La borsa dell’acqua calda

Lui lavora tanto, è un professionista affermato, anche se sta incontrando difficoltà con i clienti. Parla del lavoro con lei, la compagna di vita da quindici anni. Lo fa tutte le sere. Lei fa finta di ascoltarlo, mentre prepara il pesce al forno e mette il vino bianco in freezer. Sa che lui lavorerà al pc da casa fino a tardi e si addormenterà vestito sul divano. Va avanti così da anni e a lei, in fondo, non dispiace avere il letto matrimoniale tutto per sé. Si annoia terribilmente, anche se in quella villa in campagna, circondata da uno splendido giardino, con i suoi cani e tante piante da curare, possiedono tutto quello che hanno sempre desiderato. Può anche coltivare il suo hobby costoso, la sua antica passione sportiva, grazie a lui, a poca distanza da casa.
È stata innamorata di lui? Sì, all’inizio della loro frequentazione, ma poi è scivolata verso un affetto tiepido e un senso di sentita gratitudine. Pensa che lui provi, nei suoi confronti, qualcosa di molto simile.
Lui un giorno guarda sul cellulare di lei, dimenticato accidentalmente sul divano, e legge i messaggi inequivocabili: li scambia da mesi con il suo istruttore sportivo. Sua moglie ha un amante! Le fa una scenata, e sta male una settimana. Il suo orgoglio rimane assai ferito: cosa avrà trovato una donna raffinata, che ha scelto lui come compagno di vita, in quell’uomo di scarsa cultura, grossolano nei modi e nel linguaggio? Dopo una settimana di broncio e silenzio, le dice che la perdonerà, a patto che lei smetta di sentire e vedere l’altro. Non sa perché non intende rinunciare a lei. Forse perché è come una borsa d’acqua calda, cui stringersi quando si sente davvero afflitto. E poi, ascolta tutti i suoi sfoghi! O chissà, magari perché lui non può fare a meno di prendersi cura di lei, non può che mantenere questo ruolo a oltranza! Quella donna è comunque la sua famiglia!
Lei si sente in colpa, accetta la condizione postagli dal compagno e anche di non coltivare più la sua passione sportiva. Accetta di convivere con le sue periodiche scenate rabbiose e la sequela di improperi. In fondo senza soldi e senza un lavoro, dove potrebbe andare? Trovarsi una occupazione umile o insoddisfacente alla sua età? Proprio non se ne parla. E poi il suo amante ha due figli dal precedente matrimonio. È sempre indaffarato. Potrebbe mai avere davvero cura di lei? Dovrebbe impegnarsi a “lavorare” su di lui per cambiarlo. Ma ci ha provato già col compagno, a trasformarlo nell’uomo dei suoi sogni, ed è stata solo fatica sprecata.

Lui torna la sera a casa e, quando non la squalifica con rabbia, continua a parlarle dei clienti, delle difficoltà che incontra e supera nel lavoro. Lei fa finta di ascoltarlo, mentre prepara il pesce al forno e mette il vino bianco in freezer. Vede il suo amante una o due volte alla settimana per poche ore, quelle in cui il compagno è di certo vincolato al lavoro in città.

Questa appena descritta è una tipica dinamica di coppia narcisistica o, per meglio dire, un triangolo narcisistico. I dati di realtà, che pure condizionano le scelte, vengono “utilizzati” dagli attori coinvolti nella dinamica, per evitare di affrontare il “vero ostacolo”: la fobia del legame e di un’appartenenza piena.

I narcisisti, in genere, sono soggetti dotati intellettualmente, affascinanti, inclini alla grandiosità – appaiono tali soprattutto nelle prime fasi di una nuova relazione amorosa -, spesso affermati in ambito professionale, auto valorizzanti e impulsivi, non assorbono dagli errori passati, entrano facilmente in contrasto e competizione. Oltre a questa tipologia grandiosa, esiste uno stile narcisistico più visibilmente fragile, nel quale dominano sentimenti di vergogna e un senso di inadeguatezza, estrema vigilanza sul giudizio degli altri, sentimenti depressivi e ritiro da qualsiasi circostanza possa portare a un eventuale giudizio negativo. In entrambe le tipologie, anche dietro la maschera di grandiosità, il narcisista, in realtà, soffre di solito di una fragile autostima che lo rende vulnerabile a quelle che lui percepisce come critiche, lo espone a provare ed esprimere sentimenti di acredine e rivendicatività, e al deprezzamento difensivo dell’Altro.

La forte oscillazione interiore e comportamentale tipica delle persone con questo stile relazionale, le fa muovere tra il desiderio di entrare in “contatto pieno”, in intimità con il partner, e l’angoscia di perdere autonomia e libertà. Questo conflitto e l’inclinazione, soprattutto degli uomini, a “prendersi cura” e guidare la persona con cui si definiscono impegnati, influenza in maniera rilevante la possibilità di avere rapporti affettivi sereni e soddisfacenti. L’aspetto fobico del “narcisista” si fonda su una profonda e antica sfiducia nella relazione e su uno specifico stile di attaccamento, che lo induce a percepire l’altro come “piccolo” e inattendibile, incapace di comprendere e sostenere, perennemente richiedente. In molti casi i narcisisti, se non vanno via dalle relazioni amorose, cercando nuovi partner, possono: a) “entrare” e “uscire” da esse, alternando fasi di riavvicinamento a fasi di “dileguamento”; b) avere relazioni multiple; c) mantenersi a debita distanza dal partner, rendendosi irreperibili, senza però mai chiudere davvero, lasciando piccole, a volte impercettibili, tracce della loro esistenza (es. un like a un post su Facebook); d) rimanere, ma in una posizione di distanza affettiva, costruita, come nel caso narrato sopra, su una tiepida e fiacca presenza; e) utilizzare a turno e in momenti diversi le possibilità elencate.