Terapia di gruppo perché? 11 buoni motivi per parteciparvi.

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“Bè, se iniziassi a fare sul serio qui dentro, dovrei mettermi a raccontare quanto odio invecchiare, e quanto mi spaventa la morte. Chissà, magari un giorno vi dirò dei miei incubi.”

 

“Non sei l’unico ad avere queste paure, Dave. Forse sapere che siamo tutti sulla stessa barca potrebbe esserti d’aiuto”.

 

“Non è vero, si è sempre soli sulla propria barca. Questa è la cosa più tremenda della morte: si muore da soli.”

 

Un altro componente: “Anche se è così, anche se sei solo sulla tua barca, è sempre una consolazione vedere le luci delle altre barche che dondolano nelle vicinanze”.

 

I.D. Yalom

La terapia di gruppo* aiuta i pazienti? Certo che sì. Una convincente quantità di ricerche sugli esiti ha dimostrato univocamente che la terapia di gruppo è una forma di psicoterapia altamente efficace e che è quanto meno alla pari della psicoterapia individuale nella sua capacità di fornire un significativo beneficio.

In che modo la terapia aiuta? Uno dei più importanti assunti di base è che l’interazione interpersonale all’interno del “qui e ora” risulta cruciale in una efficace terapia di gruppo. Un gruppo terapeutico veramente valido diventa anzitutto un’arena dove i membri interagiscono liberamente gli uni con gli altri; poi li aiuta a identificare e comprendere ciò che non va nelle loro interazioni, e infine li rende capaci di modificare questi modelli comportamentali maladattivi, per cambiare le interazioni con le persone significative fuori dal gruppo e avere vite più ricche e soddisfacenti.

Il cambiamento è un processo particolarmente complesso che avviene attraverso un’intricata interazione di esperienze umane a cui potremmo riferirci utilizzando il termine di “fattori terapeutici”. Ce ne sono almeno 11 fondamentali:

1 – Infusione della speranza
Nei gruppi terapeutici vi sono individui che si trovano a livelli diversi lungo il continuum che va da un modo attivo di affrontare le difficoltà e la sofferenza fino all’incapacità di affrontarle. I membri vedono o sentono parlare di altri membri del gruppo che hanno avuto problemi molto simili ai loro e che li hanno affrontati in modo più efficace.

2 – Universalità
Molti individui intraprendono la terapia con la triste convinzione di essere senza uguali nella loro disgrazia, di avere essi soli certi problemi, pensieri, impulsi e fantasie spaventosi e inaccettabili. Per molti il senso di unicità è spesso intensificato dall’isolamento sociale. Nel gruppo terapeutico, la smentita di queste sensazioni di unicità rappresenta una notevole fonte di sollievo. Dopo aver ascoltato altri membri del gruppo che rivelano preoccupazioni simili alle proprie, le persone riferiscono di sentire un maggior contatto con il mondo e parlano di questo processo come di un’esperienza che dà loro “il benvenuto nella specie umana”.

3 – Informazione
Questo fattore generico comprende tutte le informazioni sulle dinamiche psichiche, sul significato dei sintomi, sulle dinamiche interpersonali e di gruppo, i consigli e i suggerimenti elargiti dagli altri membri, la guida offerti dal terapeuta e da altri membri. Si tratta di un implicito processo educativo.

4 – Altruismo
I membri ricevono qualcosa per il fatto stesso di dare. Le persone sono spesso demoralizzate e hanno un senso di autostima ridotto, e sono perciò convinti di non poter offrire nulla di veramente valido. Per molto tempo si sono considerati un peso per gli altri, e scoprire di essere importanti per altre persone è un’esperienza ristoratrice, che dà un forte impulso all’autostima. La terapia di gruppo è l’unica a dare l’opportunità ai membri di essere di beneficio agli altri. Incoraggia anche una versatilità di ruolo, dato che possono passare dal ruolo di colui che riceve aiuto a quello di colui che lo fornisce e viceversa. Attraverso l’esperienza di altruismo, i membri del gruppo apprendono di avere degli obblighi verso le persone da cui desiderano avere cure.

5 – Ricapitolazione riparativa del gruppo primario familiare
La grande maggioranza delle persone che intraprendono un percorso di terapia hanno alle spalle una storia di esperienze profondamente insoddisfacenti vissute nel loro primo e più importante gruppo: la famiglia d’origine. Nel gruppo i conflitti familiari vengono rivissuti, ma in maniera riparativa: elaborare i propri problemi con il terapeuta e gli altri membri del gruppo significa lavorare su eventi irrisolti del lontano passato.

6 – Sviluppo di tecniche di socializzazione
L’apprendimento della socialità, ovvero lo sviluppo delle doti essenziali per il vivere sociale, è un fattore terapeutico che agisce in tutti i gruppi. Il fatto che i membri siano incoraggiati a dare un feedback esplicito permette di ottenere numerose informazioni sul proprio comportamento, in particolare su quello sociale non adattivo. Per esempio, possono rendersi conto della propria imbarazzante tendenza a evitare di guardare la persona con la quale conversano; o venire a conoscenza delle impressioni degli altri sul proprio atteggiamento altezzoso e arrogante o di una quantità di altre abitudini sociali che, a loro insaputa, hanno compromesso i rapporti con gli altri. Nel gruppo si acquisiscono abilità sociali complesse: essere in sintonia con il processo del gruppo, esprimere empatia, saper affrontare e risolvere i conflitti. Queste capacità non faranno altro che aiutare ulteriormente le persone nelle future interazioni sociali e costituiscono le fondamenta dell’intelligenza emotiva.

