Gli oggetti, la memoria e le emozioni.

Ognuno di noi è riconoscibile nei tanti oggetti che possiede, in essi sono rintracciabili i sedimenti psichici della propria storia personale.

 

“Gli oggetti e la vita”, Giovanni Starace

Anche quest’anno il laboratorio di scrittura si svolgerà nella sala adiacente il piccolo museo della biblioteca: il luogo è perfetto perché cercheremo di far parlare le cose grazie alle storie di coloro che fra poco arriveranno. Uso il tempo che mi separa dall’inizio del laboratorio, per allestire anche io un “piccolo museo”, scommettendo sul fatto che semplici oggetti quotidiani diventeranno dei simboli e potranno essere l’innesco per far emergere frammenti di storie personali, a volte intime, a volte sorprendenti.

Nella mia vetrina autobiografica ci metto: una conchiglia, la boccetta di un profumo elegante, un piccolo specchio con il manico di legno, una scatolina portapillole azzurra in ottone smaltato, una confezione di carta da lettere acquistata a Firenze, alcuni sassolini lisciati dal mare di colore grigio e nero, alcuni bottoni rivestiti con un filo dorato, un’altra piccola scatola di colore avorio in tessuto, una chiave antica, un rocchetto di filo rosso, un piccolo taccuino a righe nero, una candela sferica di colore turchese. Al termine ricopro l’allestimento estemporaneo con cura, voglio mantenere l’effetto sorpresa.

  • Vi invito a partecipare ad un gioco per iniziare la narrazione autobiografica. Ho scelto per voi e preparato sul tavolo una serie di oggetti di uso comune. Dovrete sceglierne almeno uno, portarlo con voi, accanto al vostro taccuino, osservarlo con attenzione e poi provarne a scriverne per raccontare qualcosa di voi attraverso quell’oggetto che fungerà anche da vostra prima presentazione al gruppo.

Tutti i partecipanti si radunano con curiosità intorno alla piccola mostra e ognuno comincia a scegliere il proprio oggetto.

  • La scatolina che ho scelto è per me un piccolo scrigno in cui riporre i miei segreti. Per certi versi è quello che ho sperimentato anche l’anno scorso scoprendo un luogo in cui poter raccontare a dei perfetti sconosciuti alcuni dei miei segreti e riceverne in cambio attenzione e ascolto.

 

  • Ho scelto questa chiave perché per me è come un oggetto magico che mi permette di accedere al mio luogo sicuro: la mia casa. Nello stesso tempo mentre scrivevo ho anche pensato che io stessa cerco di essere casa per i miei bambini a scuola.

 

  • Quando eravamo piccole, io e le mie sorelle passavamo ore a cercare conchiglie come quella che ho scelto oggi, per noi erano le “reginette” e facevamo gara a chi trovava la più bella. È un ricordo felice. Ciò che meglio mi descrive è proprio questo desiderio continuo che mi spinge ad un’incessante ricerca, a volte è faticoso ma le sorprese che mi riserva sono incredibili

 

  • Ma chi l’avrebbe mai detto che proprio grazie a quel lavoro di cui avevo tanto timore mi sarei ritrovata? Mi vedo ancora, alle prime armi, mentre con la forza del mio sincero entusiasmo – non avevo mai provato un profumo così buono, convinco la signora spocchiosa a comprarne ben due confezioni ricevendo i complimenti della mia responsabile.

 

  • La carta da lettere mi riposta al tempo della mia adolescenza quando passavo ore a scrivere lettere alle amiche. Sono qui perché spero di ritrovare quel piacere nella scrittura

 

  • Il rocchetto di filo mi ricorda la nonna materna, la vedo mentre sta china sulla macchina da cucire e mi insegna come fare. Anche io vorrei ritrovare i fili rossi della mia vita e magari costruire una trama

 

  • Non sono stato originale: ho taccuini dovunque, li porto sempre con me, sono i miei acchiappa pensieri. Non sono quasi mai contento di quello che scrivo ma la scrittura per me è un impulso non contenibile, è un esercizio per la memoria e per chiarire i processi del pensiero, non riesco a farne a meno

 

  • Guardando attentamente i sassolini levigati che ho scelto, ho intravvisto piccole striature bianche che mi hanno riportato alla stradina della nostra pensione a Varazze, un ricordo prezioso che mi ha commosso. Vorrei trovare molte altre “stradine” per tornare a casa

 

  • Non appena ho visto i bottoni mi è tornato in mente il cestino rosa che la zia mi aveva regalato per l’asilo. Non è stata un’esperienza sempre felice ma quel cestino mi ha sempre accompagnato ed ancora oggi fa bella mostra di sé in cucina e contiene tutta la mia collezione di bottoni. Non ci avevo mai pensato ma l’ho sperimentato proprio adesso, gli oggetti raccontano davvero delle storie

 

  • Magari voi penserete che sono vanitosa, che non esco mai di casa senza uno specchietto ma non è così. Ho scelto lo specchio perché guardando l’immagine riflessa, cerco di andare oltre, di attraversare lo specchio proprio come Alice.

 

  • Una candela tonda che ricorda le mie forme, quelle che non amo di me. Anche io come la candela brucio silenziosa e leggera, faccio luce, emetto un fioco calore e posso creare un’atmosfera originale e speciale. A volte però essere candela non è piacevole, mi sento troppo morbida e basta poco per farmi sciogliere.

Al termine della condivisione delle letture in gruppo, Antonio dice:

All’inizio credevo che avrei raccontato soltanto gli eventi importanti della mia vita. Al contrario, continuo a scoprire che è principalmente nelle piccole cose, in quelle che fino a ieri definivo insignificanti che mi ritrovo. Soltanto partendo dalle cose posso davvero raccontarmi.

Maria Luisa guarda i suoi compagni e fa un sorriso soddisfatto:

Ma quante storie ci sono dentro ognuno di noi? Stanno solo aspettando di essere raccontate!

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