Finalmente! Quando mi sono arrabbiata col terapeuta

Anche per me arrivò il terribile giorno. Quello in cui, a farti andare fuori dai gangheri non sono i compagni di terapia né le circostanze, ma la terapeuta in persona.

Dapprima stentai a riconoscere quell’emozione così poco elegante.

Poi mi stupii della veemenza con cui desiderai incenerirla.

A seguire mi inviperii ancor di più: -Begare con chi pago per farmi star meglio?!-

L’esperienza suggerì che stavo certamente proiettando su di lei qualcosa di personale, cosa che mi mandò ancora più in bestia.

 

E il gruppo? Penserà che mi sono ammattita!

Al diavolo tutti! E che mi sbattano pure fuori! Anzi, me ne vado io!

 

Pronta a inforcare la porta, mi ribellai, rossa come un peperone.

Il senso di colpa e di ingratitudine cantavano come sirene, ma io sfidai la mia terapeuta, il mio unico mentore, il mio colosso di Rodi, il mio Faro di Alessandria.

 

-Finalmente!- si complimentò la terapeuta.

 

Scoprii così di aver appena varcato le colonne d’Ercole dell’adolescenza, in ritardo solo di una trentina d’anni.

A quel punto sì che andai intimamente su tutte le furie, ma mi diedi anche il permesso di restarci, almeno fino al raggiungimento della maggiore età.