L’essenza dell’assenza. Che profumo ha il mio dolore?

Nel lutto il mondo si è impoverito e svuotato, nella melanconia impoverito e svuotato è l’Io stesso.

 

Sigmund Freud

 

Io lo so, come dite voi, che il passato è passato, che esiste solo il presente e che ancora il futuro non esiste.

Solo che il passato mi insegue.

Cioè, voglio dire, se io mi fermo e mi riposo. Il passato è lì.

Nei miei sogni, nelle immagini tra il sonno e la veglia.

C’è una parte di me che semplicemente non è qui. Come se ci stesse arrivando, qui, ma ha bisogno di tempo. Un tempo lunghissimo, che il qui e ora non si può permettere, proteso com’è verso il futuro.

Fai, fai, fai. Programma, programma, programma. Disfa. Progetta. Disfa. Progetta.

Come dire, è in ritardo rispetto al presente.

Come se la vita che faccio ora, fosse sfuggita troppo velocemente da quel tempo lì e quindi una parte di me non ha fatto a tempo a digerirlo. Di più, a sentirlo.

E finché non se ne impossessa, non può lasciarlo andare questo passato.

Sono stata troppo presa dalla fuga, dal tirarmi fuori dal mio passato. Per arrivare qui, che di certo è un tempo più sicuro, questo presente qui.

Ecco, mi è venuta un’immagine: come se fossi sfollata dal mio passato, come se ci fosse stato un terremoto ed io sono andata via lasciando tutte le mie cose là.

Ed ora sto qui, nel presente, senza il mio passato appunto.

Non si tratta di foto, vestiti o ricordi. Non di solo questo, per lo meno.

Si tratta di qualcosa di più.

Questa assenza del mio passato fa rima con essenza. Giusto un cambio di lettera iniziale ci vorrebbe. Ma come si fa? Ci sono giorni, come questo, in cui penso che ho smarrito la strada.

Scusi, per il mio passato? Che strada devo prendere?

Credo di aver abbandonato là, la parte più vera di me, che qui, in questa vita di adesso, non trovo.

La depressione è come un agente atmosferico: mi schiaccia giù.

Torna là, torna là, sembra volermi dire.

Torno là e mi sento un fantasma che vaga tra i corridoi della casa d’infanzia.

Mi ritrovo alla finestra a guardare mio padre che esce fischiettando di casa. Riannuso le tende che mia madre lavava ogni due mesi.

Già, ricordo il loro odore ma non quello della sua pelle.

Madre mia, ci fosti mai per me?

Un commento in “L’essenza dell’assenza. Che profumo ha il mio dolore?

  1. so beautifully written… words that seem to reach so deep. grazie per condivisione di queste parole

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