Il giorno che non ce la fai (dedicato a tutte la mamme)

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Il giorno che non ce la fai
(dedicato a tutte la mamme)
Hai il permesso di non farcela.
Anche se sei madre.
Anche se ti hanno cucito addosso
la corazza della donna che regge,
che consola, che capisce,
che non crolla mai.
Hai il permesso di piangere
in bagno,
a tavola,
in mezzo al traffico,
mentre tuo figlio ti parla
e tu non senti più nulla.
Hai il permesso di scappare
per qualche ora,
di desiderare il silenzio,
di non rispondere subito,
di voler essere altrove.
Hai il permesso di smarrirti,
di non sapere chi sei più diventata
sotto il peso dei doveri,
dei giudizi,
dei “sei troppo” e “non sei abbastanza”.
Perché c’è una violenza muta
che nessuno nomina:
quella che pretende da te
onnipotenza travestita da amore.
Perché se un padre sbaglia,
è umano.
Se c’è, è un eroe.
Se manca, è comprensibile.
Ma tu —
tu devi esserci sempre.
Con pazienza, con grazia,
con risposte giuste,
con la forza di due,
con la voce che non trema.
E invece tremi.
E va bene così.
Hai il permesso di essere
madre imperfetta,
creatura intera,
con i nervi scoperti
e il cuore che sanguina
ma batte ancora.
Hai il permesso di chiedere aiuto,
di mollare per un momento la presa,
di guardare tuo figlio negli occhi
e dire:
“Oggi non so come si fa.
Ma ti voglio bene lo stesso.”
Questa è maternità.
Anche quando traballa.
Soprattutto quando traballa.