Là dove i neonati smettono di respirare
non per il piombo, ma per la sete,
dove le scuole diventano macerie
e i quaderni si coprono di polvere,
l’innocenza resiste come brace sotto le rovine.
Non ha armi, non ha difese,
e proprio per questo smaschera i potenti:
il suo silenzio brucia più delle parole,
il suo corpo fragile pesa più di mille eserciti.
Ogni bambino ferito a Gaza
diventa fratello dei bambini di ogni luogo,
specchio che costringe a guardare
la menzogna mascherata da giustizia,
la violenza travestita da ordine.
E il mondo, intero, vacilla.
Dalle piazze d’Europa ai villaggi d’Africa,
dai quartieri americani alle terre asiatiche,
un filo invisibile lega le coscienze:
l’urgenza di un bene più grande
che non appartiene a un popolo soltanto,
ma alla libertà di esistere
di tutti i popoli oppressi.
Il potere crede di avere la forza,
ma è l’innocenza che costringe la verità a emergere:
scardina le maschere,
spezza le catene invisibili,
chiama alla luce.
Il potere dei tiranni conosce da sempre la sua paura:
il bambino.
Erode ancora vibra nelle stanze dei potenti,
tremano di fronte all’innocenza
perché sanno che nessun esercito
può fermare la verità che porta in sé.
Il bambino perseguitato
è già seme di un mondo nuovo:
la sua fragilità smaschera la violenza,
la sua esistenza spezza le corone,
la sua voce silenziosa
trasforma la storia.
Il potere degli innocenti
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