Come mettersi in un gruppo di terapia.

Ovvero le principali modalità per stare nel gruppo.

Modalità ‘cecchino’
La persona si appropria dell’angolo più remoto della stanza, non si leva la giacca se in inverno, fa sporgere dal bavero solo gli occhi con cui fissa torva gli astanti. Si tiene strette le ginocchia, non emette suoni e il sottotitolo è: quanto mai mi hanno obbligato a stare in mezzo a questo branco umano di cui non mi frega nulla. Potessi li farei fuori tutti.

Modalità ‘tappezzeria’
Inconfondibile: essendo spesso l’angolo più remoto della stanza già occupato, la persona si lascia cadere su un cuscino a caso, scivola silenziosa nella postura che occupa meno volume e non la cambia qualsiasi cosa accada. Nessun suono né mimica facciale, certamente respira a malapena.
Sottotitolo: ti prego, ti prego, fa che non mi vedano. Io ho detto che venivo qua ma se mi impegno non si accorgono di me.

Modalità ‘primo della classe’
Questa invece occupa più spazio, anche verbale; spesso la voce è alta mentre la persona esprime compiaciuta cose che paiono sensate o mentre dispensa consigli ai compagni interrompendo il terapeuta e anzi si rivolge allo stesso come fossero colleghi.
Sottotitolo: io in questo gruppo di poveretti mica ci sto perché ho problemi. E ve lo dimostro che son meglio di voi!

Modalità ‘primadonna’
Altrettanto folkloristica, vale per ambo i sessi. Si riconosce dai movimenti sempre ampi, talvolta scomposti e dalle teatrali sonorità: i sospiri, i singhiozzi, il fragore delle risa o del soffiare il naso. Non è da meno l’ingombro dei monologhi che la persona rigurgita appena ne ha occasione.
Tutto questo pare dire: mi vedete? E che fortuna: prima avevo solo il terapeuta, ora ho un bel pubblico tutto per me. Applausi prego!

Modalità ‘camaleonte’
E’ meno distinguibile, specie per un occhio poco allenato. Non emergono modalità particolari o caratteri abitudinari. Il camaleonte si adegua ai movimenti del gruppo, a volte parla a volte no, non ha picchi di emotività pur sembrando partecipe, lancia sassolini poi nasconde entrambe le mani: è la versione dinamica della ‘tappezzeria’.
Sottotitolo: io mica mi espongo. Che lo facciano gli altri. Come era? Ah sì: armiamoci e partite!

Modalità ‘vittima’
Immediatamente visibile: la persona non si siede, si accascia, la postura è ricurva e così anche la bocca. L’occhio è cadente, lo sguardo basso e la voce flebile obbliga a tendere l’orecchio per udire. Mai un moto di allegria, zero sorrisi. Il solo vederla toglie voglia di vivere o speranza e presto muove rabbia nei presenti.
Sottotitolo: capitano tutte a me! Cosa credete, mica sono problemi i vostri!

Modalità ‘paraculo’
Molto diffusa è visibile però solo dopo mesi di frequentazione. Il soggetto infatti adotta modalità di presenza varie e mutevoli mentre opera uno studio accurato delle dinamiche del terapeuta e del gruppo per evitare di esporsi. Difficilmente i compagni si accorgono o sospettano della cosa. E’ in sintesi la versione più articolata del ‘camaleonte’.
Sottotitolo: mica sono fesso: non mi tirerete mai dentro!

Modalità ‘saggio’
Corpo controllato come le reazioni. Adattabilità imperturbabile. Portamento eretto, sguardo attento: aspetta solo di essere interpellato per sfoggiare un enciclopedico repertorio di cognizioni psicologiche e di vita: un prontuario di saggezza che può confondere i compagni e precipitarli in ammirazione silenziosa.
Sottotitolo: io non ho problemi perché IO SO già tutto!

Modalità ‘peace & love’
Si riconosce per la morbidezza con cui fraternizza e abbraccia. Di norma siede vicino vicino a un compagno. Durante il lavoro altrui sgrana occhi pieni di compassione e turbamento. Ha una buona parola per tutti. Allunga per primo la scatola dei fazzoletti. Piuttosto che entrare in conflitto lascia la stanza.
Sottotitolo: come fareste senza di me: io sono così buono!

Modalità ‘Atlante’
E’ la più difficile da identificare. Il soggetto appare del tutto normale: interagisce, espone mediamente le proprie fatiche, socializza. E’ quando esce dalla seduta che mostra erculei segni di affaticamento. Potrebbe persino abbandonare la terapia perché compulsivamente si fa carico di tutti i problemi altrui, arrovellandosi e deprimendosi oltre misura.
Sottotitolo: cosa volete da me? Io mica vi reggo!

L’elenco potrebbe continuare ma mi fermo, incantata dalla creatività, la competenza e l’impegno con cui noi umani ci attrezziamo per non mostrarci così come siamo, per non contattare le tante ferite e fragilità.
Il conforto è che il terapeuta trova sempre la modalità e il momento perfetto per farci entrare davvero in quel gruppo, in quella stanza.
Sottotitolo: quando hai finito di fare il tuo show, se vuoi noi siamo qui.

Lascia un commento