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Cerchio degli Uomini: un anno di cammino e una domanda che continua ad accompagnarmi

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Da poche settimane il Cerchio degli Uomini è nella pausa estiva.

A settembre vivremo l’ultimo incontro del ciclo annuale, iniziato nell’ottobre del 2025, ad ottobre 2026 prenderà avvio un nuovo percorso e, prima di ricominciare, sento il desiderio di fermarmi un momento per condividere ciò che questo anno mi ha insegnato.

Quando ho iniziato a facilitare il Cerchio degli Uomini pensavo soprattutto alla necessità di custodire uno spazio nel quale gli uomini potessero continuare a riconoscere e dare voce al proprio mondo emotivo. Era un obiettivo importante e continua a esserlo. Ma, incontro dopo incontro, mi sono accorto che stava accadendo qualcosa di ancora più profondo.

Ho visto uomini che arrivavano portando storie molto diverse tra loro: la famiglia, le relazioni, la coppia, la paternità, solitudine, cambiamenti lavorativi, desiderio di comprendere meglio sé stessi. Pensavo che il centro del lavoro sarebbe stato conoscere meglio le proprie emozioni. In realtà il dono più grande è stato sperimentare una fraternità autentica, non una fratellanza costruita sul fare le stesse cose, condividere gli stessi interessi o appartenere allo stesso gruppo, ma una fraternità capace di accogliere le differenze e di trasformarle in ricchezza. Una relazione nella quale un uomo può raccontarsi senza dover dimostrare di essere forte, competente o sempre all’altezza della situazione.

Questa scoperta mi ha fatto riflettere su quanto il nostro modo di stare insieme sia plasmato da un copione interiorizzato che insegna come ci si relaziona tra maschi. Un copione fatto di confronto/competizione, riconoscimenti che arrivano soprattutto quando si ottengono risultati, ironia usata per non mostrare la propria vulnerabilità, gerarchie implicite e continue prove di valore.

Non credo che qualcuno ci abbia insegnato intenzionalmente tutto questo. È semplicemente l’aria che abbiamo respirato fin da bambini. Così impariamo a misurarci più che ad ascoltarci, a dare consigli più che fare domande, a nascondere la fatica più che condividerla, a cercare di essere riconosciuti per quello che facciamo piuttosto che per quello che siamo.

Nel Cerchio degli Uomini, però, accade qualcosa di diverso.

Poco alla volta scopriamo che è possibile guardare un altro uomo senza doverlo valutare, è possibile ascoltare senza correggere, essere toccati dalla storia dell’altro senza viverla come una minaccia, raccontare una propria fragilità senza la paura di perdere dignità. Facciamo succedere un’esperienza sorprendente.

Molti partecipanti, magari senza usare queste parole, iniziano a fare esperienza di un messaggio nuovo: “Posso essere visto e riconosciuto per ciò che sono.”

Come counselor che lavora con l’Analisi Transazionale, penso spesso a ciò che accade nel gruppo attraverso un’immagine che sento molto vicina. È come se, incontro dopo incontro, il Cerchio costruisse un Genitore collettivo: non un’autorità che giudica, corregge o dice come bisogna vivere, ma una comunità di uomini capace di offrire riconoscimento, protezione, contenimento, fiducia e permessi nuovi.

Permesso di sentire, di chiedere aiuto, di non sapere, di essere vulnerabili, di essere uomini senza dover continuamente dimostrare il proprio valore.

Questa, credo, sia la forza più grande del gruppo. Non solo parlare delle emozioni, ma vivere un’esperienza di relazione capace di modificare, poco alla volta, il modo in cui ciascuno guarda sé stesso e gli altri uomini.

La cronaca spesso ci racconta di una sofferenza maschile che assume forme diverse: isolamento, rabbia, dipendenze, incapacità di chiedere aiuto, paura dell’intimità, violenza. Sono fenomeni complessi, che non possono essere spiegati con una sola causa. Eppure mi domando spesso se, prima ancora di tutto questo, non ci sia un bisogno profondamente umano rimasto troppo a lungo senza risposta: quello di essere riconosciuti, ascoltati e accolti da altri uomini.

Per questo il Cerchio degli Uomini non nasce contro qualcuno e non nasce per insegnare agli uomini come dovrebbero essere, nasce per creare uno spazio nel quale ciascuno possa incontrare sé stesso attraverso la relazione con gli altri, nasce per ricordarci che la forza non è il contrario della vulnerabilità e che chiedere aiuto non è segno di debolezza.

Nasce per coltivare una fraternità generativa.

Uso questa espressione perché la semplice fratellanza non mi basta. La fraternità generativa è quella nella quale la crescita di ciascuno diventa una risorsa per tutti gli altri. È il luogo in cui non si viene soltanto per ricevere ascolto, ma si impara, progressivamente, a diventare anche fonte di ascolto, di riconoscimento, di incoraggiamento e di fiducia per gli altri uomini del gruppo.

Quando questo accade, il Cerchio smette di essere una serie di incontri mensili e diventa una piccola comunità capace di generare cultura. Una cultura diversa del maschile, nella quale il coraggio non consiste nel resistere da soli, ma nel costruire relazioni autentiche.

