Bambina leggera

Bambina leggera

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Bambina leggera
Ti ho trovata tra le stanze invase,
tra chi bussava senza chiedere permesso.
Eri tu, la più piccola tra tutti i bambini di strada,
quella che nessuno cercava
perché non faceva rumore,
quella che dormiva per sparire,
muta per non pesare.
Ti ho presa in braccio
e sei quasi non-peso,
un fiato, un osso d’uccello,
e mi hai bagnata
chiedendo scusa per essere viva
Non era colpa tua.
Non lo è mai stata.
Ora che ti riconosco
tra le voci che non erano le tue,
ti dico quello che nessuno ti disse:
Fai pure rumore.
Io non me ne vado.
Tra tanto passaggio, tanto peso,
sei arrivata tu,
piccola come una parola non detta,
un occhio livido, un pannolino dimenticato,
e negli occhi già la domanda:
sono io il disturbo?
No.
Il disturbo era la casa piena di estranei,
il silenzio ostile per anni,
una madre che dimentica se stessa
un padre distante
e una bambina che imparò a dormire
per non chiedere niente a nessuno.
Tu non hai colpe da scontare.
Hai solo un corpo che ha fame,
un corpo che cade e si fa male,
un corpo che merita le braccia
di chi finalmente è tornata
a cercarlo.
Eccole.

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