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Ciò che non controlli, ti sta insegnando a lasciare andare

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La psicosomatica delle emorroidi

Gli alberi d’autunno ci insegnano qualcosa di prezioso…

come lasciare andare le cose.

(Anonimo).

Innanzitutto, c’è un’importante precisazione che è doveroso fare: tutti hanno le emorroidi. Si tratta, molto semplicemente, di vene situate al livello del retto e dell’ano.

Le emorroidi, dal greco haîma, “sangue” e rhéó, “scorrere”, sono vene molto elastiche, esattamente come tutte le altre vene del corpo umano; nello specifico, esse permettono l’apertura del retto nel momento della defecazione. Quando si va di corpo, la contrazione dà origine a una forte pressione sanguigna al livello di queste vene: esse si dilatano, permettendo così l’espulsione delle feci. Un procedimento del tutto normale e naturale.

Il problema, di cui spesso le persone si vergognano di parlare, anche con il medico stesso, è l’infiammazione delle emorroidi.

Quello delle emorroidi però è un problema più frequente di quanto si possa pensare. Ad esserne colpito, infatti, è il 10% della popolazione mondiale adulta, laddove l’incidenza è maggiore tra chi ha superato i 50 anni di età e vive in una delle aree più sviluppate del pianeta.

Più nello specifico, le emorroidi sono dilatazioni della parete di vene situate nel tessuto del tratto terminale del retto e dell’ano.

Non è rara la condizione per cui le emorroidi non determinano alcun disturbo, e in questo caso si parla di emorroidi cieche. Più spesso però la sintomatologia comune comporta una modesta perdita di sangue a ogni emissione di feci, prurito, bruciore e senso di peso rettale. Il sanguinamento può anche essere indipendente dalla defecazione, così come può colorare le feci. L’aspetto principale a cui riservare la giusta attenzione è il colore del sangue, che in questo caso dovrà essere rosso vivo, in quanto proveniente dall’ultimo tratto del canale intestinale.

Se ci spostiamo dal funzionamento fisiologico fisico a quello psichico, in assenza di infiammazione, parliamo della capacità dell’individuo di portare a termine il processo digestivo con l’assunzione di alimenti e elementi che poi il corpo è in grado di espellere con naturalezza una volta assimilati, eliminandone scorie e ciò che non è adatto per essere accolto.

Quando invece il corpo si ammala in questo organo, qualcosa di questo processo di assunzione-eliminazione di contenuti (cibo ed emozioni, che sono rispettivamente il nutrimento del corpo e della psiche) è reso difficile, il segnale di questa difficoltà è il sintomo emorroico.

Sul piano simbolico le emorroidi simboleggiano qualcosa che, come nel caso dell’ernia iatale o dell’ernia inguinale, sta uscendo dalla sua sede. Me se nell’ernia iatale ciò che il viscere – stomaco rappresenta va verso l’alto, tentando di farsi sentire a livello razionale, nelle emorroidi, invece, la mucosa anale, che prolassa verso l’esterno, con i suoi contenuti simbolici, va invece verso il basso, sfugge ancora di più alla coscienza: si tratta di contenuti che proprio non vogliono essere presi in considerazione. Ovviamente, sono pulsioni profonde, legate perlopiù al mondo degli istinti, fantasie, desideri,  a una sessualità non vissuta o vissuta all’interno di un forte conflitto morale, dove è giudicata “sporca”, come qualcosa di cui vergognarsi e da allontanare al più presto; ma può trattarsi anche di un dolore profondo, viscerale appunto, legato a un lutto, ad una separazione, che vuole essere controllato e subito spinto via, spinto fuori, prima ancora di essere elaborato. L’emorroide esprime quindi, in questo caso, il rifiuto di un dolore troppo grande, di una sofferenza insostenibile che “non ci sta dentro”. Quando si collega alla stipsi, il tema dello “spingere fuori” è correlato al trattenere tipico della persona stitica, e in tal caso le emorroidi “compensano” le feci mancanti. Esse tuttavia possono avere anche una valenza difensiva nei confronti dell’ambiente circostante: soprattutto nella donna, quando si sente minacciata dal forte desiderio sessuale del partner o, più in generale, quando sente di poter essere invasa da eventi più grandi di lei. Qui le emorroidi indicano il bisogno di “chiudere” il passaggio simbolico di entrata, mettendo un ostacolo alle insidie che giungono dall’“esterno”. In altri casi ancora, tale disturbo segnala una stasi esistenziale; associato a un eccesso di sedentarietà, indica che si sta “covando” troppo qualcosa che si ha dentro: un progetto, un’energia, un desiderio. Quando sanguinano possono avere due valenze: la prima, legata alla sessualità e alla morale, riguarda l’espiazione, ed è una sorta di autopunizione; la seconda riguarda invece un grande dolore vissuto, e indica il pianto: lacerazione affettiva profonda, nascosta agli altri e anche alla propria coscienza.

