Il dolore dell’anima oltre ad accompagnarci di dice: “Qui c’è da chiudere un po’ di porte” (Chandra Candiani)
Ho provato tante volte un dolore inspiegabile, collegato a niente e nello stesso tempo a tutto.
Ho avuto la sensazione di incapacità di vivere e anche di non avere appigli nel vuoto.
A me ha aiutato moltissimo la psicoterapia anche se c’è voluto moltissimo tempo per trovare la persona giusta, cioè qualcuno che non avesse paura del dolore e che avesse fiducia nella mia forza.
Non perché io fossi forte ma perché tutti se ben accompagnati possono scoprire che si può soffrire il dolore.
Si può essere pazienti e avere pazienza. Cioè imparare a soffrire: saper patire anche la sofferenza mentale è una svolta impressionante perché si scoprono delle cose molto forti.
Ad esempio se ci sono persone che impazziscono, ci sono persone che fanno impazzire e bisogna starci lontani. Ci sono situazioni che fanno impazzire e bisogna starci lontani.
È molto importante imparare a legittimarsi quello che sentiamo.
Una volta un mio maestro siccome giustificavo sempre tutti, cercavo sempre di andare d’accordo con tutti, di voler bene a tutti, mi ha detto: “la tua sembra bodhicitta (che vuol dire illuminazione) e invece è onnipotenza infantile”.
Mi ha stesa. Mi sono sentita uno schifo. Poi ho capito in che senso. Mi invitava al senso del limite e cioè che il dolore dell’anima è come il dolore fisico. Va sentito perché ti sta dicendo che ci sono delle cose da smettere di fare o smettere di subire o smettere di vivere. Quindi ha a che fare anche con la ribellione. Il dolore dell’anima oltre ad accompagnarci ci dice: “Qui c’è da chiudere un pò di porte” oppure come è stato detto a me “non si va a cena con il tiranno”. Così come quello che è inguaribile non è detto che sia incurabile.
Curare un’inguaribilità è sentire che diventa una caratteristica. Io sento che ho una certa fragilità che con l’età è aumentata e mi caratterizza. È quello che mi permette di parlare con gli alberi e di ascoltare la sofferenza di una motosega, perché so stare con la mia.
La sofferenza dell’anima è la quintessenza della sofferenza senza più nomi, diagnosi, etichette che non servono a niente. Questo faccia a faccia col mistero della nostalgia di tornare uno quando si è spezzati.
Può essere una soglia per una via mistica.
Chandra Candiani
Trascrizione a cura di Gloria Volpato di un passaggio dell’incontro svolto durante la XX edizione di TORINO SPIRITUALITA’ “Come legni storti. L’imperfezione, l’errore, l’inciampo”.
