Lettera per chi a Natale vorrebbe solo un po’ di pace

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Caro cuore stanco,
lo so, ogni anno ti dici: “quest’anno sarà diverso”.
E poi arrivano le stesse parole,
gli stessi silenzi,
lo stesso tavolo che sa tutto di voi, anche ciò che non dite.
Ti siedi, e già senti il corpo chiudersi.
Una parte di te vorrebbe fuggire,
un’altra rimanere e farsi capire,
una terza tace per non ferire nessuno.
Vorrei dirti questo:
non serve scegliere.
Puoi restare e proteggerti,
puoi amare e tenere distanza,
puoi tacere senza mentire.
Il Natale non chiede sorrisi.
Chiede solo di non farti violenza.
Di respirare piano quando il nodo sale in gola.
Di ricordarti che non sei solo il figlio, la figlia, la madre o la sorella che sei lì.
Sei anche chi sa guardare il cielo mentre tutti parlano,
chi sente il dolore e non lo scaccia,
chi sa restare un attimo nel silenzio e trovare un respiro di verità.
Quando il litigio arriverà —
perché arriverà, come ogni anno — prova a non cercare di aggiustare.
Guarda le parole come si guardano i fiocchi di neve:
cadono, si sciolgono, non restano.
Puoi non rispondere.
Puoi scegliere la gentilezza come si sceglie una coperta.
Puoi uscire un momento a prendere aria,
tornare al tavolo solo quando il cuore si rimette seduto.
Natale non è armonia, è un piccolo varco: un bambino che nasce nel disordine,
tra le bestie e la paura.
Eppure nasce.
Anche dentro i tuoi silenzi.
Ogni Natale è una piccola nascita che non si vede.
Forse quest’anno nascerai tu,
dentro una stalla di silenzi,
senza fanfare,
come tutto ciò che è vero.

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