Le persone soggette a disturbi alle emorroidi dovrebbero chiedersi la ragione autentica del bisogno di occultare le proprie emozioni profonde, soprattutto quelle negative e dolorose.

I  soggetti che portano una somatizzazione dovrebbero essere aiutati oltre che dal medico, che si occupa del loro organo ferito, da uno specialista psicoterapeuta che li aiuti nel riconoscere quali sono i contenuti che il soggetto stesso sta nascondendo e di cui non ha quasi mai consapevolezza.

Il terapeuta che si occupa di psicosomatica di fronte a questa patologia si chiederà quali emozioni legate al senso di colpa non riescono veramente ad uscire dal corpo, e  quali fantasie il soggetto non riesce a lasciarsi andare tendendo ad occultarle. Il timore del giudizio, la paura di essere attaccato e/o ferito dal partner stesso nella comunicazione dei propri vissuti aggressivi, porta il soggetto a tenere dentro troppo a lungo le emozioni. Le stesse ad un tratto prendono il canale del corpo e vengono violentemente espulse in una forma socialmente e familiarmente accettabile, le emorroidi.

Il retto è la parte finale dell’intestino crasso, quella in cui si accumulano le materie fecali finché si produce il bisogno di defecare. Rappresenta il fatto di arrivare in fondo, il punto di arrivo. È qui che finiscono i resti della trasformazione alimentare, prima dell’evacuazione. I dolori rettali sono talvolta collegati alla non accettazione del modo in cui finisce qualcosa in cui abbiamo investito energia.

Infatti la fuoriuscita di questo contenuto, comporta dolore, pensiamo al sanguinamento durante l’evacuazione in presenza di emorroidi. Anche la simbologia del contenuto espulso è abbastanza evidente: le feci rappresentano la realtà conflittuale di cui ci si vorrebbe liberare, le emorroidi dolorose rappresentano il malessere interiore come conseguenza al conflitto irrisolto a cui si fa resistenza. Il messaggio intrinseco è: “per risolvere il conflitto bisogna attraversare una sofferenza che può essere paura, paura di prendere una decisione, del cambiamento, di una perdita, ecc. e lasciarla andare psichicamente”.

Nel momento in cui la persona decide con coraggio e serenità di affrontare e risolvere il conflitto, la manifestazione emorroidale inizia a rientrare e guarire.

È dunque inutile ingoiare e restare in vissuti emotivamente disturbanti, chiedendo al corpo di contenere tutto “lo sporco” che noi non riusciamo ad espellere psichicamente. Non possiamo accettare, rimanere in situazioni inadatte senza elaborarne i vissuti a questo legati. Chiederemmo al corpo di occuparsi di ciò che noi non siamo in grado di fare, rischiando sovraffaticamento dello stesso, malattia, e altrettanto dolore che va ancora sentito e affrontato.

 

 

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Un commento in “Ciò che non controlli, ti sta insegnando a lasciare andare

  1. Mi risuona la metafora della defecazione come bisogno di lasciar andare fisicamente, ma anche psichicamente. Mi arriva l’ immagine di un’ intelligenza superiore dell’ organismo che trova una risposta ed una via di evacuazione di una sofferenza che se permanesse oltre al suo interno, lo distruggerebbe. Interessante il riferimento alla direzione verso il basso che diventa sì una via d’ uscita come spinta naturale alla sopravivenza, ma che non contempla la necessaria risalita a livello cosciente del conflitto che rimarrà per questa via al livello di mero vissuto organismico non elaborato. È proprio vero che l’ uomo è un animale incompleto, spiritualmente ammalato in via di guarigione, ma è altrettanto vero che affinché il processo di guarigione e completamento possano giungere a ” compimento”, sono indispensabili delle relazioni significative in grado di riattivare o stimolare tali capacità innate.
    Alisa