Riporto le testimonianze di alcuni partecipanti:

Davide

“Quest’anno, cosa per me molto importante e preziosa, ho potuto consolidare la conoscenza e le affinità con i miei amici del Cerchio. Ancora di più è diventato spazio unico e privilegiato dove trovano ascolto le mie paure, le mie fragilità, i miei dubbi, le mie emozioni, le mie fatiche… Dove IO trovo un posto. Il posto dove giudizi e sentenze vengono lasciati fuori dalla porta e accoglienza e comprensione sono le nostre compagne di viaggio direzionati dalla guida speciale di Beppe, uno di noi, capace di ascoltare, accogliere, provocare e guidare il movimento che la forza del gruppo crea”.

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Paolo

Ho iniziato questo percorso con timidezza e un ho di apprensione. 

Ho trovato invece presto il gruppo di persone in assoluto più disparato, eterogeneo, disinteressato e sincero che abbia mai conosciuto in vita mia. Nonostante le mie profonde resistenze caratteriali, fare parte di un gruppo di persone che sa realmente ascoltare l’altro, partecipare con il suo vissuto e con la stessa onestà condividere il proprio, è stata ironicamente l’esperienza più anticonformista e genuina della mia vita recente. 

Il dialogo all’interno di questo gruppo mi ha permesso di mettere a fuoco quanto sia faticoso e controproducente portare avanti il fardello di un personaggio artefatto, costruito inconsapevolmente ormai decadi orsono, che nemmeno senti appartenerti, doverlo difendere e alimentarlo nelle dinamiche e interazioni dei contesti quotidiani. Piuttosto che raccogliere il coraggio per mollare tutto questo ed esporti per quello che realmente sei, mettendo a nudo le tue debolezze e le tue fragilità.

Ho scoperto che sono le boccate di ossigeno più distensive in assoluto. Come togliersi uno zaino dalle spalle dopo una lunga camminata. Alla fine di ogni incontro, sono tornato a casa più leggero di quando sono arrivato e soprattutto ho dormito serenamente.

Non mi sento certamente arrivato… né ancora realmente in grado di “esportare” questo modello per propormi in questo modo nei contesti della vita al di fuori del gruppo… ma senz’altro ho capito che questa deve necessariamente essere la direzione. 

Oggi mi tengo stretta la soddisfazione di sapere di avere iniziato il mio personale cammino, che tra me e me definisco “di liberazione da me stesso”. Ora vedrò di comprarmi un buon paio di scarpe.

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Luca

Questo è il primo anno a cui ho aderito a questa iniziativa, il primo incontro l’ho fatto a novembre 2025 perciò sono ancora un novellino. In ogni caso non nego che le prime volte mi è sembrata un’esperienza surreale in quanto tendenzialmente se ci si trova in un gruppo di uomini in una stanza di solito è per vedere una partita di calcio o bere una birra al bar. Invece qui no, qui ognuno espone a tutti il proprio stato d’animo di quel momento piuttosto che una problematica personale, cosa molto insolita visto che per la società noi uomini siamo il sesso forte e non possiamo essere deboli.

La cosa che ho davvero apprezzato è stata la comprensione da parte di tutti e il cercare di aiutarsi sempre l’uno con l’altro su come affrontare al meglio il momento no che si sta vivendo in quel periodo. Personalmente faccio molta fatica ad aprirmi con gli altri su questioni personali, tant’è che anche adesso dopo diverse sedute mi risulta difficile ma credo comunque di essere sulla buona strada e credo che questa iniziativa sia fondamentale per me in quanto sono una persona molto introversa e che fa fatica a socializzare. Un’altra cosa che ho apprezzato molto è stato ritrovarmi spesso nelle stesse situazioni di altri uomini o comunque stessi stati d’animo/ansia e prendere spunto su come affrontarli, è stato un arricchimento personale davvero significativo.

Perciò concludo dicendo che è stata un’esperienza molto positiva e a tratti davvero emozionante.

Anche il nuovo percorso che inizierà a ottobre nascerà da questa nostra convinzione.

Continueremo a utilizzare gli strumenti che caratterizzano il mio modo di lavorare — l’Analisi Transazionale, l’ascolto centrato sulla persona, la meditazione, il lavoro corporeo, le esperienze di gruppo e la riflessione condivisa — ma questi non rappresentano il fine del percorso. Sono gli strumenti attraverso i quali ciascuno potrà conoscersi meglio e, nello stesso tempo, contribuire alla crescita degli altri. Perché credo che oggi noi uomini abbiamo bisogno non solo di luoghi in cui parlare di sé, ma di luoghi nei quali sperimentare, insieme, un modo nuovo di essere uomini.

Se leggendo queste righe hai avuto la sensazione che parlino anche di una parte della tua storia, forse non è un caso. Forse è semplicemente il momento di concederti uno spazio nel quale poter essere accolto senza maschere, senza dover dimostrare nulla e senza la pretesa di dover cambiare per forza. Ma lasciare che succeda quando qualcuno ci guarda con rispetto, ci ascolta davvero e ci permette di scoprire che possiamo fare lo stesso con noi stessi e con gli altri.

È possibile richiedere un colloquio gratuito con il conduttore per comprendere meglio il percorso e valutare insieme la partecipazione.

Ti aspettiamo nel Cerchio degli Uomini dal 13 ottobre 2026

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