L’anima ti tiene
A Norcia, ad Amatrice, e in tanti borghi feriti dal terremoto di nove anni fa, ci sono case che non sono mai state abbandonate. Nonostante le crepe, nonostante i muri pericolanti.
Sono tenute insieme da funi d’acciaio, tiranti, travi che le avvolgono come abbracci metallici. Strutture provvisorie, ma tenaci.
Un contenimento che non ricostruisce, ma mantiene in vita.
In attesa di una cura più profonda.
In attesa di rinascere.
Mi sono fermata a guardarle, e ho pensato a tante persone che arrivano in terapia così: con la loro casa interiore sventrata, con le fondamenta scosse da dolori antichi o perdite recenti.
Chiedono solo questo:
“Tienimi insieme. Almeno per un po’. Fino a quando troverò un modo per ricostruirmi.”
Come scrive Rainer Maria Rilke:
“Forse tutte le paure profonde sono come una casa scossa dalle fondamenta. Ma sotto, molto sotto, c’è qualcosa di indistruttibile che ci sostiene.”
E come ci ricorda James Hillman, “la ferita è il luogo in cui entra l’anima”.
Così, anche nella crepa più fragile, può iniziare il lavoro di restauro. Non per tornare come prima.
Ma per diventare qualcosa di nuovo.
Più vero. Più integro.
Più vivo.
Perché l’anima ci tiene. Letteralmente.
Tiene insieme le parti, ci tiene a ciò che siamo,
e sa dove mettere le mani, come un architetto invisibile e sapiente.
A volte restiamo in piedi non perché siamo forti,
ma perché qualcosa dentro di noi non ha mai smesso di ricostruire.
E ancora Rilke ci consola:
“L’anima ha bisogno di essere chiusa in una casa: ma sa costruirla, anche tra le macerie.”
L’anima ti tiene
Reading Time: < 1 minute
