RICONNETTERSI. sul bisogno fondamentale della coppia

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A volte, nella coppia, uno dei due si ritira. Non perché non ami più, ma perché ha imparato, da bambino,
che l’amore può ferire.
Allora si chiude, si nasconde sotto un velo invisibile,
come una creatura che ha bisogno di tornare nel bozzolo
per non sentire troppo.
Nella seduta di oggi, la rappresentazione di quel gesto antico – un corpo avvolto in un telo arancione, rannicchiato —
ha permesso all’altro di vedere, finalmente, non un rifiuto, ma una #ferita.
E di scoprire che, anche nell’#impotenza, si può restare presenti.
Che l’amore, a volte, non è “fare”,
ma saper restare accanto, fino a che il #contatto si riapre.
In molte storie — da Le onde del destino di Lars von Trier a Blue Valentine di Derek Cianfrance — vediamo amori che si perdono perché non riescono a reggere il dolore dell’altro.
Nella letteratura terapeutica, autori come Sue Johnson (Terapia focalizzata sulle emozioni) o Esther Perel ricordano che la #connessione nasce quando possiamo vedere la #vulnerabilità dell’altro senza spaventarci, e #rimanere.
La coppia diventa allora il luogo dove si può riscrivere la storia dell’#attaccamento:
dove ciò che un tempo era #isolamento può diventare #intimità.
Nel lavoro terapeutico di #coppia, la connessione autentica nasce dal #riconoscimento reciproco della vulnerabilità. È qui che la relazione diventa #spazio di #trasformazione, non solo di adattamento.

Il 14 dicembre, all’interno del ciclo Rel_Azioni, esploreremo insieme la #pauradellabbandono, una delle radici più profonde di questi movimenti interiori che attraversano le relazioni.

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Rel-Azioni

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