L’essere umano non è un’etichetta

L’essere umano non è un’etichetta

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L’essere umano non è un’etichetta
di Carlo D’Angelo
Da molti anni cerco di evitare una trappola.
Quella delle etichette. Le etichette tranquillizzano. Sembrano spiegare. Ma molto spesso smettono di farci vedere la persona.
Dire:
“È un narcisista.”
“È un evitante.”
“È un dipendente.”
“È un vittimista.” ci dà l’illusione di aver compreso qualcuno.
In realtà, molto spesso, abbiamo soltanto smesso di interrogarlo.
Per questo preferisco parlare diversamente.
Non del narcisista, ma del narcisismo.
Non dell’evitante, ma dell’evitamento.
Non del dipendente, ma della dipendenza.
Non del vittimista, ma del vittimismo. Perché non sto descrivendo una persona.
Sto cercando di comprendere una posizione esistenziale. Una modalità di abitare il mondo.
E le posizioni esistenziali, a differenza delle etichette, possono cambiare.
L’essere umano è sempre più grande della posizione che sta vivendo.
Più grande della sua paura.
Più grande della sua difesa.
Più grande della sua ferita.
Più grande del suo sintomo.
Per questo non mi interessa definire le persone. Mi interessa comprendere il modo in cui stanno attraversando la vita.
L’evitamento non è una persona. È un modo di proteggersi.
Il narcisismo non è una persona. È un modo di difendersi dalla propria fragilità.
La dipendenza non è una persona. È un modo di cercare fuori ciò che non si riesce ancora a trovare dentro.
Il vittimismo non è una persona. È un modo di abitare il dolore senza attraversarlo.
Se trasformiamo una posizione esistenziale in un’identità, togliamo alla persona la possibilità di cambiare.
Ed è proprio ciò che non voglio fare.
Perché ogni volta che incontro un essere umano, la domanda non è mai:
“Chi è?” La domanda è:
“Come sta abitando oggi la propria esistenza?”
Questa domanda lascia aperta la speranza.
Perché nessuna posizione esistenziale coincide definitivamente con la persona.
Ogni essere umano può cambiare il proprio modo di stare al mondo.
E questo è il motivo per cui continuo a credere nell’uomo.
Alcuni principi che guidano il mio modo di guardare l’essere umano
* La persona non coincide mai con il suo sintomo.
* La persona non coincide mai con la sua diagnosi.
* La persona non coincide mai con la sua ferita.
* La persona non coincide mai con il suo comportamento.
* La persona è sempre più grande della posizione esistenziale che sta attraversando.
* Le etichette chiudono la comprensione.
* Le posizioni esistenziali aprono la possibilità del cambiamento.
* Il compito della psicoterapia non è definire una persona.
* È aiutarla a riconoscere il modo in cui sta abitando la propria vita.
* Cambiare una posizione esistenziale significa cambiare il proprio modo di stare nel mondo.
il principio più importante di tutti. Non incontro mai un narcisista. Non incontro mai un evitante. Non incontro mai un dipendente. Non incontro mai un vittimista.
Incontro sempre un essere umano che, in questo momento della sua vita, sta abitando una determinata posizione esistenziale.
E finché è un essere umano, rimane sempre più grande della posizione che sta vivendo. Questo non è semplicemente un chiarimento terminologico. È la mia antropologia. Ed è anche la mia etica clinica.
Perché impedisce alla psicoterapia di trasformarsi in un catalogo di etichette e la restituisce al s@uo compito originario: contemplare l’essere umano prima ancora di descriverlo.
Le etichette chiudono, le posizioni esistenziali aprono.
Le etichette chiudono, le posizioni esistenziali aprono.

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