In punta di piedi: un viaggio a sette dentro la propria luce

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Un cerchio, otto incontri, una stanza del Centro Divenire. Il racconto di come nasce, settimana dopo settimana, la libertà di stare con se stessi.

Tutto è iniziato in punta di piedi, senza far rumore. Qualche sguardo un po’ smarrito. Ognuno con il proprio bagaglio ingombrante, quello di cui era stanco, quello di cui si vergognava un po’. Lo ha portato con sé fino a quella che avrebbe imparato a sentire come la sua sedia, in quella stanza del Centro Divenire.

Una tisana? Sì, grazie.

Un cerchio di sette persone. Cinque hanno scelto di intraprendere un viaggio dentro i meandri della mente e delle viscere, per affrontare la distimia o per imparare a riconoscere in tempo i segnali che anticipano una ricaduta depressiva. Due hanno avuto il ruolo di accompagnatrici. Otto incontri, tra marzo e maggio, a cadenza settimanale, ispirati al protocollo evidence based MBCT, terapia cognitiva basata sulla Mindfulness per la prevenzione delle ricadute depressive e la cura delle distimie.

Negli incontri, esperienziali e di psicoeducazione, ognuno ha messo in campo il proprio modo d’essere e di sentire, scoprendo pian piano, e con coraggio, sfaccettature di sé presenti ma fino ad allora nascoste, inesplorate.

Le voci della stanza.

“La mia mente divaga.”

“Mi sono sentita leggera, presente, in un contesto di non giudizio.”

“Sento molto dolore al petto.”

“Gli home work mi fanno innervosire, non riesco a farli.”

“Non so se sento e cosa sento.”

“Sono stato bene dentro la pratica, la risperimenterò.”

I colleghi delle stanze vicine chiedevano, sorpresi: “C’è stato il gruppo MBCT ieri sera? Non vi abbiamo sentito!”

E dietro quella porta, senza far rumore, agli sguardi smarriti se ne sono via via aggiunti altri: curiosi, condivisi, umidi, tristi, ironici, connessi, coraggiosi, stanchi, fiduciosi, luminosi.

Nel primo incontro ognuno era entrato in punta dei suoi due piedi in quella stanza diventata cerchio. Alla fine, ognuno ne è uscito in punta dei suoi quattordici piedi: con un bagaglio più leggero, e la possibilità di continuare a esplorare, anche più in là.

Cosa resta, nelle parole di chi c’era

Silvia porta con sé uno spazio a cui tornare: “Trovare uno spazio tranquillo, anche solo per pochi minuti, per riconnettermi con il respiro, percepire il mio corpo nello spazio e prestare attenzione al mio dialogo interiore mi aiuta a vivere con meno ansia, essere più compassionevole nei miei confronti e avere più coraggio per affrontare le piccole e grandi sfide della vita.” Una frase, dice, racchiude tutto: “Edificare dentro di noi un luogo sicuro in cui tornare, indipendentemente da ciò che succede all’esterno.”

Elena ha trasformato il percorso in versi, un modo per ricordare a se stessa che stare nel presente non significa combattere con ciò che il corpo mostra, ma accoglierlo con gentilezza. Tiene con sé la consapevolezza che meditare aiuta a riportare la presenza nel qui e ora, quando la mente vaga tra i traumi del passato e le preoccupazioni per il futuro: un respiro con i piedi ben radicati al pavimento, uno strumento nella cassetta degli attrezzi, utile anche nella calma, per ricordare che il sole c’è, anche dietro le nuvole.

Laura era scettica. Con l’MBCT ha trovato una chiave diversa per i momenti di depressione e ansia: “Li devi accogliere, respirare, farli tuoi, anziché mandarli via.” Sa che non è costante nella pratica, ma sa anche che è così che si deve fare, e che basta un piccolo promemoria, un podcast, un brano letto, per non perdere l’abitudine.

Irina ha imparato ad accogliere diversamente i pensieri negativi: “Quei visitatori che arrivano senza preavviso, che spesso ti mettono a soqquadro la casa e che cerchiamo di scacciare, possono essere fatti accomodare nel nostro salotto, sulla poltrona buona, a spiegare perché ci fanno visita, a raccontare qualcosa di sé… e di noi.”

Marco ha partecipato per capire come gestire le proprie crisi depressive e convivere con una nuova diagnosi. Le sedute gli hanno dato consapevolezza, e uno sguardo diverso sulla propria malattia: non più un handicap, ma un monito a vivere con ritmi più calmi e riflessivi. Consiglia il percorso a chiunque conviva con un disturbo dell’umore.

Seduta dopo seduta, tra i partecipanti è sviluppata una rete di sostegno reciproco: la naturalezza di chiedere “Posso intervenire?”, i suggerimenti nati dall’esperienza diretta quando qualcuno faticava a intravedere uno spiraglio di luce. C’è chi ha imparato a mangiare una pizza con piena partecipazione, chi ha scoperto che andare in moto poteva diventare un’occasione per abitare il presente. E anche dopo la fine del percorso, il gruppo ha continuato a condividere piccoli spazi con pratiche di mindfulness, perché la conclusione non è stata una chiusura, ma l’inizio di un cammino più autonomo.

Un nuovo cerchio si apre.

Chi conosce la distimia, le ricadute depressive, i pensieri che si affollano senza permesso, sa quanto sia raro trovare uno spazio dove tutto questo possa essere detto, ascoltato, accolto senza giudizio. Le voci raccolte in queste pagine raccontano cosa può nascere in otto incontri: non una soluzione definitiva, ma una cassetta degli attrezzi. Non l’assenza del dolore, ma un modo nuovo di stare accanto a sé.

Il percorso “Ritrovare Luce dentro di Sé” torna da gennaio 2027, anticipato da una serata di presentazione aperta a chi vuole conoscere il metodo prima di scegliere di entrare nel cerchio.

Per informazioni sulla serata di presentazione e sulle iscrizioni al nuovo ciclo, contatta il Centro Divenire oppure visita la pagina dedicata sul nostro sito.