Relazioni abusanti: perché le donne restano?

La crocerossina

Ricordate Candy Candy e le sue sofferenze d’amore? La giovane, cresciuta in orfanotrofio, si innamora di Anthony, “il principe della collina”, che muore in un tragico incidente a cavallo. Ma ciò che davvero appassionava le amanti di questo cartone animato era soprattutto la sua relazione sofferente e travagliata con Terence, un tipo spavaldo, anticonformista ma soprattutto … già fidanzato con Susanna, la quale aveva addirittura perso una gamba per salvargli la vita.

Naturalmente Candy ad un certo punto della storia decide anche di diventare infermiera e di dedicare la propria vita ad aiutare i bisognosi, gli ammalati e i feriti.

Anna è una moderna Candy Candy che si rivolge a me per trovare una spiegazione, una risposta alla domanda che forse tutti noi ci siamo posti almeno una volta nella vita, “perché proprio a me?”. Sposata da molti anni con un uomo egoista e manipolatore, ha sempre cercato di assecondarlo, comprenderlo e aiutarlo nella speranza che lui potesse cambiare, se non perché lo voleva veramente, almeno per riconoscenza nei suoi confronti. Nel tentativo di riprendere il controllo di una situazione ormai da tempo sfuggita di mano Anna, come tante altre donne, si è rifugiata nel pensiero onnipotente del tipo “io sono l’unica che lo capisce davvero e che potrà cambiarlo” che l’ha trasformata nel tempo nella “crocerossina”, disposta a fare qualunque cosa per salvare il suo uomo dalle ingiustizie vere o presunte che ha incontrato e che continua ad incontrare nella sua vita (un’ infanzia difficile, poco amore ricevuto, torti e tradimenti subiti). Aiutare l’altro serve a placare i sensi di colpa presenti fin dalla prima infanzia e il timore dell’abbandono, ma aiuta anche a sentirsi importanti, anzi indispensabili,“senza di me non potrebbe cavarsela”- pensava Anna – mentre giorno dopo giorno si annullava maggiormente. Anna ha avuto un padre alcolista che la faceva sentire profondamente sbagliata, non degna d’amore, spesso “spaesata”: non sapeva mai quale era la cosa giusta da fare e così si affannava alla ricerca di una strategia che potesse funzionare, che servisse a restituirle una volta per tutte quel papà affettuoso e protettivo, che solo a tratti aveva potuto appena intravedere. La psicoterapia non può cambiare il passato, ma nel caso di Anna è riuscita a restituire un senso alla sua sofferenza di bambina e ad aiutarla a comprendere come antichi modelli relazionali disfunzionali avessero influenzato negativamente le sue relazioni sentimentali adulte.

Del suo lungo percorso desidero riportare una delle metafore che ho “cucito” su misura per lei e che ho deciso di utilizzare mentre si trovava in stato di trance ipnotica, in modo che il suo significato potesse arrivare immediatamente alla sua “mente profonda”, prima che i filtri della razionalità ne potessero in qualche modo deformare il senso.

Di seguito riporto un piccolo stralcio, a mio parere il più significativo e universale, di quella che è stata una lunga verbalizzazione:

…. e quando quella bambina arriva sul prato vede che il sentiero che percorre prosegue lungo un’aspra salita, verso la cima di un monte … è spaventata, si sente inadeguata, forse sbagliata, sicuramente un po’ sola e spaesata. È una tiepida giornata di primavera e desidera riposare, così si siede sul tappeto erboso, appoggia la schiena su un tronco … e comincia a respirare tranquilla, riprende fiato …. e guarda il cielo azzurro … qualche piccola nuvola bianca … e mentre osserva quel sentiero così in salita … lungo i fianchi della montagna … si accorge che le sta venendo incontro una donna. Il suo passo è lento e tranquillo, ma deciso. Le sorride, e più si avvicina più la bambina si accorge di come si somiglino, quella donna ha qualcosa di lei: il viso, l’andatura, l’espressione e forse alcune particolari movenze. Da qualche parte dentro di sé quella bambina sa che le stesse sensazioni di smarrimento che sta provando lei ora, a suo tempo sono appartenute a quella donna che cammina verso di lei continuando a sorriderle finché, arrivata proprio lì vicino, si china per mettersi alla sua altezza … ed è allora che la abbraccia, la stringe così forte e con un tale calore, che le paure sembrano quasi svanire, perse nella nebbia dei ricordi, mentre quella bambina è già pronta per rimettersi in cammino, con una fiducia in sé stessa che fin’ora non aveva mai avuto.