7 – Comportamento imitativo
Nei gruppi il processo imitativo è più diffuso, poiché si possono assumere a modello alcuni aspetti sia degli altri membri del gruppo sia del terapeuta. I membri del gruppo imparano osservando il modo in cui gli altri affrontano i problemi. Non è raro che le persone nel corso della terapia provino su di sé parti di altre persone e poi le abbandonino perché mal confacentesi. Questo processo può avere una forte influenza terapeutica; scoprire ciò che non si è costituisce un progresso verso la scoperta di ciò che si è.

8 – Apprendimento interpersonale
Dato che la sintomatologia psicologica trova la sua origine e la sua espressione nelle relazioni interpersonali disturbate, il compito della psicoterapia è aiutare la persona a imparare come formarsi relazioni interpersonali gratificanti e libere dalle distorsioni. Il gruppo psicoterapeutico, che nel tempo si evolve in una rappresentazione in miniatura dell’universo sociale di ciascun membro, permette, attraverso i feedback e l’autoriflessione, di diventare consapevoli degli aspetti significativi del comportamento interpersonale, in particolare delle distorsioni personali e dei comportamenti non adattivi che suscitano risposte sgradite da parte degli altri membri del gruppo. La persona che diventa consapevole della propria responsabilità personale nell’innescare certe reazioni negli altri, può scoprire non solo di essere autore del proprio mondo interpersonale ma anche che se noi creiamo il nostro mondo socio-relazionale, allora possiamo anche cambiarlo. La conseguenza di tutto ciò è che la persona può azzardare gradualmente nuovi comportamenti, trasformando il gruppo in una sorta di laboratorio in cui fare esperienza di Sé. Una volta appreso, il nuovo comportamento viene infine trasportato nell’ambiente interpersonale fuori dal gruppo.

9 – Coesione di gruppo
La coesione nella terapia di gruppo corrisponde alla relazione nella terapia individuale. La coesione è come la dignità: tutti la riconoscono ma nessuno riesce a descriverla chiaramente né tantomeno a misurarla. Questo perché la coesione si riferisce a dimensioni che si sovrappongono: da una parte è un fenomeno di gruppo, lo spirito di corpo; dall’altra vi è l’attrazione dell’individuo verso il gruppo. In generale, comunque, potremmo definire la coesione come la risultante di tutte le forze che agiscono su tutti i membri del gruppo per trattenerli nel gruppo, o più semplicemente l’attrattiva che un gruppo esercita sui suoi componenti. Essa non è una condizione fissa, bensì è fluttuante a seconda delle fasi che il gruppo attraversa. L’appartenenza al gruppo, l’accettazione e l’approvazione sono della massima importanza per lo sviluppo dell’individuo. Molte persone hanno una storia di gruppo molto scarna: non sono mai stati prima membri validi, integranti e partecipi di un gruppo. Per queste persone il semplice superare in maniera soddisfacente un’esperienza di gruppo può essere di per sé terapeutico. L’appartenenza al gruppo fa aumentare l’autostima e soddisfa i bisogni di dipendenza dei membri, in modi, tuttavia, che incoraggiano la responsabilità e l’autonomia, poiché ogni membro contribuisce al benessere del gruppo e interiorizza l’atmosfera di un gruppo coesivo. In condizioni di accettazione e comprensione i membri sono più disposti ad esprimere ed esplorare sé stessi, a divenire consapevoli e a integrare aspetti fino ad allora inaccettabili di sé, a creare relazioni più profonde con gli altri.

10 – Catarsi
Liberarsi delle emozioni represse e soffocate non è un’esperienza sufficiente ma è necessaria. Cosa significa? Significa che l’aperta espressione di emozioni è senza dubbio vitale per il processo di gruppo, perché in sua assenza, il gruppo degenererebbe in uno sterile esercizio accademico, ma che tuttavia essa è solo una parte del processo e deve andare di pari passo con l’acquisizione di abilità nell’affrontare le difficoltà.

11 – Fattori esistenziali
Per fattori esistenziali si intendono tutti quei fattori collegati alla nostra condizione umana, come riconoscere che siamo mortali, che la vita a volte è sleale e ingiusta, che a volte non c’è scampo da alcuni dolori, che per quanta intimità noi possiamo raggiungere con altre persone, dobbiamo sempre affrontare la vita da soli e che occorre assumersi la responsabilità definitiva del modo in cui viviamo, indipendentemente da quanto ci sentiamo sostenuti o guidati dagli altri. Condividere con altri i problemi che condizionano le esistenze di tutti, sentirsi sostenuti nell’immergersi più profondamente in sé stessi, dà all’individuo il potere di cambiare e di affrontare il destino in modo più aperto e risoluto, iniziando a creare vite più ricche e soddisfacenti.

 

Un estratto liberamente interpretato dal manuale “I. D. Yalom con Molyn Leszcz, TEORIA E PRATICA DELLA PSICOTERAPIA DI GRUPPO, Bollati Boringhieri, Torino, 2005.

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