Anestesia emotiva

Il muro che ci divide

P.S. “Ho paura di amarti”

[…] Vivere, vivere
Qui non si usa più
Piangere, ridere
Qui non si sbaglia più
Questa paura d’amare
Spiegamela tu
Questa paura di andare
Al di là del muro,
Al di là del muro […]

Questo breve stralcio, tratto dal testo “Al di là del Muro” con cui Luca Barbarossa sembra anticipare con la sua musica la caduta del muro di Berlino nel 1989, mi porta spesso alla mente la sofferenza, la tremenda angoscia e paura di amare che alcune delle persone che incontro mi riportano. Il cantautore parla di quei muri invisibili, ma apparentemente indissolubili, che dividono le persone e che ci rendono diffidenti, chiusi e soli. Indubbiamente le sue parole sono profondamente attuali e come dice Antonio, un mio paziente: «Non penso di essere il solo a stare così, ci nascondiamo dietro lo schermo del nostro smartphone, ci lanciamo frecciatine o pensieri via Facebook o Instagram, ma quando si tratta di incontrarci di persona, tutti battiamo la ritirata». Antonio con la sua intuizione mostra quanto l’anoressia affettiva di cui parla il collega Nicola Ghezzani, nel suo “La paura di amare”, sia ormai pandemica.

Di seduta in seduta noto come tanti pazienti siano dominati da forti credenze su stessi e sull’amore, le quali guidano ciecamente la loro vita: l’idea di fondo è che l’amore sia solo la più grande e grossa fregatura; «una bidonata» esclama Antonio con una fragorosa risata. Per lui come tanti altri l’amore sembra aver stretto “un patto di sangue” con la sofferenza: è chiaro che amare significa perdere il controllo, confrontarsi con l’altro, sottoporsi al rischio e alla dipendenza; insomma un vero e proprio crollo di un muro, che tra una pietra e un’altra fa morti e feriti.

L’eros in queste situazioni sembra essere soggiogato da due forze prepotenti: quello del sistema sociale e del sistema familiare. Viviamo, come sostiene Bauman, in una società di modernità liquida. L’idea è che, con il disgregarsi di un senso di comunità e l’affermarsi sempre più radicale di un individualismo prepotente, la civiltà sia sempre più povera di punti di riferimento, fragile e dominata dalla solitudine, in cui l’unica certezza è l’incertezza. Una vita sospesa e un futuro imperscrutabile non sono certamente fattori incoraggianti un’esplorazione del proprio mondo interno, affettivo e relazionale e queste fatiche possono assumere derive più o meno patologiche a seconda delle esperienze traumatiche precedenti, in particolare le relazioni primarie disfunzionali con le figure genitoriali.

A tessere le fila di questa resistenza all’amore, quindi, vi sono tutte quelle prime esperienze relazionali che hanno conosciuto il fallimento. Ecco che allora arriva l’isolamento emotivo che assume le tinte fobiche e distanzianti dalle frustrazioni di desideri e bisogni non soddisfatti e di sentimenti rabbiosi soffocati. L’autentico bisogno di amare è stato represso e nascosto sotto la coltre di una imponente autarchia che la persona esprime.

«Ho perso la fiducia nell’altro e non credo nell’affidabilità degli esseri umani, per difendermi mi sono iniettata una buona dose di anestesia», mi riferisce ad esempio Caterina. Caterina, e non solo, riesce a riconoscere questo suo movimento dopo un percorso che è partito dal non facile riconoscimento di provare un profondo desiderio di amare ed essere amati, nascosto da tutti quei muri issati e da quei riempitivi sterili per tentare di colmarlo. Entrare in contatto, nella relazione terapeutica, con la parte emotiva e con l’intimità permette di scavare un varco nel muro, il quale consente di stabilire una comunicazione con il mondo dell’amore e della tenerezza senza che, tuttavia, questo comporti una frana di mattoni sotto la quale rimanere intrappolati.

 

Riferimenti bibliografici

Bauman, Z. (2000). Modernità Liquida.Tr.it. Roma-Bari: Laterza, 2011.

Ghezzani, N. (2012). La paura di amare. Capire l’anoressia sentimentale per riaprirsi alla vita. Franco Angeli.