Il figlio che (ci) rompe

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Non sei venuto per caso.
Nemmeno noi siamo diventati genitori per sbaglio.
Anche se spesso l’abbiamo pensato,
nei giorni in cui la stanchezza ci ha fatto tremare le ginocchia
e l’amore sembrava non bastare.
Ti abbiamo scelto.
Ma non lo ricordiamo quasi mai.
Perché ci sei venuto incontro con tutta la tua fame,
con la tua luce inquieta,
con il bisogno che non ha tregua,
con il dolore che nessuno capisce
e con un modo di stare al mondo
che scompagina ogni regola.
A volte ci sembri troppo.
Troppo difficile da capire,
troppo fragile da sostenere,
troppo ribelle da contenere,
troppo diverso da quello che avevamo immaginato.
E allora ci attraversano pensieri che non si dicono:
“Ma davvero doveva essere così?”
“Perché proprio noi?”
E, in fondo all’anima,
quel pensiero che spaventa e lacera:
“O io, o te.”
Ma è lì che inizia il vero cammino.
Non nell’ideale,
non nella genitorialità da manuale,
ma nella crepa,
nello spazio rotto dove non siamo più quelli di prima.
Tu ci hai rotti.
Hai rotto le nostre sicurezze,
le nostre maschere,
i nostri copioni.
Hai rotto anche la parte di noi che voleva aggiustarti,
che voleva essere perfetta,
che voleva “sapere cosa fare”.
E ci hai lasciati nudi,
esposti alla verità che non avevamo mai voluto vedere.
Per questo, forse, ti abbiamo scelto.
A livello profondo, misterioso,
a quel livello in cui le anime si chiamano
non per costruire,
ma per disfare l’involucro e incontrare l’essenziale.
Tu non sei un errore.
Tu sei il terremoto necessario.
Il varco che ci riporta a casa.
Anche se facciamo fatica ad ammetterlo,
anche se a volte ci sentiamo vittime,
persi, in colpa,
anche se l’amore si veste di rabbia e di fuga,
sei la prova che ci apre.
Tu figlio che ci rompi,
sei venuto a riappiccicare insieme i pezzi del nostro cuore,
rendendoci nudi.