi e mostrano dei confini indeterminati, osservabili sia sul piano fisico, sia psichico, sia sociale.

Entrando più nello specifico, utilizzando le parole di Jaspers, possiamo addentrarci alla scoperta dei vissuti dei nostri preadolescenti:

“Il corpo è un oggetto per me ed io sono questo stesso corpo”. Jaspers (1913)

Quando Jaspers descrive il corpo si rifà immediatamente a due condizioni che si presentano contemporaneamente: il soggetto sente il corpo come parte di sé e allo stesso tempo lo percepisce come oggetto. Il corpo viene sentito dall’interno e percepito in superficie, questa condizione che interessa il “dentro” e il “fuori” dà al corpo una funzione assolutamente peculiare.

In preadolescenza è molto facile osservare questa duplice valenza. Il corpo in cambiamento diviene oggetto di interesse, i ragazzi lo scrutano e imparano a conoscerlo. Le trasformazioni fisiche della pubertà scaturiscono una serie di emozioni e comportamenti che devono essere elaborati per approdare alla mentalizzazione del nuovo corpo. Lo stesso Freud (1922) dichiarava che l’Io è prima di tutto un Io corporeo, riconoscendo, già allora, l’importanza delle trasformazioni puberali e delle novità innescate dalla sessualità. L’esperienza della pelle, infatti, può essere considerata il più antico fondamento dello sviluppo dell’Io, che costituisce la prima sperimentazione psicologica del confine, del limite, una demarcazione tra mondo interno e mondo esterno che media le prime relazioni e la prima rappresentazione di sé.

La pubertà è un elemento centrale e cardine della preadolescenza, si tratta di una serie di cambiamenti fisiologici che accompagnano il passaggio dall’età infantile alla maturazione adulta. I rapidi cambiamenti fisici che si susseguono sono legati a corrispettivi sociali e psicologici. Un forte segno dell’avvento del cambiamento corporeo delle femmine è l’avvento del menarca, mentre per i maschi dalla polluzione notturna. Si tratta di due “riti iniziatici” diversi. Finzi (2001) ritiene che per la femmina questo momento è all’insegna del dolore, che definisce mistico, poiché la percezione di tale evento e del ciclo mestruale è strettamente legata alle rappresentazioni mentali e alle emozioni che ne scaturiscono. Queste possono essere spesso contrastanti, di accettazione o rifiuto, soddisfazione o ripugnanza, riconoscimento di sé o estraniamento. Per il maschio, invece, è un evento disegnato dal piacere, per quanto il vissuto possa avere la propria soggettiva definizione, è vero che in primo piano risulta il desiderio erotico e la sua imprevedibilità.

Queste modificazioni sfidano gli equilibri raggiunti durante il periodo di latenza, sarà necessaria una buona integrazione per giungere ad un equilibrio emotivo e relazionale del proprio sé, mettendo alla prova le capacità di adattamento (Leonelli Langer & Campari, 2012).

I preadolescenti devono affrontare il lutto del corpo bambino, il concetto di sé non è più basato univocamente sull’opinione dei genitori, ma è ricavato principalmente dal giudizio dei coetanei, considerati i massimi esperti. Si passerà da sentimenti di estraneità e insicurezza ad un corpo investito di specifici significati e rappresentazioni. I cambiamenti del corpo richiedono un aggiustamento dell’immagine di sé e un confronto con gli ideali narcisistici che possono, anche, essere disattesi. Il nuovo corpo sancisce, tra l’altro, la differenza tra maschio e femmina, ciò richiede al preadolescente una definizione della propria identità di genere, con annesse fantasie e aspettative (Bignamini, 2010).

I cambiamenti corporei hanno ricadute non solo sul sé, ma anche sulle relazioni. È proprio questo cambiamento che inizia a segnare qualcosa di diverso nel rapporto con i genitori: i confini non sono più quelli di una volta, in cui i genitori erano le uniche figure di riferimento altamente idealizzate, ma iniziano i primi movimenti di separazione-individuazione. Le relazioni con i pari si fanno sempre più importanti, in questa fase di vita acquisiscono un grande valore l’amico del cuore e il gruppo monosessuale. Soprattutto per le femmine, l’amica del cuore sarà colei che custodirà i grandi segreti, colei con la quale affrontare e superare le nuove situazioni sociali, condividere ansie e vergogne. Il gruppo monosessuale è un altro aspetto fondamentale di questa fase, i due generi sono ancora guardati con diffidenza e distacco, ma appartenere al gruppo del proprio sesso è fondamentale per definire le proprie caratteristiche di genere e condividere i nuovi interessi. Il gruppo diverrà il mezzo e lo strumento con cui distaccarsi mano mano dai genitori. La non-appartenenza è elemento di tristezza e disagio per i ragazzi, tanto da far percepire il ragazzo come solo e “diverso”.

Le relazioni, dunque, iniziano ad acquisire un nuovo significato, il preadolescente si trova soltanto all’inizio di questa avventura, della quale non comprende ancora la forte ambivalenza che può significare volersi allontanare dai genitori, affidarsi ad un nuovo gruppo, sentire ancora la necessità di poter ri-approdare alla base sicura. Lo sviluppo cognitivo, che si sta concludendo, consentirà al preadolescente di acquisire tutti gli strumenti di cui ha bisogno per riuscire a leggere la realtà che si farà più ampia e complessa. Il pensiero formale verrà consolidato intorno ai 12/13 anni (Piaget, 1936), ciò permetterà di passare dalla sola dimensione del reale a quella dell’ipotetico e consentirà di iniziare a simbolizzare, iniziando a comprendere sempre meglio il proprio pensiero, quello altrui e di poter dare un senso a quanto sta accadendo.

Tutti i vissuti, come ansia o vergogna, che dal corpo scaturiscono possono rimanere in esso incistati; può essere il caso dei ragazzi che attaccano o manipolano violentemente il proprio corpo, dei ritirati sociali o di coloro che digiunano o viceversa ingoiano troppo cibo per poi vomitarlo (Pietropolli Charmet, 2013) oppure possono diventare emozioni da conoscere e attraverso le quali poter esprimere e arricchire nuove parti di sé.

Questo breve viaggio nella preadolescenza ha permesso di mettere alcune coordinate rispetto alla conoscenza e comprensione dei nostri ragazzi che stanno attraversando una specifica fase della vita. Tale specificità chiede anche a noi adulti di provare a sintonizzarci al meglio con il loro funzionamento per far sì che possa continuare a rimanere aperto un canale di comunicazione e comprensione, affinché la relazione tra adulti e ragazzi possa rimanere una base sicura dove approdare e poter esprimere i propri dubbi, emozioni e incertezze rispetto alla crescita e al cambiamento, senza sentirsi mai soli.